F 35, è guerra totale. Ormai siamo al tutti contro tutti: ma il Parlamento non conta niente

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Il Consiglio Supremo della Difesa si scaglia contro il Parlamento, delegittimandolo in una nota e contestando il fatto che le Camere non possono avere l’ultima parola in merito all’acquisto dei velivoli: c’era una volta la democrazia del popolo, ora decidono i giudici. Su tutto.

 

Si fanno sempre più forti le tensioni in Parlamento attorno al tema dell’acquisto degli F35. A gettare benzina sul fuoco ci pensa il Consiglio Supremo della Difesa , che dirama un comunicato, al termine della riunione tenutasi ieri, (oggi per chi legge n.d.r) nel quale dice in sintesi che il Parlamento non può in nessun modo porre veti al Governo su provvedimenti riguardanti l’ammodernamento e ristrutturazione delle forze armate.

A presiedere la riunione del Consiglio c’era in primis il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e attorno al tavolo c’erano anche il premier Enrico Letta, il ministro degli Esteri Emma Bonino, il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il ministro dell’Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni, il ministro della Difesa Mario Mauro, il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, il capo di stato maggiore della Difesa ammiraglio Luigi Binelli Mantelli.

Insomma tutte le personalità che formano il Consiglio Supremo. Nella nota diramata si fa chiaramente riferimento alla legge 244 del 31 Dicembre del 2012 dal titolo “Delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale e norme sulla medesima materia, dove praticamente si dice che il Parlamento può esprimere solo un parere in materia. In parole povere se il Governo vuole che si acquistino questi F35 la spesa si farà e basta.

Dunque la questione si fa sempre più spinosa e rischia di non trovare una soluzione a breve termine, continuando a distogliere l’attenzione del Governo da problemi più urgenti e spinosi. Ma perché questi F35 preoccupano così tanto i politici nostrani?

In primis perché se l’Italia si ritirasse dalla corsa all’acquisto verrebbe meno ad accordi internazionali presi tra i 9 paesi partecipanti al programma (Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Olanda, Turchia, Canada, Australia, Danimarca e Norvegia) e quindi “perderebbe” d’immagine agli occhi degli alleati e inoltre c’è un secondo dettaglio da non sottovalutare.

Parte della costruzione degli F35 come le ali, tutti i component della fusoliera, il disegno e la progettazione che vedono impegnati 150 ingegneri sono affidati ad un’azienda italiana. La Alenia, che fa parte del gruppo Finmeccanica  e che come ricordiamo ha praticamente il monopolio in Italia per quanto riguarda questo settore e i suoi interessi sono molto estesi in Gran Bretagna e Usa. Ovviamente non sono mancate le polemiche e l’indignazione che si è sollevata tra i parlamentari.

Uno dei più accaniti è sicuramente Pippo Civati che nel suo blog pubblica un post che recita così :“Il Parlamento è sovrano (forse)”, in cui si dice d’accordo con i colleghi che “rifiutano in toto” la presa di posizione del Consiglio di Difesa sugli F35. “Si tratta di un fatto di estrema gravità, rispetto al quale il Presidente della Repubblica e, soprattutto, la presidente della Camera dovrebbero riaffermare la sovranità del Parlamento. Immediatamente”.

Il Problema è che il Presidente della Repubblica presiede anche il Consiglio Superiore della Difesa quindi è come se sconfessasse se stesso. Di diverso parere il Presidente della commissione difesa del Pd, Nicola Latorre, il quale  pubblica una nota in cui dice, tra le altre cose che “Il Consiglio, ha sottolineato l’esigenza di rimanere sempre nel quadro di un rapporto fiduciario fondato sul riconoscimento dei rispettivi distinti ruoli degli organi dello Stato. Ogni altra polemica è pretestuosa”.

 

Anche il capogruppo della Camera del M5s Riccardo Nuti è contrario e lo ribadisce in una nota dove dice “”L’intervento del Consiglio Supremo di Difesa” su gli F35 “è l’ennesima prova che il Parlamento viene concepito come ratificatore di provvedimenti del Governo. E’ sconvolgente che Napolitano avalli questo ennesimo schiaffo. Ci aspettiamo che come presidente del Consiglio di Difesa, faccia chiarezza”.

Nel frattempo come ci ricorda Repubblica il Parlamento si è “vendicato” visto che la Commissione Difesa della Camera ha approvato oggi un parere della relatrice Federica Mogherini (Pd) sul decreto per il rilancio dell’economia. In base al testo approvato, il governo non può più vendere armamenti italiani a Stati con cui intrattiene rapporti di cooperazione.

Prima della modifica, il ministro della Difesa, “nell’ambito degli accordi di cooperazione o di reciproca assistenza tecnico-militare stipulati con gli altri Stati”, poteva “svolgere attività contrattuale per l’acquisto da parte dei citati Stati di materiali di armamento prodotti dall’industria nazionale, ovvero fornire il necessario supporto tecnico amministrativo”.

Ma a quanto pare siamo solo nel mezzo della bufera e ora toccherà aspettare per vedere chi resterà con il cerino in mano.

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