La Ue contro le mafie, approvato un piano per combattere la criminalità

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Il 23 ottobre il Parlamento europeo ha approvato (con 526 voti a favore, 25 contrari e 87 astensioni) la risoluzione contro crimine organizzato, corruzione e riciclaggio (si veda in archivio mio articolo del 22 ottobre).

 

«Il Parlamento Europeo ha approvato un fondamentale atto di indirizzo politico. Un’impresa che sembrava ardua. Invece, siamo riusciti a portare per la prima volta una battaglia seria contro il crimine organizzato e le mafie in questo Parlamento. La Crim, dopo 18 mesi di intenso lavoro, ha elaborato un testo ambizioso e coraggioso: chiediamo che vengano introdotti in tutti gli Stati membri il reato di associazione mafiosa e di voto di scambio che contempli anche vantaggi immateriali; il regime carcerario 41 bis; l’abolizione del segreto bancario; l’esclusione da gare d’appalto per aziende condannate con sentenza passata in giudicato per reati di mafia, corruzione, riciclaggio; la confisca dei beni anche in assenza di condanna e il riutilizzo dei patrimoni confiscati a scopi pubblici e sociali. Abbiamo previsto anche misure relative a incandidabilità, ineleggibilità e decadenza da cariche pubbliche e norme per facilitare l’utilizzo di tecniche investigative speciali, specie in alcuni Paesi che risultano fortemente indietro in tal senso. Da oggi il 23 ottobre sarà la giornata europea della memoria e dell’impegno per tutte le vittime innocenti delle mafie e della criminalità organizzata» ha dichiarato Sonia Alfano, presidente della Commissione sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro (Crim).

Il testo è un lungo elenco (127 punti) di raccomandazioni sulle azioni e le iniziative da intraprendere in ogni Paese della Comunità europea. Un primo passo – insomma – verso una convinta condivisione europea nella lotta al riciclaggio e le mafie.

Oltre alle 127 raccomandazioni ci sono anche 21 “azioni positive”. L’ottica è sempre la stessa.

Tra le raccomandazioni e le “azioni positive” – non ci crederete – ci sono importantissimi e inaspettati richiami al ruolo del giornalismo e dell’informazione.

La cosa è di un’importanza eccezionale perché mentre in Italia si mandano in galera i giornalisti (l’ultimo caso a Reggio Calabria) o si prova a mandarli in galera (gli ultimi due casi a Milano) o li si intimidisce con perquisizioni (gli ultimi casi a Catania e ancora Reggio Calabria) o li interroga per costringerli a svelare le fonti (come è accaduto a Matera la scorsa settimana, non capendo che piuttosto che svelare una fonte un Giornalista degno di questo nome, nel nome della libertà di informazione, sarebbe disposto a morire) per il semplice fatto che svolgono il proprio lavoro (vale a dire dare notizie fondate, certe, verificate e di interesse generale) a Strasburgo c’è chi prova a tutelare la libertà di informazione, pilastro insostituibile di ogni democrazia.

Del resto la Ue si è già pronunciata con numerose pronunce e sentenze sul rischio che la democrazia corre quando si perquisiscono giornalisti o, peggio, li si vuole in galera.

Non c’è nulla da fare: la libertà di stampa fa paura e non bisogna mai dimenticare che non esiste dittatura al mondo (di diritto, di fatto, strisciante o in itinere) che non abbia avuto come prima preoccupazione quella di censurare e mettere al bando la libertà di stampa. La parola è temuta più di un’arma. Non a caso, per le mafie, l’omertà è un collante insostituibile.

Mi accaloro sul tema perché vivo il giornalismo e la libertà di stampa scevra da condizionamenti come una prima pelle e non tollero che venga – mai come ora – messa a rischio e alla berlina. La follia è che l’opinione pubblica è totalmente assente in questo percorso dialettico e la colpa è soprattutto nostra, di noi giornalisti. Negli anni abbiamo tradito la nostra missione, spesso ci siamo venduti e svenduti e ora paghiamo le nostre colpe. Non è giusto che a pagare, però, sia un bene supremo come la libertà di stampa e di opinione.

Il Parlamento europeo – dicevo – tocca questi punti in più occasioni e lo fa a partire dal capitolo intitolato: “Fermare le attività del crimine organizzato, aggredendone proventi e patrimoni”.

RACCOMANDAZIONE 44

Nella 44esima raccomandazione, il Parlamento europeo sottolinea che «il giornalismo investigativo indipendente svolge un ruolo fondamentale in termini di scoperta di casi di frode, corruzione e criminalità organizzata, come dimostrato nell’aprile 2013 dall’inchiesta “Offshore leaks” che ha rivelato informazioni dettagliate su 130.000 conti offshore a seguito di lunghi anni di indagini a cura del Consorzio internazionale dei giornalisti di inchiesta in collaborazione con 36 testate giornalistiche internazionali; è del parere che le denunce dei giornalisti di inchiesta rappresentino una preziosa fonte di informazioni che merita considerazione da parte dell’Olaf (l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, ndr) e delle autorità di polizia o di altri organi competenti degli Stati membri».

RACCOMANDAZIONE 63

Il Parlamento europeo ritorna sul’importanza del giornalismo nel capitolo intitolato: “Per una pubblica amministrazione efficiente e a prova di corruzione”.

Nella raccomandazione n.63 si legge che la Ue: «E’ del parere che i giornalisti investigativi, le Ong (organizzazioni non governative, ndr) e gli esponenti del mondo accademico svolgano un ruolo fondamentale nel mettere a nudo la corruzione, la frode e la criminalità organizzata e siano pertanto esposti a minacce alla sicurezza; ricorda che nell’arco di cinque anni è stato pubblicato un totale di 233 inchieste investigative su casi di frode collegata all’utilizzo indebito di fondi dell’UE nei 27 Stati membri e ritiene che il giornalismo investigativo debba beneficiare di risorse adeguate; sostiene in particolare le azioni della Commissione volte a riconoscere il ruolo del giornalismo investigativo in termini di scoperta e denuncia di fatti legati a reati gravi».

