L’India minaccia l’Italia, rapporti sempre più tesi tra i due Paesi. “ Ci vorranno anni per bonificarli”

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Gli indiani temono ripercussioni dopo l’arresto di Haschke, “gola profonda” nel processo di Busto.

 

L’India chiede la cancellazione della commessa da 566 milioni di euro per 12 elicotteri AW-101 di Agusta Westland. E aggiunge così un nuovo capitolo alla telenovela italo-indiana, che passa dal caso dei due Marò in attesa di processo in India per l’uccisione di due pescatori e al processo per corruzione di Busto Arsizio, dove oltre all’ex amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi sono coinvolti diversi militari di Nuova Dehli. Le due vicende s’intrecciano ormai da un anno. E non sembrano riuscire a separare le proprie strade. Anche perché, come spiega una fonte diplomatica a Linkiesta, «ormai i rapporti tra i governi sono paragonabili all’esplosione di una bomba atomica: ci vorranno anni per bonificarli».

Così, se sul destino di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, tutto tace – a conferma che le richieste italiane continuano essere disattese – sulla vertenza elicotteri la guerra sotterranea continua senza esclusione di colpi. Già a febbraio, in occasione dell’arresto di Orsi, il governo indiano minacciò di far saltare l’affare milionario: decise di congelarlo. Ma ora, con il processo in corso, la questione si è fatta più complessa. Perché l’arresto della scorsa settimana di Guido Ralph Haschke (in attesa di estradizione dalla Svizzera dove è stato fermato) intermediario elvetico e “gola profonda” dell’inchiesta del pubblico ministero Eugenio Fusco, spaventa i palazzi del potere indiano. E, come dicono a Nuova Dehli, potrebbe far tremare il governo di Manmohan Singh.

Tutta l’indagine ruota infatti intorno a questo cinquantenne e al suo socio Carlo Gerosa. Durante la prima perquisizione della sua casa di Lugano nel 2012 – quando Haschke si sarebbe buttato su una valigia per non farla aprire alle forze dell’ordine – gli inquirenti trovarono una lettera. Il “papello” rivelava come a fronte «di 5 milioni di dollari di tangente, richiesti dal Brig. (Generale) indiano, responsabile del team tecnico di valutazione dei requisiti tecnici e dei collaudi e prove degli elicotteri, costituenti lo 0,5 % dell’importo della commessa di 556 milioni di euro si sarebbe poi arrivati all’aggiudicazione della gara».
Il generale indiano è S.V Saini, che compare in un altro pezzo delicato dell’indagine, ovvero il memorandum, contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare, dove ci sarebbe la conferma della corruzione e la spiegazione dell’affare. 


Anche per questo motivo, per capire meglio una situazione sempre più delicata dal punto di vista giudiziario,con una lettera, il ministro della Difesa indiano A.K. Antony, ha sospeso i pagamenti e annunciato l’intenzione di cancellare l’ordine per gli ultimi nove elicotteri: i primi tre sono già stati consegnati. «Perchè mai la cancellazione del contratto non dovrebbe essere richiesta, data la presenza di una violazione del patto di integrità» si chiede il ministro, in attesa di una risposta entro 21 giorni da parte di Agusta, che ha già comunque annunciato nei giorni scorsi di voler ricorrere a un arbitrato internazionale. Di mezzo ci sono «le penali» e altre questioni contrattuali che potrebbero aggiungere nuovi capitoli giudiziari all’intera vicenda: va detto che la lettera indiana non comporterebbe l’immediata cancellazione della commessa. C’è ancora spazio per trattare quindi. Ma su cosa?

Come appare evidente gli indiani vogliono al più presto lasciarsi alle spalle la vicenda elicotteri. Da una settimana in India, dalle televisioni ai giornali, non si fa che parlare dell’arresto di Haschke, che avrebbe gestito la commessa corrompendo diversi generali indiani. Commentatori politici e no si interrogano sui nomi che potrebbe fare la gola profonda. Haschke è in attesa di essere estradato in Italia e il fatto che possa iniziare a parlare spaventa l’attualenomenklaturaindiana. Lo stesso ministro della Difesa Antony è teste nel processo, chiamato dalla difesa di Orsi, anche se ha già annunciato che non si recherà mai in Italia.

Allo stesso tempo anche gli investigatori indiani si stanno muovendo. La Cbi (Centre Bureau of Investigations) ha iniziato indagini formali su ben 11 persone vicine alla famiglia Tyagi all’inizio dell’anno, in particolare all’ex maresciallo dell’aeronautica Shashi P Tyagi, che sarebbe stato determinante per far vincere la commessa all’Agusta Westland contro la Sikorsky americana. La Cbi non ha ancora concluso l’inchiesta, ma anche gli indiani potrebbero chiedere l’estradizione di Haschke. L’intrigo continua. E alla fine i nostri Marò sono ancora in India, mentre Finmeccanica rischia di perdere quasi mezzo miliardo di euro. Di certo non un buon risultato per il governo di larghe intese di Enrico Letta. 

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