Il massone De Benedetti incontra Renzi a Palazzo Chigi. E Sorgenia aveva già preso 600 milioni

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Il massone Carlo De Benedetti, patron della Repubblica che – secondo quanto rivelato da Fabrizio Barca nella famosa “intercettazione” con il finto Vendola – avrebbe manovrato per formare il governo Renzi, ha incontrato ieri il premier a Palazzo Chigi. “È uno scandalo”, l’accusa più soft. Anche perché, appena qualche settimana fa, Sorgenia aveva ricevuto la mancetta di 600 milioni, come riportato da Libero Quotidiano.

 

Quello di Matteo Renzi è “il governo dell’Ingegnere”, inteso come Carlo De Benedetti? Se già era legittimo avere qualche sospetto, quanto successo nelle ultime ore va a rafforzare le convinzioni di chi, dietro l’ascesa dell’uomo di Pontassieve, ci vede lo zampino dell’editore di Repubblica (che più di tutti gli altri quotidiani nazionali gli ha tirato la volata). Già, perché nel pomeriggio di mercoledì 9 aprile, De Benedetti si è recato a Palazzo Chigi. Una visita che ha fatto letteralmente infuriare il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha tuonato su Twitter: “De Benedetti a Palazzo Chigi da Renzi per dare ordini sulle nomine? Vergogna?”.

LEGITTIMI SOSPETTI – Nel cinguettio, Gasparri, avanza un sospetto: ovvero che l’editore di Repubblica voglia dire la sua sull’imminente giro di nomine ai vertici delle società pubbliche, tra le quali anche Eni, Enel, Finmecanica e Poste. Secondo le ultime indiscrezioni, i nomi potrebbero essere svelati già domenica: un particolare in grado di alimentare ogni dietrologia sul colloquio tra l’Ingegnere e il premier. Su quanto si siano detti i due non è trapelato alcun dettaglio ufficiale. Si può anche ipotizzare che nel faccia a faccia si sia affrontato il nodo dei debiti di Sorgenia nonché quello dei guai giudiziari della Tirreno Power di Vado Ligure. Una visita inopportuna, quella di De Benedetti a Renzi. E’ davvero “il governo dell’Ingegnere”?

IL SALVAGENTE – Le banche lanciano un salvagente da seicento milioni per salvare Sorgenia, la società elettrica che, attraverso Cir fa capo alla famiglia De Benedetti: quattrocento milioni sotto forma di aumento di capitale e altri duecento come obbligazioni convertibili. È questo il costo che i ventidue creditori dovranno accollarsi per tirare fuori dai guai la società elettrica e, di riflesso, l’intero gruppo guidato da Rodolfo, il figlio dell’Ingegnere, e da Monica Mondardini. Non è nemmeno da escludere che la fatica della trattativa abbia incrinato i rapporti interni visto che, secondo le indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera, la Mondardini sarebbe entrata nel vortice delle nomine pubbliche. Viene indicata per il vertice di Poste Italiane. Concorre con Francesco Caio, anch’egli con un passato nel gruppo dell’Ingegnere: è stato sostanzialmente l’ultimo amministratore delegato di Olivetti e poi ha guidato Omnitel.

Il piano delle banche per Sorgenia è stato sintetizzato in una lettera che partirà nelle prossime ore. Manca solo la firma di Banca Marche. Un ritardo dovuto forse al fatto che, date le condizioni di sostanziale insolvenza dell’istituto, non c’è nessuno che voglia assumersi la responsabilità di una firma tanto impegnativa.

Tanto più che per le banche non è proprio un’operazione semplicissima da digerire. Non a caso il dossier è finito sui tavoli più alti: Fabrizio Viola (Mps), Gaetano Miccichè (Intesa Sanpaolo), Federico Ghizzoni e Alessandro Decio (Unicredit), Victor Massiah (Ubi), Giuseppe Castagna (Bpm), Pierfrancesco Saviotti (Banco Popolare). L’ultimo vertice si è svolto due giorni fa senza risultati. Le banche hanno deciso di andare avanti da sole. Secondo il piano l’azionariato di Sorgenia avrà questa composizione: Mps al 22%, Ubi 18%, Banco Popolare l’11,5%, Intesa il 9,8%, Unicredit il 9,7% e Bpm il 9 per cento. Complessivamente l’80% del capitale che metterà la Cir ai margini della governance. La perdita del controllo è compensata dal fatto che, in questa maniera la dinastia si toglie dai guai. Tanto più che alle banche non viene certo ceduto un gioiello. Sorgenia ha debiti per 1,9 miliardi e deve anche fronteggiare il problema della centrale di Vado Ligure di cui è azionista al 39% (il 50% fa capo ai francesi di Gaz de France). L’impianto è sotto sequestro per disastro ambientale. La scelta di cedere la patata elettrica alle banche se da una parte evita guai molto gravi, dall’altra non sarà priva di conseguenze. Facile immaginare che, da ora in avanti i rapporti di Rodolfo De Benedetti con il sistema bancario saranno piuttosto complessi. Sorgenia, per esempio, aveva ottenuto un extra-fido di seicento milioni. Tutto lascia pensare che da ora in avanti, le altre società del gruppo smetteranno di avere un trattamento di favore. Tanto più che le banche, sempre oculate nei confronti delle imprese minori, sono state veramente generose verso la famiglia dell’Ingegnere.

Per non farsi estromettere Rodolfo aveva tentato un ultimo rilancio: metteva sul piatto 100 milioni e chiedeva alle banche di partecipare per altri 190. Voleva però la gestione e il privilegio sui futuri dividendi. La proposta è stata respinta. Sorgenia andrà avanti con la protezione dell’articolo 182bis, lo scudo che mette al riparo dai creditori. La gestione resta affidata all’attuale ceo Andrea Mangoni. A lui il compito di trovare una soluzione.

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