Il M5S prepara lo sbarco in Europa. E il boom di Le Pen fa ben sperare

il m5s prova lo sbarco in europa convinti dal successo di le pens

Il Movimento 5 Stelle punta, come scrive l’Espresso, ad essere il primo partito nelle prossime consultazioni e il successo degli euroscettici alle comunali francesi è un segnale forte. Di Battista: “Con un voto in più del Pd chiederemo scioglimento delle Camere”.

 

Quelle che arrivano dalla Francia non è detto siano cattive notizie. Non per tutti almeno. Per chi fa dell’euroscetticismo e del contrasto delle politiche d’austerity il proprio asset politico, i dati delle amministrative francesi sono un campanello importante. E non d’allarme. Il risultato del Front national di Marine Le Pen, ad esempio, eccita la Lega, ma fa ben sperare il Movimento 5 Stelle. «Renzi già mette le mani avanti» notano infatti dallo staff parlamentare, rileggendo le parole del presidente del consiglio, che ha detto: «il voto delle europee non è un voto sul governo». E la prudenza di Beppe Grillo, che nell’intervista a Enrico Mentana non si è spinto oltre il dire che «il movimento è tra il 20 e il 25 per cento», sembra già archiviata.

Si punta molto più in alto. Luigi Di Maio su Facebook fomenta i militanti: «Se vinciamo le europee, contro il Pd, il governo traballerà e chiederemo a gran voce nuove elezioni». Insomma, cari attivisti se «non avrete paura» arriveremo primi: «I sondaggi ci danno a pochi punti da loro e basta ricordare che sono gli stessi sondaggi che ci davano al 18 per cento prima delle elezioni nazionali (clamorosamente sconfessati dal 25,5 per cento)».

La linea è condivisa con l’altro piccolo leader del movimento, Alessandro Di Battista che ospite di La3 dice che «un voto in più rispetto al Pd alle prossime elezioni europee» darebbe al movimento «la possibilità di pretendere da Napolitano lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni». Insomma: «Renzi non può raccontarci che quello delle europee non è un voto politico» fa eco Danilo Toninelli, «lo sarà».

E mentre i deputati sospesi battono i comuni con il “non ci fermate tour”, tra Roma e Genova si preparano le liste. Ancora Luigi Di Maio tranquillizza però la base: «Molti di voi che stanno leggendo questo post potrebbero essere i nostri futuri parlamentari europei. Non candideremo nessuna “star” o “scienziato che si ritenga indispensabile”. Solo cittadini comuni, come lo ero io un anno fa». Il metodo sarò quello delle parlamentarie, ancora una volta. Il consulente elettorale del movimento Aldo Giannuli ha criticato il metodo («non consente di conoscere abbastanza bene i candidati», ha detto all’Espresso ), ma la via sarà la stessa, online e – pare – con il doppio turno. La data però ancora non c’è e i parlamentari non sanno ancora nulla: «su queste cose noi non mettiamo bocca, se ne occupa lo staff» dicono all’Espresso.

Quello che è certo è che dal movimento si cerca di frenare, in vista del voto, ogni rappresentazione unitaria con Le Pen. Troppo di destra, è la leader francese, per i 5 stelle che non hanno certo bisogno di radicalizzarsi in quella direzione per raccogliere il consenso in uscita da Forza Italia. E puntare a diventare il primo partito. Convinti peraltro che i malumori sulle espulsioni non incideranno, anzi. Lo stesso senatore espulso Francesco Campanella all’Espresso dice che «nei territori l’immagine di un Grillo autoritario e di un vertice del movimento per nulla democratico, fatica ad arrivare». Perché nei territori «il movimento è autenticamente democratico», e quello conoscono i militanti, «a cui la nostra vicenda viene raccontata strumentalmente, senza alcuna verità». «Se continua a farsi strada la balla che noi ce ne siamo andati per guadagnare 20 mila euro al mese», dice Campanella, «le espulsioni paradossalmente rafforzeranno il movimento».

«Agli elettori interessa altro» dice ancora il deputato Danilo Toninelli, all’Espresso: «In questi mesi abbiamo dimostrato in parlamento e nelle amministrazioni locali che c’è un modo diverso di lavorare». Insomma, il movimento è convinto di raccogliere il frutto del lavoro nelle istituzioni, «e non semplicemente di un sentimento no euro».

Ecco la differenza con Le Pen: «Noi non siamo “No Euro”, questa posizione facile la lasciamo volentieri alla Lega. Noi semmai siamo “Euro Dipende”, noi poniamo delle condizioni all’Europa». Sarà per questo che Marine Le Pen di Grillo ha detto: «i nostri programmi sono in realtà simili».

Con la differenza, semmai, «che lui si limita a contestare senza assumersi le proprie responsabilità».

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