Finanziamento pubblico ai partiti. Ecco tutta la verità

 

finanziamento pubblico ai partitti tutta la verità

Dopo lo scambio di tweet tra Letta e Grillo e dopo la confusione generale, vale la pena tentare di mettere un po’ d’ordine per capire se il finanziamento ai partiti è stato abolito, come dice Letta, oppure no.

 

Allora, il decreto legge prevede l’eliminazione graduale (in tre anni) del sistema attuale di finanziamento diretto (soldi che vanno direttamente dallo Stato ai partiti, in proporzione ai voti ottenuti) che sarebbe sostituito con un sistema basato «sulla contribuzione volontaria » e su «forme di contribuzione indiretta e benefìci non monetari», come la messa a disposizione  di spazi televisivi (gratuiti) e di immobili demaniali per le sedi (scontati). Più «altre agevolazioni che saranno individuate». La cosiddetta contribuzione volontaria ha due aspetti: le detrazioni fiscali per chi dona soldi ai partiti e il due per mille da devolvere a un partito quando si fa la dichiarazione dei redditi.

Le detrazioni fiscali, essendo tali, andranno comunque a pesare sulle casse pubbliche, anche se in misura minore rispetto al finanziamento diretto attuale.

Il meccanismo del due per mille invece dovrebbe prevedere che il cosiddetto ‘inoptato’ (se uno non sceglie nessun partito) non verrà redistribuito proporzionalmente tra i partiti ma sarà destinato allo Stato.

Non si sa ancora se e come peseranno sulle casse pubbliche (anche in termini di mancati introiti, eventualmente) gli immobili demaniali che saranno assegnati a prezzi di favore ai partiti e gli spazi radiotelevisivi che saranno loro garantiti, né le altre «agevolazioni che saranno individuate». Tra gli altri aspetti della legge, la definizione-registrazione dei partiti con alcune regole (tipo uno statuto) per essere ammessi alle nuove agevolazioni indirette.

Interessante anche il fatto che saranno privilegiati i partiti presenti in Parlamento: solo a loro infatti verrebbero riservate le quote del due per mille. Le detrazioni fiscali invece valgono anche per i partiti non rappresentati in Parlamento, se si sono presentati all’ultimo giro in almeno tre circoscrizioni o se hanno – da qualche parte – almeno un consigliere regionale. Allora, il finanziamento pubblico ai partiti è stato abolito o no?

Ciascuno si faccia la sua idea. La mia è che è stato cambiato ed è stato ridotto, ma siccome per lo Stato continuano a esserci oneri (e per i partiti continuano a esserci benefici che appunto pesano sulla collettività), parlare di «abolizione» e basta – come ha fatto Letta – è un po’ truffaldino. Gli bastava aggiungere nel tweet, dopo «finanziamento pubblico», la parola «diretto» e già sarebbe stato più corretto. Onestamente, non credo che il premier l’abbia omessa solo perché non ci stava nei 140 caratteri.

UpdateL’onorevole Emanuele Fiano mi segnala che nell’ultimo testo licenziato alla Camera e replicato dal governo nel testo del decreto, non sussistono più forme di contribuzione indiretta e benefìci non monetari», come la messa a disposizione di spazi televisivi e di immobili demaniali per le sedi né «altre agevolazioni che saranno individuate». Fiano segnala che sono state eliminate dal testo «per volontà del PD, e degli altri partiti di maggioranza; noi abbiamo voluto che il nuovo sistema contemplasse solo forme di erogazioni individuali volontarie dei cittadini o scelte fatte sulla destinazione della propria dichiarazione Irpef». 

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