Imu eliminata? Niente paura arriva la Service Tax che ruberà ai poveri per dare ai ricchi.

 

troppe tasse

Come avvenne tra Ici e Imu anche il passaggio tra Imu e Service Tax sarà doloroso. La cosa che non tutti sanno però che la nuova tassa sulla casa è una sorta di Robin Hood al contrario. Ruberà ai poveri per dare ai ricchi. Le categorie a rischio, a causa dell’introduzione della Service tax e della Tares, sono gli studenti universitari, tutti gli inquilini in genere e gli artigiani. In favore dei piccoli proprietari degli appartamenti.

 

SERVICE TAX: LA PAGHERANNO ANCHE GLI STUDENTI UNIVERSITARI LOCATARI DI APPARTAMENTI

E su chi verranno scaricati i costi per l’abolizione dell’imposta municipale unica sulla casa? Sugli affittuari e, udite udite, anche sugli studenti universitari. Quelli che in città come Roma e Milano arrivano a pagare anche 600 euro al mese per un posto letto in una stanza doppia. In appartamenti che arrivano anche a costare 3mila euro ogni 30 giorni.

L’equazione, come si legge sul Corriere della Sera, viene effettuata nelle facoltà italiane. E viene fuori che con la recente introduzione della Service Tax da parte di Enrico Letta, la vecchia imposta municipale  dovrà essere compartecipata anche dallo studente locatario di immobili fino a un tetto massimo del 20%. Lo stesso discorso vale anche per le famiglie affittuarie. Che dovranno pagare la rata insieme al proprietario di casa. Una stangata che si aggiunge agli affitti che spesso sono impossibili da pagare, soprattutto quando superano le quattro cifre.

L’ALIQUOTA LA DECIDERANNO I COMUNI

L’aliquota, al pari di quella dell’Imu, verrà decisa dai Comuni. Non si esclude che possa essere alta vista la crisi di bilancio di molti enti simili.

Su questo il ministro per gli affari regionali, Graziano Delrio, si è detto convinto come potrebbe essere nell’ordine del 10/15%.  Che anche fosse dell’1% si tratta comunque di un contributo richiesto agli inquilini.  Che avrebbero diritto ad avere un tetto sulla testa senza pagare ulteriori tasse aggiuntive all’affitto e alle bollette.

Il vice-presidente vicario dell’Anci Alessandro Cattaneo (sindaco di Pavia)  sostiene però che “anche gli inquilini universitari devono concorrere alle spese della comunità”. Una cosa mostruosa se si pensa che le tasse per lo studio, il più delle volte superiori ai mille euro l’anno, concorrono già in buona parte all’economia italiana.

Proprio a Pavia però gli studenti rappresentano un importante fonte di reddito per le famiglie proprietarie di immobili.  E come nel capoluogo di provincia questo avviene anche nelle altre città italiane. Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari, dichiara alla Nuvola come la Service Tax rischia di penalizzare ulteriormente il diritto allo studio: “Con il taglio dei contributi alle università ora si vuole colpire anche lo studente locatario già alle prese con il costo dell’affitto. E lo si fa in Italia dove soltanto il 2% degli studenti ha la possibilità di usufruire di un alloggio convenzionato.  Per la prima volta quest’anno gli studenti lavoratori hanno superato quelli a tempo pieno e questo dimostra quanto sia diventato improduttivo e inconveniente essere soltanto universitari”.

Federico Del Giudice, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza (uno dei “sindacati” maggioritari del comparto Scuola/Università): “La nuova Service Tax colpisce i fuori sede, perché sono per la gran parte non residenti e quindi non rappresentano un ceto elettorale da difendere nei comuni. Di più: la nuova imposta accrescerà l’evasione perché gli studenti saranno spinti ad accettare affitti in nero pur di non partecipare alle spese per l’Imu”.

OLTRE ALLA SERVICE TAX RINCARI ANCHE SULLA TARES

L’eliminazione dell’Imu significa anche l’aumento della Tares. Lo ha spiegato la Confartigianato.

I rincari derivanti dalla Tares – spiega l’associazione – andrebbero a sommarsi ai continui aumenti registrati in questi anni dalle tariffe dei rifiuti: tra marzo 2012 e marzo 2013 sono cresciute del 4,9%, tra marzo 2008 e marzo 2013 gli aumenti sono stati del 22,1% e, addirittura, negli ultimi 10 anni hanno raggiunto il +56,6%”.

Per alcune tipologie di imprese, l’applicazione della tassa sarebbe un vero e proprio salasso. Soprattutto nel  caso delle attività artigiane di pizza al taglio, operanti in piccoli Comuni che attualmente applicano la Tarsu e che, con l’introduzione della Tares, subirebbero rincari del 301,1%.

Non andrebbe meglio per i laboratori artigiani di pasticceria che pagherebbero il 181,7% in più. Aumenti significativi anche per i piccoli produttori di pane e pasta che nel passaggio da Tarsu a Tares sarebbero costretti a sborsare il 93,6% in più.

Inoltre, secondo Confartigianato nel 2012 gli imprenditori italiani hanno pagato 9,3 miliardi per l’Imu sugli immobili produttivi, una somma pari al 39,1% del totale dei 23,7 miliardi di gettito dello scorso anno. E da gennaio l’imposta municipale sui capannoni delle imprese è più costosa: l’aumento automatico da 60 a 65 del moltiplicatore da applicare alle rendite catastali per gli immobili produttivi ha fatto, infatti, lievitare il prelievo Imu dell’8,3%, pari a 491,2 milioni di maggiori tasse per le aziende italiane.

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