FI vince a Casal di Principe, perde ad Arcore; Pd + 50 a Firenze; M5S ok in Valsusa, crolla a Parma

renzi balotelli statua infiltrato.it

Grazie alla mappa interattiva di Youtrend è possibile vedere il dettaglio dei risultati elettorali per regioni, province e comuni. Così da scoprire delle curiosità clamorose. Il Pd perde solo in 3 province, tra cui Isernia, dove FI è il primo partito. Ma B. perde Arcore di oltre 30 punti. Ecco tutte le imperdibili curiosità del voto per le europee 2014.

  

CURIOSITÀ PD

Il primo dato che risalta agli occhi è questo: il Pd vince largamente in tutte le regioni d’Italia. Da nessuna parte il M5S riesce a prevalere. In Toscana sono addirittura 40 i punti percentuali che separano Grillo da Renzi e a Firenze i punti sono quasi 50.

A Rignano sull’Arno, paese Natale di Renzi, il Pd segna un clamoroso + 52 sugli avversari: finisce 65,49% a 13,48%.

Il Partito Democratico riesce a vincere, seppur di poco, persino in Trentino Alto Adige, dove il SVP è fortissimo: finisce 29,9% a 28,8% per Renzi.

Anche nella Capitale il Premier fa il pieno di voti: nonostante le difficoltà del sindaco Marino, i punti di distacco rifilati al M5S, vero e unico sfidante di questa competizione elettorale, sono stati quasi 20 (43,1% a 24,9%). E nelle altre grandi città la tendenza non è cambiata: + 30 a Milano (45% a 14,2%); + 23 a Torino (45,1% a 21,7%); + 25 a Venezia (46,0% a 21,1%); + 16 a Genova (44,57% a 28,05%); + 40 a Bologna (54,5% a 15,3%); + 15 a Napoli (40,9% a 26,5%); + 14% a Reggio Calabria (34,7% a 21,3%).

È qui, nei grandi centri, che Renzi ha stravinto la sfida con Grillo, oltre che in tutta Italia, perdendo solo nelle province di Sondrio (appena dietro la Lega), Bolzano (dietro il SVP) e Isernia (dietro Forza italia).

CURIOSITÀ M5S

I migliori risultati li ha ottenuti in Sardegna (30,5%), Abruzzo (29,7%) e Molise (27,3%). C’è molta delusione per il risultato della Capitale e di Genova, dove in teoria il M5S dovrebbe essere più forte.

Il M5S non è riuscito a strappare al Pd né una regione, né una provincia ma solo una percentuale minima di comuni, persino inferiore a quelli dove ha vinto Forza Italia. I ragazzi di Grillo hanno vinto a Monreale (in provincia di Palermo), Termoli (Cb), in metà provincia di Cagliari (meno che a Cagliari) e nei comuni della Val di Susa. Si conferma primo partito a Pomezia e porta a casa il primo posto anche nei comuni di Civitavecchia, Fiumicino e Ladispoli. Tracollo nella Parma di Pizzarotti, dove finisce 52,1% a 19,1%. Questo risultato potrebbe rappresentare l’inizio della fine per il Movimento 5 Stelle, soprattutto dopo le frizioni tra Grillo e Pizzarotti e una campagna elettorale in difesa nonostante alcuni buoni risultati ottenuti. Tra cui il fermo dell’inceneritore che, ad oggi, non è ancora funzionante.

CURIOSITÀ FI

Come già detto FI ha vinto a Casal di Principe e perso ad Arcore.

Nelle regioni del Sud è andata sicuramente meglio per il partito (defunto?) di Berlusconi: l’unica provincia in cui ha stravinto è Isernia, dove il candidato forzista Aldo Patriciello ha raccolto il pieno di voti. La sfida con il Pd è finita 34,1% a 28,8% per Silvio.

Anche in provincia di Caserta FI ha tenuto botta, forse Cosentino non è ancora così debole come si pensa: vittorie a Castel Volturno, Mondragone, Grazzanise, Santa Maria La Fossa, San Cipriano d’Aversa, Casapesenna. Tutti comuni ad alta densità camorristica, secondo quanto denunciato dalla Direzione Investigativa Antimafia nell’ultima relazione al Parlamento.

A Cesano Boscone, dove Berlusconi svolge i servizi sociali, Forza Italia è il terzo partito, distanziata di ben 22 punti percentuali dal Pd.

Il miglior risultato lo ha ottenuto in Campania con il 23,9%, mentre il peggiore in Trentino Alto Adige dove ha raccolto appena il 7,6% dei voti.

Stiamo parlando, secondo quanto traspare da questa tornata elettorale, di un partito in via d’estinzione, sempre più in mano a comitati d’affari indipendenti dal potere centrale di Berlusconi. Che, senza una reale agibilità politica, ha perso tutto il suo smalto e carisma. Saranno costretti a ricompattarsi con il Ncd di Alfano e, probabilmente, anche con Lega e Fratelli d’Italia. Pena la definitiva scomparsa del centrodestra italiano, così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi venti anni a questa parte. 

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