Giravolta politica di Renzi, ora il 3% non si può più sforare. Dopo l’incontro con la Merkel…

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Per accontentare la Cancelliera, l’ex sindaco di Firenze è pronto a sacrificare i pensionati con una mazzata da 4 miliardi di euro – I primi ad essere spennati, come riporta Libero Quotidiano, sono quelli con assegni superiori ai 3mila euro – E poi ci sono 85mila lavoratori pubblici destinati a finire nel taccuino nero degli “esuberi”…

 

L’unico punto fermo è l’assalto alle pensioni. Per il resto, la cura sui conti pubblici sembra andare a rilento ed è tutta da capire. Il premier Matteo Renzi – ieri alla Camera per l’informativa in vista del consiglio europeo di oggi e domani – ha mischiato le carte e ha cercato di fissare alcuni paletti.

A cominciare dal fatto che i tagli alla spesa statale proposti da mister forbici, Carlo Cottarelli, sono solo un elenco e alla fine la scelta spetta al governo. «Presenteremo la spending review alle Camere, la presenteremo nelle sedi parlamentari – ha detto l’inquilino di palazzo Chigi – il commissario ci ha fatto un elenco, ma toccherà a noi decidere. Come in famiglia se non ci sono abbastanza soldi sono mamma e papà che decidono cosa tagliare e cosa no».

In buona sostanza Renzi vuole mettere il cappello sul piano fatto dal consulente del Tesoro. Gli eventuali risultati, del resto, valgono parecchio sul piano politico. E al presidente del consiglio fanno gola in vista delle elezioni europee di maggio. Certo, per raggiungere gli obiettivi annunciati da Cottarelli – secondo cui sono possibili cinque miliardi di risparmi in otto mesi – bisognerà scontentare più di una categoria.

Senza dubbio i pensionati: quelli con assegni superiori ai 3mila euro sono i primi della lista dei «sacrificati»: si parla di un giro di vite da quattro miliardi l’anno che saranno messi insieme con bastonate sul ceto medio grazie a interventi su assegni di accompagnamento, invalidità e varie forme di assistenza previdenziale. Sacrifici, quelli che Renzi vuole imporre anche agli 85mila lavoratori pubblici destinati a finire nel taccuino nero degli «esuberi», che rispondono anche a un’esigenza «parallela». E cioè tenere i conti pubblici sotto controllo, assecondando le richieste di Angela Merkel.

Il cancelliere tedesco avrà pur apprezzato il programma dell’ex sindaco di Firenze, ma nel faccia a faccia a Berlino ha «ricordato» che il fiscal compact e i parametri di bilancio imposti dall’Unione europea non si possono violare. E Renzi alla fine ha detto che obbedirà. Nessuno, ha lasciato intendere, pensi di poter commentare o tantomeno influenzare i tagli che saranno decisi da palazzo Chigi.

È la maniera migliore per affrontare un’Europa, il cui confronto basato sui numeri non lo spaventa per nulla. Il parametro del 3% è «oggettivamente un parametro anacronistico», ma per l’Italia – qui il messaggio a Berlino – «non ci sarà sforamento» ha assicurato. Dentro i nostri confini c’è da gestire, invece, la polemica con gli statali. Il sottosegretario Graziano Delrio ha cercato di disinnescare la mina sostenendo che le ipotesi di cui si parla sono solo «bozze». Come dire: nulla è deciso.

Tuttavia, i sindacati sono pronti a dare battaglia. «Abbiamo già perso 350mila dipendenti pubblici; il governo si sieda con noi e discuta: basta col gioco al massacro» ha detto il segretario Cisl, Raffaele Bonanni. Il leader di Sel, Nichi Vendola, va giù duro e paragona le idee di Cottarelli al «Piano Grecia». Nelle file dell’opposizione, invece, levata di scudi contro l’assalto alle pensioni. Mossa che Renato Brunetta (Forza Italia) considera un «metodo ignobile».

Non solo spending review, comunque. Per oggi Renzi ha in agenda il primo incontro ufficiale con le autonomie locali.

Alle 8.00 i governatori, guidati dal presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani incontreranno Renzi, e subito dopo è il turno di una delegazione dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), capitanata dal leader Piero Fassino. Nelle pregi solo nessuno strappo. L’ex sindaco torna a casa.

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