Forza Italia nel caos, tra provocazioni e autocandidature il partito è allo sbando più totale

forza italia è un partito nello sbando più totale

Sembra uno scherzo ma Gianfranco Rotondi, che si autodesigna premier, è serissimo. Berlusconi non ne sa nulla, ma la presentazione avviene nella sede di FI. Una provocazione che, come riporta L’Espresso, racconta il caos in cui versa la formazione del Cavaliere.

 

Agli Esteri Stefania Prestigiacomo, agli Interni Francesco Nitto Palma, alla Difesa Antonio Martino, al Lavoro Renata Polverini, all’Ambiente Laura Ravetto, eccetera. A prima vista sembra uno scherzetto, invece è il grido di un’agonia. Un Sos nella notte scura, travestito da pagliaccio. La notizia è questa: Gianfranco Rotondi, ex democristiano ora forzista, spiritoso a tratti eccentrico, confeziona un governo ombra. Un governo ombra del quale, attenzione, lui stesso sarebbe il premier. Un governo ombra che, cosa inaudita, va a presentare nella sede di Forza Italia, presenti o comunque informati tutti i ministri ombra designati (tranne l’unico del Pd, Vincenzo De Luca, che cortesemente declina).

Ma Silvio lo sapeva? “No, non lo sapeva”, risponde lui a chi glielo chiede. I vertici parlamentari di Forza Italia lo sapevano? Macché. Il capogruppo al Senato Paolo Romani conferma: “Noi non sapevamo nulla, non avevamo nessuna notizia. E devo dire che la creazione di questo organismo non è stata concordata né approvata dai vertici del movimento e dei gruppi parlamentari. Si tratta di un’iniziativa personale”.

Presa di distanza alla quale Rotondi risponde sardonico su twitter: “Il capogruppo di Fi al Senato precisa che il governo ombra di Rotondi è iniziativa personale. Pensava che chiedessi la fiducia alle Camere?”.

A questo punto serve uno sforzo di fantasia: immaginarsi, per esempio, che un evento del genere capiti al Pd, nella sede del Pd; oppure collocarlo nel Pdl di qualche anno fa, ai tempi della cacciata di Fini per dire. Roba impensabile, in entrambi i casi.

Ecco perché l’ombra del governo di Rotondi racconta, nel suo piccolo, tutto lo sbando del partito del Cavaliere, che sbanda parecchio per quanto non ci si faccia gran caso: una cattedrale spostata nel deserto di Piazza Lorenzo in Lucina (tanto che Rotondi ci può presentare il suo governo ombra, ringraziando pure per la “liberalità”), una formazione verso la quale il leader ha perso interesse (al massimo ci sono i club e Toti), un gruppo dirigente da mesi in attesa delle nomine ai vertici dell’ufficio di presidenza (ogni volta che sta a Roma, da Berlusconi si forma la fila per chiedergli di decidersi), un partito che è quasi andato oltre la guerra fra bande e che comunque non sa nemmeno esattamente come posizionarsi.

Tanto c’è sbando, che nasce il governo ombra. Sia pure per provocazione, certo. Trovata estemporanea? Tutt’altro. Rotondi ci lavorava da settimane, e l’otto marzo l’aveva festeggiato comunicando su twitter: “Giovedì presento il governo ombra. E l’opposizione cambia verso”.

Ed ecco qui il primo pugnaletto piantato nella ferita aperta: l’opposizione? Quale opposizione? Eh già, perché Forza Italia è formalmente all’opposizione, ma di fatto vota anche con la maggioranza (Italicum) e nei confronti di Renzi manifesta atteggiamenti molto vari e anche benevoli, mancando una linea chiara e stravedendo il Cavaliere per l’ex sindaco di Firenze.

Per dire il caos e la guerra, basti guardare la faccenda delle quote rosa, lato Forza Italia. Escluse le biancovestite e chi ci credeva, nel tira e molla sulla parità di genere non pochi forzisti – raccontano da dentro il partito – vedevano il grimaldello per reintrodurre le preferenze, o comunque far saltare l’accordo con Renzi. Per dirla con il solito Rotondi su twitter: “La parità di genere è una garanzia di noi maschi di Forza Italia”. Obiettivo: colpire Denis Verdini, acerrimo nemico delle preferenze e vero regista dell’intesa col segretario Pd. Il che, suggerisce un deputato azzurro, nel segreto dell’urna ha aumentato di molto i voti forzisti a favore delle quote rosa, a dispetto della volontà del Cavaliere e dei proclami in genere.

A tutto questo caos Rotondi vorrebbe, se potesse, cambiare verso: un’opposizione, un partito magari. Anche perché, come dice lui stesso durante l’esame alla Camera dell’Italicum, “Il voto dei deputati Pd a favore delle preferenze sposta il pendolo di Renzi verso elezioni prima che si può”. Dunque occorre sbrigarsi a darsi un’identità, o quanto meno a far notizia per non morire.

Tanto è convinto della necessità di un segno di vita, che alla fine la butta persino sull’eroico. “Non c’è il rischio che possa offendersi ed anche arrabbiare?”, gli chiedono su twitter alludendo a Berlusconi. “Il rischio c’è. Ti dico con Bernanos che la speranza è un rischio da correre”, risponde lui melodrammatico. Poi il sospiro: “Eh sì, oggi finalmente abbiamo fatto qualcosa di berlusconiano”. Oggi, finalmente. “Qualcosa di berlusconiano: la follia di lanciare 16 persone perbene nella corsa per una rivincita a cui il resto del centrodestra non crede più”. Una rivincita, cui non si crede più.

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