Legge elettorale, dopo l’incontro con B. è alta tensione nel Pd

legge elettorale è alta tensione nel pd

Il Pd tira le somme sulla nuova legge elettorale. Il segretario Matteo Renzi presenterà oggi la sua proposta di riforma, concertata con Berlusconi, alla Direzione del partito, che si terrà nel pomeriggio.

 

Preoccupano le divisioni interne, con bersaniani e dalemiani a fare muro e a chiedere un referendum tra gli iscritti per bloccare la proposta del segretario. Il presidente dell’assemblea Gianni Cuperlo chiede di restituire all’elettore la possibilità di scegliere la persona che lo rappresenta. Nel mirino della minoranza finiscono le liste bloccate. Se la proposta finale non dovesse contemplare le preferenze, la fronda interna potrebbe votare no.

Alfano: il rimpasto non basta, serve un Letta -bis
Il leader del Nuovo centrodestra Angelino Alfano apprezza il fatto che il segretario del Pd abbia abbandonato il modello spagnolo. In un’intervista a Mix su Radio 24, avverte: per il via libera alla legge elettorale, «dobbiamo vedere rispetto alle nostre 4 richieste quante vanno in porto».«Ci devono essere le preferenze e non vogliamo il parlamento dei nominati. Il problema non è la soglia di sbarramento in questo momento, ma che il cittadino deve poter scegliere il proprio parlamentare», afferma. In particolare, «dobbiamo ottenere almeno tre su quattro condizioni – spiega il vicepremier -: indicazione del candidato premier della coalizione, premio di maggioranza alla coalizione, no a un Parlamento di nominati, soglie di sbarramento vere e non finte». Per una ripartenza dell’esecutivo, sottolinea poi il leader di Ncd, «ci vuole anche più di un rimpasto: ci vuole un nuovo governo a guida Letta che abbia un “reshuffling” dei ministri». Questo passaggio, conclude Alfano, è nella competenza del «presidente del Consiglio, d’accordo con il presidente della Repubblica».

Le divisioni interne al Pd
Nei giorni scorsi la corrente bersaniana del Pd ha duramente criticato la decisione di Renzi di coinvolgere nella trattiva per la definizione delle nuove regole per il voto il leader di Forza Italia. Il Cavaliere ha incontrato il sindaco di Firenze sabato nella sede romana del Pd. Un incontro che ha spinto l’ex viceministro dell’Economia Stefano Fassina ad ammettere: «Da dirigente del Pd mi sono vergognato». La Direzione di oggi si preannuncia dunque delicata. Il ministro dei Rapporti con il parlamento chiede che il partito non si spacchi.

Bozza aperta sul premio di maggioranza
Il segretario non arretra e si difende: l’accordo è stato raggiunto dal Cavaliere sulla base di una trattativa alla luce del sole. Il segretario si dice pronto a modificare il premio di maggioranza. La quota minima per accedere non è ancora definita. Lo sarà nelle prossime ore. Tra le ipotesi sul tappeto il 35, il 37 o il 40 per cento.

L’incontro con Bersani
Renzi ha cercato di lanciare un messaggio di dialogo alla fronda interna: ieri si è recato all’Ospedale Maggiore di Parma per incontrare l’ex segretario Pierluigi Bersani, dopo l’operazione seguita al malore dello scorso 5 gennaio. Un faccia a faccia durato più o meno un’ora, tutto sommato positivo – a quanto è stato possibile apprendere – e gradito da Bersani che prima di augurargli “buon lavoro” gli ha rimproverato non tanto l’aver incontrato Berlusconi, quanto l’averlo fatto nella sede Pd – un’esagerazione che – avrebbe spiegato – si sarebbe potuta evitare, tenendo conto di alcune sensibilità all’interno del partito.

La proposta Renzi: proporzionale corretto con mini liste
Stando alle anticipazioni, la proposta Renzi sulla nuova legge elettorale sarebbe lontana dal modello spagnolo. Circoscrizioni plurinominali piccole, listini bloccati di 4-5 nomi, ripartizione dei seggi su base nazionale tra i partiti che superano il 5%, premio di maggioranza alla coalizione più votata, per accedere alla quale occorre superare una soglia: sarebbero questi alcuni ingredienti della ricetta scelta dal segretario.

Le prossime tappe
La proposta sarà illustrata oggi pomeriggio, in occasione della Direzione nazionale del partito.Una volta ottenuto il via libera del Pd, sarà confrontata con quelle degli altri partiti in Commissione Affari costituzionali della Camera, le cui sedute sono previste già a partire dal pomeriggio di oggi.

Le circoscrizioni plurinominali piccole
Considerato che il modello scelto da Renzi ricorda sotto alcuni aspetti – a cominciare dalle liste bloccate – il vecchioPorcellum, per evitare una nuova bocciatura da parte della Corte costituzionale sia delle lunghe liste bloccate, sia del premio di maggioranza senza una soglia minima per ottenerlo, la segreteria di Renzi punta su circoscrizioni molto più piccole (grosso modo su base provinciale), in ciascuna delle quali si eleggono in media 5-6 parlamentari; quindi gli elettori si troverebbero dinanzi brevi listini bloccati, ammessi dalla Consulta. A parte un certo numero di seggi che verrebbero assegnati in ciascuna circoscrizione sulla base dei quozienti raggiunti dai partiti maggiori (in una circoscrizioni con 5 seggi, occorre il 20% per ciascuno di essi), i restanti voti verrebbero recuperati e riportati a livello nazionale, per un riparto definitivo di tutti gli scranni.

La soglia per i partiti e i componenti di coalizione
Per accedere al riparto dei seggi ciascun partito dovrà superare una soglia a livello nazionale: la proposta che Renzi porterà in Direzione la fissa al 5% per i partiti, mentre ci sarà una ulteriore soglia per le coalizioni (8%) e per i partiti che corrono da soli il 10% ( per disincentivare la corsa in solitaria).

Il premio di maggioranza
Per quanto riguarda il premio di maggioranza, verrà prevista una soglia minima che consentirà di ottenerlo, a cui si lavora in queste ore, e che potrebbe essere tra il 35% e il 40%. La soluzione scelta dal Pd dovrà essere messa in relazione in parlamento con le proposte degli altri partiti.

I piccoli: no a liste bloccate, sì alle preferenze
I piccoli partiti dicono no alle liste bloccate e chiedono che vengano previste le preferenze. All’interno della maggioranza, Nuovo Centrodestra, Per l’Italia e Scelta Civica potrebbero puntare a modificare la proposta del Pd direttamente in parlamento. Il vicepremier Angelino Alfano ha accusato Renzi e Berlusconi di voler impedire «alla gente di scegliersi i parlamentari attraverso un sistema di liste bloccate» ma si è detto comunque soddisfatto perché «il modello spagnolo che avrebbe ucciso nella culla il Ncd è saltato».

Contro le liste bloccate anche Pier Ferdinando Casini. «In Parlamento – ha annunciato – proporremo le preferenze perché i parlamentari vengano scelti dai cittadini e non dai partiti». Scelta Civica ha escluso modelli che limitano il peso dei piccoli e ha invitato il Pd a convergere su «un Mattarellum corretto» ma anche il cosiddetto «sindaco d’Italia». Tra Direzione nazionale di oggi e l’iter parlamentare, il cammino della nuova legge elettorale sembra già in salita.

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