Europee 2014: tsunami Pd, flop M5S, crollo FI. Il voto per circoscrizione e gli scenari futuri

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I risultati che vi proponiamo sono definitivi, come riportate ufficialmente dal Ministero dell’Interno. E, francamente, hanno del clamoroso: chi si aspettava un Renzi così “tsunamico”, capace addirittura da superare il 40% – 40,81%, pari a 11.178.378 di voti – risultato mai raggiunto nella storia democratica? E chi si aspettava un Grillo doppiato, dal #vinciamonoi al #vinciamopoi, con il M5S che – pur consolidandosi come secondo partito nazionale, perde più di qualche punto rispetto alle scorse nazionali? L’unica certezza, come scritto anche in passato, ce l’ha regalata Berlusconi, cui avevamo pronosticato uno scarso 15%: ci siamo sbagliati di poco, visto che Silvio si è fermato al 16,8%. Benvenuti nella Terza Repubblica, quella del Renzismo.

 

Quando mancano poche centinaia di sezioni – alle 8.43 sono state scrutinate 61.521 su 61.592 – i risultati possono considerarsi definitivi. Vediamo nel dettaglio cosa è accaduto, fermo restando che si può parlare di tsunami Renzi, delusione Grillo, crollo Berlusconi.

PD, M5S, FI: ANALISI DEL VOTO PER CIRCOSCRIZIONE

Con più di 11 milioni di voti, il non-eletto Premier Renzi legittima, ex post, la poltrona su cui siede a Palazzo Chigi. E lo fa nel modo più clamoroso che ci sia, doppiando il Movimento 5 Stelle di Grillo (40 a 20), distruggendo Berlusconi e drenando voti a entrambi. Un successo straordinario, nel senso che nessuno poteva minimamente immaginarlo, visti i recenti sondaggi che davano Grillo in corsia di sorpasso. Dove ha vinto Renzi? E Perché?

Nelle circoscrizione insulare, dove il M5S era accreditato in vantaggio rispetto al Pd, Renzi ha prevalso di oltre 7 punti percentuali, portando i democratici al 34,89% e lasciando Grillo al 27,29%, comunque oltre la media nazionale, e Berlusconi poco più sotto, al 20,04%.

Nella circoscrizione meridionale – e anche qui il M5S era dato in netto vantaggio – il distacco tra Renzi e Grillo è stato ancora più forte, di oltre 11 punti percentuali: Pd al 35,04%, M5S al 24,06%, FI al 22,20%.

Volendo semplificare si può dire che il “populismo” al Sud tira ancora. Certo che è i due grandi sconfitti, M5S e Forza Italia – almeno nel meridione – hanno tenuto botta. Ma risalendo la penisola il vento cambia e inizia a soffiare fortissimo lo tsunami renziano.

Nell’Italia centrale che Renzi surclassa tutti, mette la freccia e va a vincere in modo imbarazzante: Lazio, Marche, Toscana e Umbria – le regioni che compongono la III circoscrizione – non hanno avuto alcuna remore nel portare il Pd al 46,56% e nel mollare il M5S al 21,78% e FI addirittura al 14,74%.

Le regioni rosse non solo hanno tenuto ma sono state determinanti per la schiacciante vittoria del Premier.

Nella circoscrizione nord-orientale si conferma la forza d’urto dello tsunami Renzi: il Pd vola al 43,52%, il M5S crolla al 18,96% e Forza Italia addirittura finisce al 12,95%.

Il trend è più o meno lo stesso anche nella circoscrizione nord-occidentale, dove Renzi si attesta al 40,61%, Grillo al 18,42% e Berlusconi al 16,22%.

Il riepilogo nazionale è impietoso: il Partito Democratico di Matteo Renzi stravince con il 40,81% dei voti, doppiando il M5S di Beppe Grillo, fermo al 21,15% e distruggendo Forza Italia di Berlusconi, crollata al 16,80%.

GLI ALTRI PARTITI

Chi, dei “piccoli”, ha superato la soglia di sbarramento? Chi, invece, ancora una volta deve leccarsi le ferite?

Ce l’ha fatta la Lega di Salvini, con un risultato nazionale pari al 6,15%, frutto di un 11,70% nella I circoscrizione e di un 9,92% nella II. Nell’Italia centrale il popolo padano è quasi inesistente (2,14%) e nella circoscrizione meridionale scompare (0,75%), così come nelle isole (0,99%).

Anche il Nuovo Centrodestra di Alfano, forse a sorpresa e certamente con molta fatica, è riuscito a superare la fatidica soglia, seppur di un niente: 4,38% il risultato nazionale: sopra il 3% in tutte le circoscrizioni con un picco del 6,56% nell’Italia meridionale e del 7,49% nelle isole.

Ancora più clamoroso è il risultato della Lista Tsipras, che nessun sondaggio aveva dato oltre il 4%, e invece è riuscita a spuntarla per un soffio, attestandosi al 4,03%. Il risultato migliore lo ha ottenuto nell’Italia centrale, con un 4,71%.

Restano fuori dal Parlamento europeo Fratelli d’Italia (3,66%), Scelta Europea (0,71%) e Italia dei Valori (0,65%).

SCENARI FUTURI

Le ipotesi più probabili sono due: un rimpastone di Governo che prenda atto della straripante forza elettorale del Pd di Renzi o imminenti elezioni anticipate per sfruttare l’onda lunga delle europee e formare un monocolore Pd in grado di portare avanti, da solo, qualsiasi riforma decida di mettere in campo. Nelle prossime ore ne sapremo di più, certamente verrà depotenziato il peso ricattatorio di Alfano e Berlusconi, costretti a tornare insieme per ricostruire un centrodestra allo sbando. Per quanto riguarda Grillo nulla è scontato: potrebbe decidere persino di lasciare il Movimento, come annunciato (“o vinco o me ne vado”), anche se nelle ultime ore sta prevalendo l’idea di rilanciarsi come unica opposizione in campo e mettere nel mirino il vero garante del renzismo in Italia, Giorgio Napolitano. “Affondiamo lui e cadranno tutti”, pensano alcuni degli esponenti a 5 Stelle. Ma, in realtà, non è proprio così, visto che nemmeno un uomo lungimirante come il Presidente della Repubblica poteva immaginarsi un Renzi così strabordante.

80 EURO, PIENO DI VOTI

Cambiamo gli italiani, non l’Italia. E prepariamoci al ventennio renziano, dopo aver vissuto quello berlusconiano. La promessa degli 80 euro al mese ha pagato, visto che – a quanto pare – i beneficiari sembrano aver premiato il benefattore. Il Pd ha preso 3 milioni di voti rispetto alle ultime elezioni e il M5S 3 in meno: la differenza sta tutta in quegli 80 euro. Tanto vale il voto degli italiani. O, forse, molto più semplicemente Grillo non piace più. 

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