La Germania ne pensa un’altra per continuare a schiacciare l’Italia

la germania ne pensa un altra x schiacciare litalia

La Germania preme per l’approvazione di un meccanismo che consenta a Bruxelles di decidere sulle nostre riforme.

 

Chi è abituato a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, giudica lo strumento come un ulteriore passo verso una maggiore integrazione europea.

Chi vede lo stesso bicchiere mezzo vuoto, al contrario, lo valuta come un’ulteriore cessione di sovranità nazionale; magari a vantaggio proprio della Germania che lo sponsorizza.

Lo strumento in questione si chiama «contractual arrangement». Si tratta di un meccanismo che introduce vincoli stringenti per un Paese (come fossero contratti veri e propri) in ambito di riforme strutturali. E l’elenco delle riforme strutturali da introdurre verrebbe deciso a Bruxelles. Il Paese che se le sente chiedere avrebbe pochi margini di manovra. Ma riceverebbe qualche forma di sostegno economico per ammorbidire l’impatto delle riforme richieste sul fronte sociale.

Questi «contractual arrangement» saranno il piatto forte del prossimo Consiglio europeo, in programma tra due settimane. E l’argomento è stato soltanto sfiorato durante l’incontro fra Enrico Letta ed Hernan van Rompuy. Per l’Italia, l’intero dossier è stato negoziato da Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Affari europei. L’obbiettivo italiano è quello di fare «catenaccio»: accogliere il principio, ma rallentare la sua applicazione.
Angela Merkel, al contrario, spinge per introdurlo. In tal modo, Bruxelles non solo avrebbe la possibilità di controllare (ex post) l’efficacia di una legge di Stabilità. Ma potrebbe (ex ante) dire agli Stati membri anche come questa legge di Stabilità dev’essere scritta. Al momento, si sta negoziando se l’adesione al «contractual arrangement» possa essere o meno facoltativa. Per la Germania, però, avere la certezza di un controllo «ex ante» delle manovre economiche, darebbe la garanzia di limitare eventuali (e futuri) salvataggi, modello Grecia.

Quindi, il prossimo Consiglio europeo (che doveva essere concentrato sulla difesa comune europea) si svilupperà su due argomenti: l’unione bancaria, che vede Berlino contraria, e i «contractual arrangement» che, invece, sono sponsorizzati dalla Merkel. Con la possibilità che un compromesso tra i due argomenti (o di uno scambio) venga considerata molto alta.

Per restare in ambito europeo, il ministro dell’Economia esclude che la Commissione abbia chiesto una manovra di 6 miliardi di euro. In realtà, i 6 miliardi in questione sono quelli che il governo ha annunciato come proventi per le privatizzazioni; e che Bruxelles non ha individuato nella legge di Stabilità.

E sulla legge di Stabilità si registra uno «strappo» tra maggioranza e ministero dell’Economia. La commissione Bilancio della Camera ha approvato una risoluzione (che sarà trasformata in un emendamento alla manovra) che impegna il governo a riversare in un fondo destinato al taglio del cuneo fiscale ogni risparmio di spesa atteso dalla spending review. Saccomanni, ancora a New York, spiega che «è presto per dire» se questo «travaso» di risorse potrà essere o meno realizzato. Tenuto conto che nel 2014 le risorse attese dalla spending review non vengono contabilizzate.

L’agenzia parlamentare «Public Policy» intanto scopre che la Gazzetta ufficiale ha dovuto pubblicare una rettifica al decreto legge sull’Imu. Il testo originario era pieno di riferimenti legislativi sbagliati.

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