Forza Italia allo sbando. B. furioso per la raccolta firme pro grazia e per altre iniziative dei suoi

berlusconi furioso per decisioni santanche e altre iniziative dei suoi

Oltre alle iniziative della Santadeché, come riporta il Corriere, c’è una sfilza di “strani movimenti” nel partito che ad Arcore non piacciono neanche un po’ . Come il varo del governo ombra di Gianfranco Rotondi: anche di quest’iniziativa il Cavaliere sapeva poco o nulla.  E poi c’è più di un dubbio su alcune mosse di Verdini, come l’incontro con Nicola Cosentino…

 

«Con questa iniziativa hanno passato il segno. La Santanchè s’è indebitamente appropriata di un’idea che semmai doveva essere lanciata dai club, mica da lei. Secondo voi, io avrei mai affidato un appello per la mia grazia a una persona che è apertamente ostile al presidente della Repubblica? Secondo voi, io avrei messo in mano questa iniziativa a una che non va d’accordo con almeno tre quarti del partito? Questa storia avrà delle conseguenze…».

Tra le pochissime persone presenti ad Arcore nella tarda serata di sabato c’è chi giura che un Silvio Berlusconi così imbufalito non lo si vedeva da mesi. E dire che a interrompere l’adagio di una giornata tutto sommato tranquilla era stato, poco prima, lo squillo di un cellulare. Dall’altra parte del telefono, c’è chi chiede a Berlusconi lumi della raccolta di firme che Daniela Santanchè ha annunciato. Firme da presentare a Giorgio Napolitano, per la grazia all’ex premier.

Il Cavaliere ascolta l’interlocutore. E il suo volto diventa inespressivo come quello di una statua di sale. Quasi non ci crede. «Io non ho autorizzato la Santanchè a fare appelli o a raccogliere firme», è la sua prima reazione. Poi, tempo qualche secondo, un qualcosa di molto simile agli effetti di un travaso di bile: «La Santanchè ha cercato a tutti i costi di avere un incarico. E alla fine ha ottenuto di occuparsi del fund raising…».

Non c’è soltanto la storia dell’appello «a sua insaputa». C’è anche, quantomeno nella testa di Berlusconi, una sfilza di «strani movimenti» dentro il partito che ad Arcore non piacciono neanche un po’. Uno di questi è stato il varo del governo ombra di Gianfranco Rotondi, lo shadow cabinet partorito dalla mente dell’ex ministro neodemocristiano di cui fa parte, tra gli altri, proprio la Santanchè.

Anche di quest’iniziativa il Cavaliere sapeva poco o nulla. E infatti, quando gli avevano segnalato che la prima riunione s’era tenuta proprio nei locali del quartier generale forzista di San Lorenzo in Lucina, l’ex premier prima s’era infastidito («Ma chi gliel’ha data l’autorizzazione?»). Poi, forse per un moto di simpatia umana verso l’amico irpino Rotondi, aveva deciso di soprassedere. «Tanto, è solo folklore…».

Difficile però soprassedere su alcune delle mosse di Denis Verdini, che ad Arcore vengono guardate con sospetto. Tra queste, il fatto che l’uomo macchina di Berlusconi si sia fatto vedere con Nicola Cosentino e con esponenti come la consigliera regionale Luciana Scalzi, che hanno aderito a Forza Campania. Da qui la decisione che il Cavaliere avrebbe preso ieri sera, quando la ferita per l’ennesima sconfitta del Milan non s’era ancora rimarginata e in casa era solo con la fidanzata Francesca e pochi fedelissimi.

«Non ci saranno parlamentari di Forza Italia tra i candidati alle elezioni europee». E il veto riguarderebbe non solo Raffaele Fitto, che sulla corsa nella circoscrizione Meridionale aveva già puntato diverse fiches. Ma anche «vecchie glorie» del berlusconismo come Nicola Cosentino, appunto, o come Claudio Scajola.

«No, non saranno candidati». Perché, sotto sotto, il cruccio che agita i sonni berlusconiani è uno solo. Ed è quella «strana sensazione» che il partito si stia preparando al 10 aprile, quando la decisione del tribunale di Milano sulla pena principale potrebbe metterlo fuori gioco per un po’.

Il resto l’ha fatto inconsapevolmente Altero Matteoli, che tempo fa gli ha raccontato della «vecchia scelta sciagurata» di Fini di candidare i colonnelli di An alle europee.

Doveva essere una competizione sana e invece s’era trasformata in una guerra fratricida a colpi di preferenze. «Ma io non farò lo stesso errore di Fini», è l’adagio berlusconiano.

«Li fermerò prima, in un modo o nell’altro». E rimane sempre in piedi l’ipotesi della candidatura alle Europee per la quale il Giornale sta raccogliendo le firme. 

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