Incontro Pd-M5S, Italicum vs Democratellum. Ma la vera novità è questa: la forza di Di Maio fa fuori B.

luigi di maio futuro presidente mini

Si sono incontrati. Hanno parlato e discusso come mai in passato. Per forza: non c’era Grillo a rompere gli schemi. Hanno trovato alcuni punti su cui far partire la trattativa per una nuova legge elettorale che prenda il meglio dall’Italicum, presentato dal Pd, e dal Democratellum, presentato dal M5S. Ma la vera novità è la statura politica di Luigi Di Maio, che oramai ha assunto il ruolo di guida istituzionale del Movimento. E che sarà, con tutta probabilità, il prossimo sfidante di Renzi per la Presidenza del Consiglio.

 

Quasi un’ora di incontro, in streaming, per annusarsi, confrontarsi e capire quali margini di manovra reali ci siano per far fuori – una volta per tutte – Silvio Berlusconi.

Le propose presentate – da una parte l’Italicum del Pd, dall’altra il Democratellum del M5S – hanno entrambe punti di forza e di debolezza ma ieri, senza Grillo tra i piedi, le due delegazioni hanno trovato alcuni punti su cui costruire un’intesa per la futura legge elettorale.

Governabilità, liste pulite e preferenze: questo chiedono i 5 Stelle. Renzi è d’accordo ma vuole lavorare partendo da quanto già messo in piedi fino ad oggi, cioè da quella legge dei sindaci – l’Italicum, quindi – che secondo lui garantisce miglior governabilità. Le trattative sono agli albori, ci sono tutte le premesse per costruire qualcosa di decente da presentare ai cittadini in tempi brevi.

Qui potete vedere il video integrale dell’incontro.

Al di là, però, di “parole opere e omissioni”, restano due dati di fatto incontrovertibili.

Uno: Luigi Di Maio, attuale vice-presidente delle Camera, nonostante la giovane età (28 anni l’8 luglio), ha dimostrato di possedere notevoli doti politiche e una statura istituzionale che gli permetterà, con molta probabilità, di essere il vero (e unico) sfidante di Renzi alle prossime elezioni politiche. Il ragazzo ha carisma, autocontrollo, disciplina, senso pratico, la giusta dose di sarcasmo, memoria elefantiaca e capacità di concentrazione. Tutte doti che gli hanno permesso di tenere testa, in maniera brillante, al Presidente del Consiglio, e di risultare credibile come interlocutore. Non è cosa da poco, toccherà farlo capire anche agli elettori.

Due: Silvio Berlusconi, dopo l’incontro di ieri, è destinato a una morte politica inesorabile. Non conta praticamente più niente, non ha un partito che lo segue, con l’apertura alle riforme da parte del M5S non è più decisivo e a breve gli pioveranno addosso altre condanne che gli impediranno una pur minima agibilità politica. Se davvero Renzi fiuta che quello del Movimento non è un bluff può prendersi quel che resta del centrodestra e imbarcare eletti ed elettori berlusconiani, mollando Silvio al suo destino. Resterà un centrodestra ridotto a centrino, che non potrà in alcun modo porre veti e minacce. La Volpe di Firenze questo lo sa bene e sta solo aspettando il momento giusto per dare la spallata finale al suo padrino politico.  

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