Il Pd litiga anche su come bisogna votare il proprio segretario: l’inizio della fine?

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Sembra ormai un partito allo sbando totale, non fanno altro che litigare. L’ultima discussione è nata in seguito alle metodologie scelta per la nomina del nuovo leader.

 

Dopo la passione di Bersani, i franchi tiratori, i giovani turchi, la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, il Pd si mette a litigare anche sulle proprie regole. Incredibile ma vero, le diatribe di un partito, che ormai non c’è più, non sembrano nemmeno fare più di tanto notizia. Nell’ultima assemblea sono volati gli ultimi stracci, che hanno proclamato un tutti contro tutti, le varie correnti presenti all’interno del Partito sono una contro l’altra dimostrando ancora una volta una fragilità interna enorme.

L’ultima lite dei piddini verte sulle modalità di elezione per il nuovo segretario, ma più che altro sembra l’ennesimo tentativo di mettere i bastoni tra le ruote al giovane Renzi. Anche i vertici Pd sono ai ferri corti e il primo a lanciare il guanto di sfida è Dario Franceschini, l’eterno vice (subordinato di Letta ma anche di Epifani), dichiara che :”«La scelta è politica perché se si candidasse Renzi sarebbero guai per il governo. «Il segretario sia eletto solo da aderenti nel modo più coinvolgente possibile. Questa è la mia idea». In un colpo solo il vice perenne riesce a far infuriare i renziani, dalemiani e i giovani turchi.

L’idea paventata, ossia che il segretario debba essere scelto soltanto dagli iscritti al partito, non piace a nessuno. A rincarare la dose del “lodo Franceschini” ci pensa Enrico Letta che pensa esclusivamente a tirare acqua al suo mulino difendendo il suo operato e ricordando il perché è nato questo governo di servizio, mentre lo stesso Epifani interviene per mettere paletti rigidi assicurando che il congresso nazionale “si svolgerà comunque entro novembre” nonostante “le primarie per la leadership saranno aperte” e aggiungendo però che “«il congresso non potrà che partire dai congressi di circolo, provinciali e regionali anche perché bisogna rinnovare i gruppi dirigenti territoriali in vista della importante tornata elettorale delle amministrative del 2014».

Insomma tutti contro tutti, ognuno pensa a ostacolare l’altro, dimostrando come il Partito non possa più definirsi tale, ma è solo un accozzaglia di correnti che sembra non vedere l’ora di arrivare allo scontro finale per fare piazza pulita dei “traditori”. Matteo Renzi, seduto in prima fila, ha ascoltato in silenzio, ma siamo sicuri che non ha approvato affatto la linea imposta dal vertice del Pd. Disapprovazione visibile sul suo volto scuro che ha mostrato all’uscita del Congresso, mentre i fedelissimi parlano di enorme preoccupazione del giovane leader. Ma la resa dei conti ormai è vicina visto che mercoledì prossimo la direzione nazionale del partito si riunirà per ratificare le norme interne sulle regole e siamo sicuri che ne vedremo delle belle, considerando le premesse.

Fra i renziani uno dei pochi a esprimersi è Angelo Rughetti che dichiara :”«Non mi sembra spetti alla Direzione del Pd decidere ma alla Assemblea nazionale» e inoltre bisogna considerare che per cambiare le regole interne, la direzione deve avere i due terzi per modificare lo statuto. Già sono iniziati i giochi di alleanze e come mormora qualcuno lunedì è previsto un incontro tra Renzi e D’Alema per un sodalizio che avrebbe dell’incredibile. Voci maligne che si sono ampliate quando il fedelissimo dalemiano, Gianni Cuperlo, ha dichiarato in assemblea :”Il congresso sia aperto, inclusivo con una platea delle primarie come quella attuale, ovvero aperta a tutti», intervento questo che ha raccolto gli applausi anche del primo cittadino di Firenze.

Ma, ovviamente, come tutte le story che si rispettano non manca l’amante. Voci interne al partito giurano che il futuro dei democratici è inesorabilmente legato al destino di Silvio Berlusconi, il cui futuro verrà deciso martedì prossimo, giorno della sentenza di cassazione del processo Mediaset. In base a quale sarà la sentenza il Pd deciderà sulle misure da prendere per il futuro. Sempre che non si mettano a litigare anche sulla sentenza.

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