La Cassazione anticipa i tempi sul processo Mediaset: attentato politico?

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Per evitare i termini di prescrizione, tanto auspicati dalla difesa legale del Cavaliere, la Corte suprema decide di anticipare notevolmente i tempi scatenando le ire di Ghedini e Coppi, gli avvocati della difesa, e la rabbia del Pdl.

 

La Corte di cassazione ha deciso. L’udienza per il processo Mediaset, che vede imputato in primis Silvio Berlusconi, si terrà in data 30 Luglio. Dopo che a giugno la Corte Costituzionale aveva bocciato il ricorso per il legittimo impedimento inoltrato dai legali del cavaliere, un’altra mazzata giuridica è prevista per il leader del Pdl.

Infatti, la Cassazione per evitare di far scadere i termini di prescrizione del processo, si vede costretta (da chi?) ad anticipare notevolmente i tempi. Il Cavaliere, in secondo grado era stato condannato a 4 anni di reclusione (tre indultati) e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale e quindi la suprema Corte dovrà decidere se confermare o meno la sentenza d’appello.

Oltre al ricorso di Berlusconi, la Corte dovrà decidere anche le sorti del produttore cinematografico Frank Agrama (condanna a 3 anni), e degli ex manager Mediaset Gabriella Galetto (1 anno e due mesi) e Daniela Lorenzano (3 anni e 8 mesi).

Il Cavaliere per difendersi da queste accuse si è avvalso della collaborazione dell’avvocato penalista Franco Coppi che si è subito dichiarato “esterrefatto” dalla velocità con cui i magistrati procederanno a giudizio, lamentando del poco tempo a disposizione della difesa, penalizzata e impossibilitata dal preparare un dossier adeguato.

 

“Pensavamo di avere più tempo a disposizione, “ci batteremo per chiedere un annullamento con rinvio”, continua l’avvocato Coppi.

Mentre Ghedini da par suo parla di “tempi eccezionalmente brevi, che fanno già presumere l’esito del giudizio”. Nella sentenza di secondo grado i giudici scrivono: “Era assolutamente ovvio – avevano scritto – che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse unaquestione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l’operatività giornaliera”.

Ora sta a Berlusconi e i suoi legali cercare di capire come difendersi in maniera adeguata.

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