G20, Italia promossa ma con riserva

 italia promossa ma con riserva

Da San Pietroburgo arriva la consapevolezza di una svolta economica verso la ripresa, ma resta l’alert sulla difficile situazione del mercato del lavoro. Piano d’azione contro l’elusione fiscale: agenda serrata, stretta sulle multinazionali come Amazon e Google.

 

Il summit del G20 si conclude con le profonde divergenze sulla Siria che la fanno da padrone, tanto che il Paese non è neppure citato nel comunicato finale. Ma per i leader dei Paesi più ricchi del mondo è stata l’occasione per fare il punto sul quadro economico globale, mentre l’agenda dei lavori ha accolto il tema della lotta all’evasione e all’elusione fiscale. In molti hanno salutato il summit russo come quello della svolta, perché da crisi, salvataggi di banche e Stati e austerity si è tornati finalmente a parlare di crescita e occupazione. Ma nel comunicato finale si sottolinea comunque che il lavoro per riportare il mondo sulla via della ripresa globale non è finito. Tre i nodi da sciogliere: “La disoccupazione, la crescita debole e la frammentazione dei mercati finanziari in Europa”.

Gli impegni italiani. Il Belpaese ha preso impegni – che verranno monitorati dal G20 – a tagliare il cuneo fiscale e a perfezionare la riforma del lavoro, con riferimento soprattutto ai centri di collocamento. Nelle conclusioni finali del G20 c’è “una valutazione positiva” dell’Italia per i risultati raggiunti negli ultimi anni; si fa riferimento in particolare alla riforma delle pensioni e ad altre riforme varate dal governo. Nel comunicato si invita l’Italia ad andare avanti in questa direzione. Tra i punti indicati come programmatici dalfronte italiano, c’è anche l’impegno a pagare tutti i debiti della Pubblica amministrazione entro il 2014. “C’è bisogno di un’Italia stabile, da tutti i punti di vista: politicamente, finanziariamente, in termini di mercato”, ha detto il premier Enrico Letta alla chiusura dei lavori. “Io lavoro esattamente in questa direzione”. Il premier ha elencato le priorità del Belpaese: “Dobbiamo abbattere il cuneo fiscale e rendere il lavoro più conveniente. L’abbiamo già fatto per il lavoro giovanile e lo faremo nei prossimi mesi attraverso la discussione con le parti sociali”.

Alert lavoro. Il tema occupazionale è visto come critico in questa fase, nella quale si vedono segnali di rilancio significativi negli Usa e ancor timidi in Europa, ma perdura la mancanza di lavoro. Lo ha ribadito il presidente del Consiglio, in una delle sessioni di lavoro: “Il rischio molto serio, oggi, anche per il mio Paese, è che ci sia una ripresa senza occupazione”. Per questo ha chiesto che il Summit dia perciò risposte ad un “problema che ci accomuna tutti”, quello del lavoro e della disoccupazione giovanile. Nodo che si affronta puntando sullo sviluppo della formazione professionale e dell’istruzione. “La situazione non è ancora facile ma possiamo pensare alla crescita, alla ripresa, questo è un successo importante. Ci sono le premesse per nuovi successi”, ha spiegato il premier. In particolare, il capo del governo ha puntato l’attenzione sulla “lotta contro i paradisi fiscali”: si deve “dare un segnale netto: dobbiamo essere friendly con il business, ma fermi contro l’evasione”.

Evasione Fiscale. Quest’ultima doveva essere il grande tema del summit, prima del deflagare della questione siriana. I Grandi hanno comunque ricevuto le proposte dell’Ocse per limitare l’elusione fiscale, soprattutto da parte delle grandi multinazionali, e favorire l’integrazione e gli standard globali in materia di imposizione. La cancelliera Angela Merkel ha detto: “Abbiamo notato in che modo i mercati finanziari eludono il nostro controllo, ma ora possiamo dire di aver raggiunto un progresso per quel riguarda l’evasione fiscale, soprattutto delle multinazionali” visto che “ci sono aziende che in nessun Paese al mondo pagano le tasse”.

I G20 si muovono dunque anche grazie a un piano d’azione in 15 punti, proprio sulla scia dell’Ocse. Il filo rosso che caratterizza le misure è l’imposizione alle imprese di pagare le tasse nel Paese in cui producono reddito e non in cui hanno la sede sociale. La localizzazione di queste aziende è tanto più complicata per quelle che operano su Internet: Google Amazon in testa, che dovranno fornire le informazioni sulla ripartizione geografica dei profitti. Un altro dei punti su cui verte il piano è lo scambio automatico di informazioni tra i governi sui propri regimi fiscali. Angel Gurrìa, segretario Ocse, ha detto che “le tasse sono al centro del  contratto sociale e costituiscono un potente strumento per ridurre le disuguaglianze”, infatti “la lotta all’evasione e all’erosione fiscale fornirà le risorse necessarie per finanziare la crescita”.

Scambio di dati dal 2015. E’ stata fissata una data per lo scambio automatico di dati fiscali, che dovrebbe iniziare in pratica a fine 2015. “Sosteniamo completamente le proposte dell’ocse per creare un modello realmente internazionale per scambi bilaterali e multilaterali automatici di informazioni” fiscali, afferma la nota dei G20, che aggiunge: “Prevediamo di iniziare scambi automatici di informazioni tra i Paesi del G20 a fine 2015”. Inoltre i leader “promettono di prendere le misure individuali e collettive necessarie tenendo conto del rispetto della sovranità. In un contesto di severo consolidamento dei bilanci e di difficoltà sociali è più prioritario che mai per i Paesi assicurarsi che tutti i contribuenti paghino quanto dovuto in modo giusto”.

Il documento finale. Durante la cena di ieri sera i leader mondiali, pur riconoscendo i passi in avanti per sconfiggere definitivamente la crisi, hanno espresso molti timori per il rallentamento della crescita, soprattutto in molti dei Paesi più sviluppati dove la ripresa arranca e tarda ad arrivare. Particolarmente nel mirino – raccontano fonti vicine al summit alle agenzie – alcune nazioni europee, dove le conseguenze della crisi del debito si fanno ancora sentire pesantemente, con crescita debole e in alcuni casi nuova recessione. Nel testo di fine summit (leggi la dichiarazione finale) si spiega che le economie emergenti stanno subendo un rallentamento causato in diversi casi dai flussi di capitale volatili, mentre l’invito ai paesi più avanzati è di impegnarsi ad adottare strategie fiscali credibili e di lungo termine.

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