La Casta degli Eurodeputati: ecco quanto guadagnano davvero i nostri Onorevoli a Bruxelles

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A leggere quanto guadagnano i signorotti Euronorevoli viene il voltastomaco. Se ci aggiungi che spesso e volentieri sono assenti o timbrano il cartellino giusto in tempo per prendere il dovuto, e senza alcuna fatica, girano i cabbasisi. E la dettagliata inchiesta di Valentina Conte per Repubblica.it riporta tutte le cifre, dimostrando una separazione abissale tra l’EuroCasta e il cittadino medio.

 

Quando si dice il distacco dei cittadini dalla politica. Prendete gli onorevoli di Strasburgo e poi la busta paga media dell’europeo tipo. Ebbene un eurodeputato guadagna quasi dieci volte tanto, tra stipendio base, diarie, bonus, indennità giornaliere e di trasferta. Ovvero, 213.924 euro contro i 21.844 del travet, in un anno. L’879% in più. Abissale.

Senza pensare che con una sola legislatura, il fortunato politico eletto in Europa si porta a casa un milione e 69 mila euro (lordi). Un traguardo che quell’impiegato medio raggiunge solo dopo 55 anni di lavoro. Un italiano con 45. Un inglese 40. Un tedesco 39. Ma a un bulgaro non basta un secolo di sacrifici, 108 anni. A un polacco, più di una vita, 78 anni.

E questo perché il terribile spread tra il cedolino dell’onorevole (dal 2009 uguale per tutti, 17.827 euro al mese) e quello del cittadino che lo ha mandato sugli scranni di Strasburgo è tanto più ampio quanto più povero o in difficoltà è il singolo paese. Non meraviglia dunque che nella classifica stilata ad hoc – forse unica nel suo genere – dalla giornalista Anette Krönig e da un gruppo di statistici per il portale tedesco al servizio dei consumatori (preisvergleich. de), Bulgaria, Romania, Lituania, Lettonia, Polonia siano nelle prime cinque posizioni. Un eurodeputato bulgaro, per dire, incassa il 2.051% in più del suo elettore. Quello rumeno, il 1.861%. E così via. Con divari pazzeschi. Su 27 paesi, l’Italia è circa a metà classifica, sedicesima dopo la Spagna. Un nostro rappresentante in Alsazia mette al sicuro, ogni mese, il 795% extra di chi ce l’ha mandato. La Francia è diciottesima. La Germania ventiduesima.

Così quel distacco cittadino-politica si fa abisso. E non di soli ideali e passioni parliamo qui. Ma di denari sonanti che pesano tantissimo in tempi di crisi come questi. Negli anni di purghe e ricette dolorose imposte da Bruxelles ai paesi con i conti in disordine non un gesto, un esempio, un taglio è venuto da quegli scranni d’oro di Strasburgo. Anzi, a dirla tutta, lo spread (non solo tra Btp e Bund) volava. Ai 17.827 euro mensili intascati dall’eurodeputato anche per viaggi, gettoni di presenza, appartamenti, occorre addizionare i 21.209 euro a sua disposizione ogni mese per gli uffici (almeno due, di cui uno in patria) e il personale (negli Stati Uniti si arriva a 80 mila euro mensili per queste spese). Questo significa quasi mezzo milione di euro di entrate all’anno (468.432 euro). Ovvero 2,3 milioni nel quinquennio. Moltiplicato per tutti gli eurodeputati (oggi 766) fanno quasi 1,8 miliardi pagati dalle tasse di 500 milioni di cittadini europei che il prossimo anno saranno chiamati proprio a rinnovare quel Parlamento. Non proprio bruscolini.

E pensare che prima del 2009 i guadagni erano in ordine sparso, con l’obiettiva disparità tra parlamentari ricchi dei paesi forti e onorevoli poveri delle “periferie” del continente. Quattro anni fa si decise di livellare, scegliendo lo stipendio più alto. Indovinate quale? Quello di italiani e tedeschi. Da allora, vita da nababbi, zero spending review, poca se non nulla trasparenza, sacrifici lontani, come le Patrie che diligentemente li hanno eletti e che con troppa pigrizia non chiedono mai conto di come, quei denari, vengano poi spesi. Se poi agli eurodeputati aggiungiamo i parlamentari nazionali, arriviamo a 8.185 super fortunati che (ci) costano quasi 4 miliardi. Ivi compresi i 240 litri di benzina gratuiti al mese per ciascun onorevole maltese.

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