RACCOMANDAZIONE 123

Il Parlamento ritorna indirettamente sulla libertà di stampa con la raccomandazione numero 123, nella quale «sottolinea la necessità di promuovere una cultura della legalitàe di accrescere la conoscenza del fenomeno delle mafie fra i cittadini; riconosce in tal senso il ruolo fondamentale svolto dalle associazioni culturali, ricreative e sportive nel sensibilizzare la società civile nella lotta alla criminalità organizzata e nella promozione della legalità e della giustizia».

PIANO DI AZIONE

Nel piano di azione europeo (contenuto nella raccomandazione 125) il Parlamento europeo insiste per l’attuazione della risoluzione attraverso un piano d’azione europeo per il periodo 2014-2019 di contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione e al riciclaggio di denaro, che garantisca una tabella di marcia e risorse adeguate e, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità che includa prioritariamente –

su base indicativa e non esclusiva – le seguenti azioni positive richiamate nei paragrafi precedenti e confermate.

Le “azioni positive” sintetizzate sono 21 e al punto 17 si richiama l’importanza di «riconoscere il ruolo importante del giornalismo investigativo nell’identificare i reati gravi».

TUTTI I PUNTI

Vi propongo tutte le 27 “azioni positive” raccomandate dal Parlamento europeo che altro non sarebbero poi che la summa del contrasto al riciclaggio, alla corruzione e al crimine organizzato, votata il 23 ottobre dagli europarlamentari dopo un anno e mezzo di lavori.

1) stabilire la definizione di criminalità organizzata (comprendente, fra l’altro, il reato di partecipazione ad un’organizzazione di stampo mafioso), di corruzione e di riciclaggio (incluso l’autoriciclaggio), sulla base, tra l’altro, di una relazione in merito all’attuazione della legislazione europea pertinente;

2) abolire il segreto bancario;

3) eliminare i paradisi fiscali dal territorio dell’Unione europea e porre fine all’evasione e all’elusione fiscale adottando il principio dell'”origine della ricchezza” raccomandato dall’Ocse;

4) garantire il pieno accesso alle informazioni relative ai titolari effettivi di società, fondazioni e trust (cosiddetta “beneficial ownership”), anche adeguando e collegando opportunamente i registri delle imprese degli Stati membri;

5) introdurre il principio della responsabilità giuridica delle entità giuridiche – in particolare la responsabilità delle holding e delle società madri per le rispettive società figlie – nei casi di criminalità finanziaria;

6) eliminare la tratta di esseri umani e il lavoro forzato, in particolare per quanto riguarda i minori e le donne, mediante sanzioni più severe, e garantire che le vittime della tratta siano adeguatamente protette e sostenute;

7) prevedere il reato di manipolazione sportiva al fine di rafforzare la lotta contro le scommesse sportive illegali;

8) incriminare il voto di scambio anche in presenza di vantaggi immateriali o a terze persone;

9) prevedere una fiscalità d’impresa il più possibile uniforme, equa ed omogenea a livello europeo;

10) rafforzare gli accordi di cooperazione giudiziaria e di polizia tra gli Stati membri e tra l’Unione europea e i Paesi terzi;

11) promuovere gli strumenti del sequestro e della confisca dei patrimoni criminali, introducendo metodi di confisca aggiuntivi, come la confisca dei beni nel quadro del diritto civile e il riutilizzo dei beni confiscati per fini sociali, nel rispetto del principio di sussidiarietà;

12) rafforzare la lotta contro i reati ambientali e il traffico di stupefacenti;

13) assicurare il riconoscimento rapido e reciproco, nel pieno rispetto del principio di proporzionalità di tutte le misure giudiziarie, con particolare riferimento alle sentenze penali, agli ordini di confisca e ai mandati di arresto europei;

14) prevedere l’esclusione dalle gare d’appalto pubbliche in tutta l’Unione europea degli operatori economici condannati in via definitiva per criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio;

15) istituire ed attivare la Procura europea, dotandola delle necessarie risorse umane e finanziarie; sostenere al contempo le agenzie europee, quali Europol e Eurojust, nonché le squadre investigative comuni e gli Asset recovery offices (Aro);

16) rispettare pienamente, tanto a livello di Stati membri quanto a livello di Unione, gli obblighi derivanti dagli strumenti internazionali in materia di criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro;

17) riconoscere il ruolo importante del giornalismo investigativo nell’identificare i reati gravi;

18) introdurre norme omogenee per la protezione dei testimoni, degli informatori e dei collaboratori di giustizia a livello europeo;

19) prevedere ipotesi di incandidabilità, ineleggibilità e decadenza da cariche pubbliche in seguito a condanne definitive per reati in materia di criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro;

20) definire e sanzionare adeguatamente fattispecie criminose uniformi in materia di criminalità informatica, anche sulla base di un sistema di segnalazione uniforme;

21) evitare la corruzione nel settore pubblico fornendo al pubblico un migliore accesso ai documenti e introducendo norme specifiche in materia di conflitti di interesse e registri a fini di trasparenza.

Se solo in Italia si desse ascolto alle raccomandazioni e alla risoluzione del Parlamento europeo (da parte di noi giornalisti innanzitutto) potremmo dire di ambire a entrare in un consesso di civiltà e non in un “Grande Fratello” tomba della democrazia.

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