F- 35, gli ispettori del Pentagono bocciano ancora una volta il progetto. Ma L’Italia ha già pagato

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Gli ispettori del Pentagono contestano 365 carenze nei controlli di qualità. E il blocco dei fondi governativi Usa rischia di far saltare le previsioni su prezzi e tempi.

 

Ancora una grana per il programma supercaccia F-35. E questa volta è doppia. Perché il programma militare più costoso e travagliato della storia subirà due novità non certo positive. Come riporta un’inchiesta de “L’Espresso” la prima arriva direttamente dall’ispettorato del Pentagono, con un rapporto durissimo sul progetto.

Secondo il Defense Department’s Inspector general sarebbe stato gestito in modo scadente – letteralmente “shoddy” – dalle principali aziende ossia la Lockheed statunitense e la britannica Bae. Secondo i funzionari di Washington ci sono ben 365 carenze nei controlli che dovrebbero garantire la qualità del programma. La maggior parte delle critiche riguardano le componenti meccaniche dell’aereo. La fusoliera, il tettuccio che dovrebbe permettere la visione panoramica, gli appartati per l’ossigeno, gli strumenti per l’atterraggio sono tutti stati realizzati in maniera scadente.

Le ispezioni sono state realizzate nel corso del 2012 3 e nei primi mesi di quest’anno. Il risultato è di non poter certificare che la Lockheed stia “applicando con rigore i processi di progettazione, produzione e verifica della qualità”.

L’azienda ha replicato sostenendo che tutti gli aspetti critici sono in via di soluzione. Infatti nessuna delle deficienze riscontrate provoca problemi alla sicurezza dei velivoli già consegnati. Ora i supervisori del Pentagono vogliono esaminare anche la situazione dei motori e soprattutto quella del software. Fondamentale per le prestazioni del supercaccia. Le ispezioni attualmente sono ferme per il blocco del budget del governo americano che sta paralizzando la pubblica amministrazione statunitense.

Ed è proprio da questo fronte che arriva la seconda minaccia per gli F 35. La notizia è arrivata direttamente dal generale Bogdan: “Il blocco dei fondi sta determinando effetti negativi sulle prove in volo e i test su altri aspetti del programma, come la messa a punto, la consegna degli aerei e la manutenzione di quelli già in servizio. C’è il rischio di ritardi e di cancellazioni degli ordini”. Quello che teme l’alto ufficiale è che salti la pianificazione del progetto, indispensabile per recuperare i ritardi accumulati e soprattutto limitare il costo dell’F – 35, lievitato negli ultimi anni.

Infatti Il personale militare impegnato nella produzione e nei test infatti si è fermato a causa dello stop ai finanziamenti. E molti dei fornitori hanno smesso di lavorare alla luce dell’incertezza nei pagamenti del governo. La Pratt & Whitney, responsabile per i motori del jet, ha sospeso parte delle operazioni. La Lockheed invece ha dichiarato che proseguirà nelle attività finché non riceverà uno stop esplicito da Washington. Ma senza la supervisione dei funzionari del Pentagono incaricati di certificare componenti e velivoli l’intero progetto rischia di arenarsi nel giro di pochi giorni.

L’Italia ha formalizzato il 27 settembre l’acquisto dei primi sei F-35. Faranno parte del sesto e del settimo lotto di produzione. Stando ai dati del Pentagono, il prezzo per ogni esemplare del sesto lotto sarà di 103 milioni di dollari, mentre per quelli del settimo dovrebbe scendere a 93 milioni. La cifra non include però il costo dei motori (circa 25 milioni) e quello destinato a logistica, pezzi di ricambio e manutenzione. 

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