La procura sceglie di non indagare la Cancellieri, ma nel Pd ora c’è chi chiede le dimissioni

cancellieri salvata dalla procura ma ora il pd vuole dimissioni

Il sindaco di Firenze a Che Tempo Che Fa critica le telefonate della Cancellieri e afferma: “Sono convinto che ha sbagliato, farà un passo indietro”. La Procura di Torino intanto specifica che il ministro non è indagato.

 

La Procura di Torino ha da pochi minuti diramato un comunicato stampa che recita: “Con riferimento a documenti acquisiti solo di recente (tabulati in data 6 novembre e relativa annotazione GdF in data 16 novembre) riferibili al cosiddetto “caso Ligresti”, la Procura di Torino comunica che nessun soggetto è stato iscritto nel registro degli indagati. E’ stato invece formato un fascicolo modello k (atti relativi a fatti nei quali non si ravvisano reati allo stato degli atti, ma che possono richiedere approfondimenti). Questo fascicolo sarà trasferito alla Procura di Roma in quanto territorialmente competente”. Il ministro Cancellieri non è quindi accusata di aver reso false dichiarazioni nell’interrogatorio del 22 agosto davanti al procuratore aggiunto di Torino Vittorio Nessi che le chiedeva dei suoi rapporti con la famiglia Ligresti dopo che dalle intercettazioni telefoniche, disposte nell’inchiesta sul falso in bilancio in Fonsai, erano emersi alcuni suoi contatti sia con la moglie dell’immobiliarista, sia con il fratello.

E’ il caso Cancellieri a tenere banco in queste ore, in special modo nel Partito Democratico, dove le vicende del ministro della Giustizia stanno diventando oggetto di battaglia congressuale tra tutti i pretendenti alla segreteria. Ieri, infatti, il primo ad accendere la miccia è stato Civati, che in un post sul suo blog ha annunciato per martedì una mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia. “Presenterò un testo all’assemblea del gruppo. Basta con l’ipocrisia. Non se ne può più”, ha affermato il candidato di “sinistra” del PD, subito bacchettato da un suo autorevole sostenitore, Stefano Fassina, che al TG3 ha detto: “Civati deve ricordarsi che fa parte di un partito e decisioni così rilevanti si prendono insieme. Siamo in campagna congressuale, ma a tutto c’è un limite, anche alle strumentalizzazioni. Trovo inaccettabile l’idea di un partito in cui uno si sveglia la mattina e presenta una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro di un governo che si sostiene in Parlamento. Valuteremo martedì sera insieme”.

Ma in serata è arrivato l’affondo anche di Matteo Renzi che, a Che Tempo Che Fa, ha sostenuto che dalle telefonate tra la Cancellieri e Ligresti emerge il ritratto di un paese dove la legge non è uguale per tutti: “Sono convinto che per questo motivo il ministro, che ha sbagliato, farà un passo indietro”. E se le dimissioni non arrivassero? Allora Renzi ribadisce che “sarà il gruppo a dover prendere una decisione collegiale. E in caso di addio del titolare della Giustizia non credo che il governo rischi nulla.

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