Il ministro De Girolamo si “rifugia” nel complotto. È il segno della mala politica

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Era prevedibile che alle strette Nunzia De Girolamo attingesse al più stupido repertorio a cui ricorrono i politici per trovare improbabili spiegazioni ai loro comportamenti: “Sono vittima di un complotto e di un linciaggio mediatico”.

 

Il complottismo è divenuto il protagonista principe della cattiva politica per surrogare la mancanza di credibili argomentazioni. Le traversie giudiziarie di Berlusconi non erano dovute ad altro che a un complotto di magistrati; il governo Monti era il risultato di una trama massonico-finanziaria ordita all’ombra di Bildeberg; e i successi della ditta Grillo & Casaleggio sono dovuti alla cospirazione degli Illuminati.

I complottomani, in buona o cattiva fede, fanno sempre uso dei medesimi ingredienti. Prendono qualche elemento veritiero, come la De Girolamo ha fatto con le registrazioni telefoniche, li mescolano in un bel teorema che sembra attendibile come nel caso del clientelismo sannita, e si tirano le inevitabili conclusioni che ruotano intorno al complotto che ha al centro una supposta vittima.

Ormai la parte peggiore della nostra politica è talmente priva di idee e argomenti che deve inventare complotti, evocare misteri, e proporre dietrologie per cui mai nulla è come appare e c’è sempre dietro qualche burattinaio.

Tanto che gli americani hanno coniato per l’Italia l’ironico neologismo “il paese della Backlogy”. La verità sulla storiaccia della De Girolamo è che ancora una volta il complottismo serve a mascherare l’incapacità del cattivo politico di assumere la responsabilità delle proprie azioni nel momento in cui viene alla luce il sottobosco del piccolo o grande potere.

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