Emergenza carceri, ora rischia di saltare anche il processo Finmeccanica

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La difesa di Haschke parla della sentenza Torregiani contro l’estradizione, ma il pm Fusco la spunta.

 

Non è stata una “passeggiata” l’estradizione di Guido Ralph Haschke in Italia, l’intermediario di Finmeccanica ora nel carcere del Bassone di Como, indagato per riciclaggio nella famosa commessa “indiana” dei 12 elicotteri di Agusta Westland, spauracchio sia per il vecchio management di piazza Montegrappa, per la politica italiana e per il governo indiano. Anche per questo motivo, nei corridoi della procura di Busto, si parla di «successo senza precedenti» da parte del pm Eugenio Fusco ai fini dell’inchiesta che potrebbe fare luce sulle ombre della vecchia gestione Finmeccanica come i “presunti” rapporti privilegiati con il Palazzo, nello specifico con la Lega Nord di Roberto Maroni.

Fino all’ultimo, infatti, c’è stato il rischio che il tribunale federale svizzero respingesse le richieste di estradizione della procura di Busto Arsizio che indaga sulla tangente da 51 milioni di euro sulla commessa da 550 milioni per gli Aw 101. La difesa di Haschke, infatti, ha opposto una “questione” che in queste ultime settimane tiene banco tra le fila della politica italiana: il sovraffollamento delle carceri con il rischio di una multa da parte dell’Ue e la richiesta di provvedimenti urgenti al parlamento (amnistia o indulto ndr) da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Nella sentenza della procura di Bellinzona del 16 ottobre (qui il documento) – che respinge le richieste dei legali di quello che i pm ritengono l’anello di congiunzione tra i vertici della holding della Difesa e l’India – al punto 8, si legge nero su bianco: «L’estradando afferma che una sua estradizione all’Italia violerebbe l’art 3 Cedu e 7 Patto Onu II. Egli richiama la sentenza dell’8 gennaio 2013 della Corte Europea dei diritti dell’uomo nel caso Torregiani ed altri, la quale avrebbe condannato l’Italia sulla base della summenzionata disposizione, per le inaccettabili condizioni di carcerazione vigenti in alcune sue strutture, tra le quali quella di Busto Arsizio, laddove egli sarebbe destinato in caso di estradizione». Il punto è spinoso. E – secondo quanto apprende Linkiesta dagli inquirenti ha rischiato in concreto di far saltare l’arrivo di Haschke in Italia: il carcere bustocco è tra più sovraffolati d’Italia.

Per questo motivo, agli inizi di ottobre, dal ministero dell’Interno si sono affrettati a dare rassicurazioni ai giudici svizzeri. E nella sentenza si trova  l’appunto del Viminale, cioè che «in caso di consegna in estradizione di A., lo stesso non dovrà essere necessariamente ristretto presso la Casa Circondariale di Busto Arsizio potendo essere essere associato in altro istituto penitenziario più vicino al confine svizzero, anche al fine di agevolare eventuali visite dei familiari, residenti a Lugano». Per questo motivo l’intermediario svizzero è stato trasferito a Bassone, carcere che si trova a pochi chilometri di distanza dalla Svizzera in modo da permettere rapporti più facili con la famiglia. Orsi, indagato nell’inchiesta per corruzione internazionale, ha passato quasi 90 giorni nel carcere di Busto. «Tre mesi di grande sofferenza» disse all’uscita, ma va detto non ci furono proteste per la condizione carceraria.

Adesso il processo sulla maxi tangente da 51 milioni di euro entra nel vivo. Haschke sarà ascoltato dal gip mercoledì 30 ottobre. E la prossima settimana sarà riascoltato di nuovo da Fusco che il prossimo 26 luglio 2014 – è bene ricordarlo – dovrà lasciare la procura per scadenza dei termini di sostituzione. È probabile che l’intermediario possa ribadire – magari in modo più dettagliato – quello che ha già spiegato in diversi interrogatori di fronte al magistrato dello scandalo Antonveneta. I fronti sono due. La parte italiana, con la famosa «retrocessione» (anche detta retrocommissione ndr) che sarebbe stata richiesta da Orsi come percentuale sulla commessa da 550 milioni di euro. E quella indiana, con la corruzione di militari dello stato maggiore per agevolare la vittoria della gara da parte di Agusta Westland contro gli americani di Sikorsky. 

Le due vicende s’intersecano. E tirano in ballo l’India, con il governo che ha congelato la scorsa settimana il pagamento della commessa, ma ripescano pure la Lega Nord del periodo del tesoriere Francesco Belsito. Il Carroccio è stato citato sin dal principio delle inchieste su Finmeccanica, che spaziano da Busto a Napoli, fino a Roma e Palermo. Fu Lorenzo Borgogni, ex relazioni esterne della gestione di Pierfrancesco Guarguaglini a parlarne. Ma a farne cenno è stato anche Giuseppe Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia, in un interrogatorio del 14 novembre del 2012, quando spiegò appunto che proprio Haschke gli aveva confidato che «la retrocessione richiesta magari serviva a Orsi per ricompensare la Lega» per la nomina alla presidenza.

L’intermediario svizzero ha sempre respinto «l’illazione della retroscessione». Nel frattempo nella sentenza svizzera si parla pure della vicenda dei Marò italiani, in attesa del processo in India per l’uccisione di due pescatori. La difesa aveva spiegato a Bellinzona che «un altro motivo per mantenere la giurisdizione svizzera è legato, a dire del ricorrente, agli interessi politici in gioco tra Italia e India. La vicenda che lo tocca implicherebbe un importante scontro di interessi politici ed economici tra i due Paesi. Coinvolta sarebbe la più importante azienda pubblica italiana e lo sarebbe nei suoi rapporti con le autorità politiche e militari di un Paese importante come l’India, con il quale l’Italia attraverserebbe attualmente una profonda crisi diplomatica per la vicenda dei due marinai militari italiani accusati di omicidio in India. Vi sarebbe il timore che l’andamento del processo sia condizionato dalle vicende politiche tra i due Paesi».

I giudici però hanno respinto anche questo punto. Si legge: «Quanto asserito dal ricorrente non è supportato da nessun elemento concreto in grado di confermare la sua tesi. Si tratta di ipotesi che, in assenza del benché minimo riscontro probatorio, non possono di certo issarsi a motivo sufficiente per negare l’estradizione». La prossima udienza sarà il 26 novembre. Per difendersi Orsi ha convocato una lista lunghissima di testimoni. E intanto in India, che il prossimo anno andrà a elezioni politiche, continuano a essere sempre più spaventati da quello che potrebbe raccontare Haschke: “mister 0,5%” inizia a fare paura. 

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