Forza Italia nel caos. Ora rischia anche il fedelissimo Brunetta

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Qualcuno non gradirebbe il suo Mattinale, altri il suo caratteraccio. E se fosse solo invidia?

 

Il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta rischia il posto. Messa così sembra quasi una battuta. Il fedelissimo del Cavaliere, già ministro dell’ultimo governo Berlusconi, rottamato come un ex Ds qualunque. L’indiscrezione è tutta da verificare, ma tra i deputati in vena di rivelazioni la storia gira. E nelle lunghe giornate che a Montecitorio precedono la pausa natalizia non è difficile imbattersi nell’incredibile retroscena. 

Alcuni esponenti di Forza Italia avrebbero persino preso coraggio, facendosi ricevere a Palazzo Grazioli per chiedere a Berlusconi la sostituzione del capogruppo. Il presidente «sta seriamente valutando l’ipotesi», raccontano i più informati tra un divanetto e l’altro del Transatlantico. Qualcuno azzarda anche i nomi dei possibili successori: Raffaele Fitto e Mariastella Gelmini. Vai a sapere se è vero. «Tutte balle – smentiscono altri mentre in Aula si continua a votare la legge di Stabilità – Renato Brunetta è intoccabile. Figuriamoci se il Cavaliere nomina un altro capogruppo».

Su una cosa quasi tutti concordano. Dai suoi deputati Renato Brunetta non è mai stato troppo amato, per ricorrere a un eufemismo. Colpa del suo carattere brusco, a tratti scontroso. Forse della sua fama di gran lavoratore (si racconta che persino Silvio Berlusconi sia rimasto più volte sfiancato dall’entusiasmo del capogruppo). Sicuramente del ruolo che ha conquistato. La presidenza del gruppo di Forza Italia – prima del Popolo della libertà – era un traguardo a cui puntavano in molti. E l’invidia, anche in politica, difficilmente va di pari passo con la stima. A chiedere conferme nei corridoi di Montecitorio capita così di imbattersi nell’ironia di tanti. «Qualcuno vuole le dimissioni di Brunetta? E dov’è la notizia?». 

Eppure sembra che nelle ultime settimane qualcosa sia effettivamente accaduto. Diversi esponenti di Forza Italia avrebbero esaurito la residua pazienza durante l’esame della legge di Stabilità. Contattato l’ufficio legislativo del gruppo per concordare la stesura di un emendamento, alcuni di loro si sarebbero sentiti opporre un secco rifiuto. Il motivo? Ogni passaggio deve ricevere specifica autorizzazione da parte del presidente Brunetta. Una forma di controllo niente affatto inedita, che stavolta qualcuno ha vissuto come una censura.  

Non è tutto. Avrebbe suscitato qualche polemica il mancato rinnovo, alcuni giorni fa, di alcune collaborazioni in scadenza. Oggi Repubblicaparla di una decina di dipendenti costretti a lasciare gli uffici di Forza Italia. Vicende secondarie, probabilmente. In realtà al centro delle lamentele è spesso  finito il carattere di Renato Brunetta. Un capogruppo scostante, raccontano. Quasi indisponente. «Il premier Enrico Letta è uno zombie che cammina – spiegava ieri alla radio, in perfetto stile grillino – Prima finisce l’esperienza di questo esecutivo, meglio è». Ma anche perfezionista. Tra le doti unanimemente riconosciute a Brunetta c’è quella di gran lavoratore. Uno stacanovista parlamentare, capace di riunire tutti i responsabili delle commissioni solo per impartire la nuova linea politica del partito. Ma anche di convocare il suo staff poco dopo l’alba per iniziare la stesura del Mattinale (altro che le riunioni alle 7.30 della segreteria di Matteo Renzi).

Ecco l’altro pomo della discordia, Il Mattinale. La pubblicazione interna che ogni giorno detta l’agenda al gruppo parlamentare di Forza Italia. Qui entra in gioco anche un altro Renato, Farina. Giornalista, già deputato, stretto collaboratore di Brunetta. In linea di massima sono loro due a dare vita alla pubblicazione. Un tempo era un servizio riservato al gruppo dirigente. Oggi, come spiegano i detrattori, un autoreferenziale quotidiano pensato in funzione di cronisti e curiosi. Quasi una vetrina per dare maggiore visibilità al capogruppo. «E poi avete visto quanto è lungo…» si lamentano i deputati più critici, costretti a interminabili letture. 

A rendere i rapporti più difficili c’è la trattativa sulla legge elettorale. A detta dei maligni, negli ultimi giorni Renato Brunetta si sarebbe autonomamente ritagliato un ruolo da pontiere con il Partito democratico. A fare infuriare più di un deputato di Forza Italia sono state le indiscrezioni del Corriere della Sera, che ha rivelato il presunto incontro tra il capogruppo e l’emissario renziano Dario Nardella in un noto caffè della Capitale. Che siano le solite gelosie? In realtà a smentire il retroscena è stato il diretto interessato, con immediata nota ufficiale. Senza per questo rinunciare ai galloni di ambasciatore personale del Cavaliere. «Con Nardella ci sentiamo tutti i giorni. Ci siamo sentiti anche questa mattina al telefono», ha spiegato ieri Brunetta alla Camera. Con tanti saluti ai deputati invidiosi.

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