Il Pd tra segreteria e premiership: ecco la carica degli undici “aspiranti”, da Renzi a Zingaretti

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Quelli creati da Walt Disney erano centoundici. Questi, più sobriamente, sono “solo” undici ma sanno far ridere e farsi compatire come e meglio dei piccoli Dalmata animati. Undici aspiranti tra la corsa per la segreteria del Pd e quella per la premiership del Paese, anche se l’ultima richiesta del candidato più forte (o presunto tale: Matteo Renzi) è quella di far coincidere le due figure. Sembra un reality show e forse nelle prossime settimane lo diventerà davvero, tra nominati, esclusi per qualche parolaccia di troppo e scene hot da far rabbrividire. E allora vediamoli, questi undici “leoni” (si fa per dire) targati Pd.

 

Le regole, sempre tanto care al rottamatore, verranno decise durante l’assemblea del 20 settembre. Solo allora sapremo se le primarie serviranno soltanto per il segretario o anche per il candidato premier. E soprattutto se le consultazioni piddine saranno aperte a tutti come nei casi di Veltroni e Bersani. Tenerle chiuse all’interno del partito potrebbe anche significare rompere definitivamente l’alleanza con Nichi Vendola, leader di Sel, che potrebbe vedersi definitivamente escluso dalla possibilità di guidare la coalizione.

I TRE UFFICIALI – Per ora di ufficiale c’è davvero poco. Tre soli i candidati che hanno scelto apertamente di entrare in campo: si tratta di Giuseppe Civati, Gianni Cuperlo e Giovanni Pittella. Che in un modo o nell’altro rappresentano già da soli le diverse correnti del Pd. Andiamo a vedere perchè

Giuseppe Civati detto Pippo, 38 anni appena compiuti è il capofila della dissidenza interna: è tra i pochissimi a non votare alla Camera la fiducia al governo Letta e continua a essere molto critico nei confronti delle larghe intese.  E non è nemmeno in linea con le forti correnti del passato. Infatti alle ultime primarie di partito, Civati appoggiò Ignazio Marino, contro Bersani e Franceschini. Già consigliere regionale in Lombardia, ci aggiorna sulle sue notizia in un blog attorno al quale ha maturato negli anni un consenso prevalentemente giovanile e ‘di sinistra’. Si occupa dei  diritti sociali e civili ed è considerato il messaggero nei confronti del MoVimento 5 Stelle.

Gianni Cuperlo è invece un ex collaboratore di Massimo D’Alema. E’ sostenuto dalla corrente dei ‘giovani turchi’. Compie cinquantadue anni fra pochi giorni ed è un triestino. Ha iniziato a fare politica nella Fgci (l’organizzazione giovanile del Pci) fino a diventarne segretario nazionale. Successivamente  è stato responsabile della comunicazione del partito e, con D’Alema,  è stato autore del libro ‘Un Paese normale’ (1995). La sua candidatura tuttavia non entusiasma l’ex premier che è a lavoro per studiare altre ipotesi.

Gianni Pittella è forse il meno conosciuto e anche il meno giovane fra i tre candidati ufficiali. Ha 54 anni ed è originario di Lauria (provincia di Potenza). Proviene dai giovani socialisti ed è vicepresidente del Parlamento europeo.Tre i temi su cui si basa la sua candidatura: l’Europa, il mezzogiorno e il partito. Per lui il Pd è come un partito socialista europeo, tipo quello francese.

GLI ATTUALI REGGENTI – Il segretario reggente uscente Guglielmo Epifani ha dichiarato di non aver intenzione di scendere in campo. C’è però chi all’interno del Pd dice esattamente il contrario. Sostenendo che la sua recente presa di posizione su Berlusconi non è altro che una mossa per essere preso in considerazione.

Enrico Letta esclude di candidarsi per la segreteria del partito. Infatti dopo aver sostenuto la funzione di premier delle larghe intese potrebbe non essere eletto. Se le primarie dovessero indicate anche il candidato premier lui non potrebbe restare fuori dai giochi. Una discesa in campo potrebbe essere probabile ma non certo sicura. Visto che aver governato con ministri del Pdl per lui potrebbe essere non poco penalizzante in vista di una eventuale vittoria.

QUATTRO OUTSIDERS – Il primo fra tutti è quello di Matteo Renzi. Del resto il sindaco di Firenze parla di regole e di leadeship da tempo. E’ stato il principale antagonista di Pierluigi Bersani ed ha tutta la voglia di rimettersi in gioco. Non si è ancora ufficialmente candidato, perché vuole prima essere sicuro che le primarie non stabiliscano solo il segretario del partito, ma anche il candidato per Palazzo Chigi. Tutto perché l’ex democristiano ha paura che dividere i ruoli possa significare essere  un candidato premier in forte sudditanza verso il Pd stesso. Vuole garanzie e  non essere ostaggio di segretari e correnti varie. Fa parte della corrente dei rottamatori del Pd ed è appoggiato da circa una quindicina di parlamentari. Tra i suoi sostenitori anche il ciellino fiorentino Marco Carrai.

Ci sono poi altri nomi che circolano. Primi fra tutti quelli di Stefano Fassina e Roberto Speranza.

Fassina ha 47 anni e, oltre che responsabile economico del partito, è anche viceministro dell’economia nel governo Letta. E’ tra le persone più critiche verso l’operato dell’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero. E’ esponente dei giovani turchi e per ora appoggia Cuperlo. In caso di regole stravolte non è da scartare l’ipotesi di una sua discesa in campo.

Speranza è invece il 34enne capogruppo alla Camera. E’ di Potenza ed è l’uomo più vicino all’ex segretario Pierluigi Bersani. Potrebbe essere anche lui un’alternativa a Cuperlo per garantire che tutto cambi per restare uguale all’interno del partito.

Nel pieno rispetto delle correnti Pd un papabile potrebbe essere Goffredo Bettini. Che altro non è che l’uomo più fedele a Walter Veltroni. Anche se negli anni ha tentato di  scegliere una posizione più autonoma all’interno del partito. Proveniente dalla Capitale è stato uno degli uomini chiave dell’elezione a sindaco di Ignazio Marino quest’anno e venti anni fa per Francesco Rutelli. Fuori Roma però il suo nome è poco conosciuto.

I DUE GOVERNATORI – E perché no Rosario Crocetta il quale non ha mai escluso di voler prendere parte alla competizione per la segreteria del partito. Il presidente della Regione ha fondato un movimento che si chiama il Megafono e sostiene che il modello Sicilia va esportato oltre lo Stretto. Fuori dalla Sicilia però non ha nessuna corrente che lo sostenga.

Potrebbe puntare a scalare i vertici del partito anche il governatore del Lazio ed ex presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Non punterebbe alla carica di presidente del Consiglio ma la sua voglia di arrivare oltre nel partito si misura con il lancio di un nuovo network. Il manifesto è diviso in sei punti (Europa, Equità, Sapere, Efficienza Stato, Bellezza, Innovazione), parte da una feroce critica ai fallimenti compiuti dalla destra negli ultimi vent’anni ma contiene anche una serie di indicazioni utili a comprendere le ragioni per cui, in questi anni di fallimenti della destra, la sinistra non è riuscita ad approfittarne.

Che sia un manifesto in vista della candidatura alla segreteria nazionale? Lo sapremo dopo il 20 settembre.

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