Il Csm salva Messineo, ma non mancano le critiche: “Non ha saputo tenere unita la Procura”

messineo salvato dal csm

Il capo della Procura di Palermo rimane al suo posto. Lo ha deciso il Csm nonostante i voti contrari dei magistrati di Area. E sulla sudditanza psicologica nei confronti di Antonio Ingroia il consiglio si dice impossibilitato a provarla nonostante non seppe tenere unita la Procura durante l’indagine sulla Trattativa Stato Mafia.

 

Francesco Messineo, il procuratore capo di Palermo durante l’indagine sulla trattativa Stato Mafia, resta al suo posto. Lo ha deciso il Consiglio Superiore della Magistratura archiviando la procedura di trasferimento per incompatibilità.

Tuttavia non gli è stata risparmiata una bacchettata. Il classico metodo del bastone e della carota.

 “Non è riuscito a tenere unita la procura – si legge nel provvedimento –  evitando i contrasti divenuti “laceranti” soprattutto a seguito del procedimento sulla trattativa Stato-mafia”. Un dato di cui si dovrà tenere conto quando Messineo concorrerà per altri incarichi direttivi.

La delibera è stata approvata oggi a maggioranza ma con sei coti contrari. Tutti provenienti dal gruppo di Area e dal togato indipendente Nello Nappi. Si erano invece astenuti il vicepresidente Michele Vietti, il presidente Giorgio Santacroce e il Pg di Cassazione Gianfranco Ciani.

Un voto che prevede l’archiviazione della pratica con la contestuale trasmissione agli atti alla quinta commissione sugli incarichi direttivi. Una vicenda che avrà un certo peso quando, il prossimo anno, terminerà il suo incarico a Palermo e farà domanda per un nuovo posto direttivo.

Tutto questo arriva dopo sette anni di dirigenza dell’ufficio da parte di Messineo che, nel 2006 aveva assunto il ruolo di vertice. Nella relazione si legge che la situazione “non può dirsi certo migliorata e sembra anzi attestare che il dottor Messineo non è pienamente riuscito ad esserne elemento di coesione, a rappresentare quella efficace forza centripeta in grado di contrastare le spinte disgreganti, le differenze preconcette e le contrapposizioni personalistiche, che pregiudicano il rapporto tra il procuratore ed i suoi collaboratori e tra i collaboratori stessi, impedendo talvolta anche la necessaria circolazione delle notizie utili per un più efficace coordinamento delle indagini“.

Tra le cose negative che si ricordano di questi anni una è certo la mancata cattura del superlatitante Matteo Messina Denaro. Nella preistruttoria condotta dalla prima commissione, in alcune audizioni, era infatti emersa una carenza di coordinamento.

Le spiegazioni e la documentazione offerte dal dottor Messineo – si legge nella delibera – inducono a ritenere che non vi fu alcun difetto di coordinamento con i suoi aggiunti, bensì una scelta operativa del procuratore”, decisione che “rientra pienamente nelle prerogative e nei doveri del procuratore capo” e che “può essere criticato e infatti lo fu e lo è ancora, ma più che di patologico difetto di coordinamento – rileva il Csm – sembra corretto parlare di fisiologico difetto di consenso da parte di alcuni dei suoi procuratori aggiunti“.

E poi c’è la questione dei rapporti con Antonio Ingroia. Relativa alla presunta soggezione psicologica e professionale di Messineo nei confronti dell’ex procuratore aggiunto.  

E’ davvero difficile sia affermarla che escluderla – si legge nel documento –  dato che a fronte di talune dichiarazioni in senso assertivo, altre sono molto più sfumate o di segno contrario“. In ogni caso, per il Csm “non sussistono i presupposti per un trasferimento” del magistrato. Nella delibera approvata si ricorda anche l’inchiesta per rilevazione di segreto d’ufficio che aveva riguardato Messineo, archiviata dal gip di Caltanissetta che ha escluso la sussistenza del fatto, nonché la pendenza di procedimenti penali a carico del fratello e del cognato del procuratore capo.

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