Dopo la squadra di Governo, tocca all’esercito di sottosegretari. Mai così tanti prima d’ora

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Saranno una decina gli alfaniani che troveranno spazio nel governo, mentre saranno 22 quelli del Pd, 5 di Scelta civica, 2 al Psi; un posto anche per Bruno Tabacci o Pino Pisicchio – Si affilano i coltelli per il ruolo da sottosegretario alla Presidenza del consiglio – Ci sarà posto per tutti, anche per la Vezzali…

 

Matteo Renzi riconosce che il governo «avrebbe fatto meglio» a presentarsi alle Camere anche con i sottosegretari. Peccato di inesperienza. O di ingenuità. Anche perché, forse il presidente del Consiglio non immaginava il via vai di deputati che, a Montecitorio, lo hanno avvicinato per raccomandarsi per un posto da sottosegretario o da viceministro.

Di certo non lo ha fatto Venanzio Carpentieri, sindaco di Melito (Terra dei fuochi), che potrebbe finire sottosegretario all’Interno o alla Giustizia. Corre per via Arenula anche Enrico Costa (Ncd), che fa però resistenze per lasciare a Nunzia De Girolamo il posto di capogruppo.

Potrebbe essere confermato Cosimo Ferri. Ma sarebbe in partita anche Roberto Rao. Nel complesso saranno una decina gli alfaniani che troveranno spazio nel governo, mentre saranno 22 quelli del Pd, 5 di Scelta civica, 2 al Psi; un posto anche per Bruno Tabacci o Pino Pisicchio. Intenzione di Renzi è contenere in 45 il numero massimo di sottosegretari e viceministri.

Ma è probabile che il consiglio dei ministri di domani porti il numero a 50. Solo così sarebbe possibile riservare una posizione ai Popolari per l’Italia; altrimenti Mario Mauro resterebbe fuori dal governo. E i loro 12 voti al Senato potrebbero tornare in bilico per la maggioranza. Così, per l’ex ministro della Difesa si profilerebbe la posizione di viceministro al ministero degli Esteri, con delega per le Politiche europee.

Una posizione, però, che verrebbe offuscata da Enzo Moavero. Da ministro (senza portafoglio) agli Affari europei, potrebbe guidare comunque il Dipartimento delle Politiche comunitarie, in campo alla Presidenza del consiglio, con un incarico tutto da definire; tipo special envoy, sulla falsariga di Staffan De Mistura per i marò. Allo stesso incarico di Moavero, però, punta anche Sandro Gozi (Pd).

Particolarmente affollato il numero di pretendenti (o presunti tali) per un ruolo da sottosegretario alla Presidenza del consiglio. La delega per i servizi segreti dovrebbe finire a Luca Lotti, braccio destro di Renzi; anche se Marco Minniti punta a essere confermato nell’incarico. Ivan Scalfarotto (Pd) potrebbe entrare tra i sottosegretari di Palazzo Chigi, direzione Pari Opportunità. Gli potrebbe fare compagnia Riccardo Nencini, ma con la delega dello Sport.

Giovanni Legnini (Pd) dovrebbe lasciare la Presidenza (e la delega per l’Editoria) e finire al ministero dell’Economia per curare i rapporti con il Parlamento. All’Economia puntano anche Benedetto Della Vedova (Sc) e Luigi Casero (Ncd). Un pensierino l’aveva fatto anche Irene Tinagli (Sc), destinata però allo Sviluppo economico. Attesa la conferma, sempre allo Sviluppo economico, di Claudio De Vincenti (Pd).

Scalda i motori, per la delega al Commercio estero, Carlo Calenda (Sc). Sicura la conferma di Lapo Pistelli (Pd) e Mario Giro agli Esteri. Come quella della Borletti Buitoni (Sc) ai Beni culturali e di Gioacchino Alfano (Ncd) alla Difesa.

Un incarico da sottosegretario lo dovrebbero trovare anche Barbara Saltamartini (Ncd) e Davide Zoggia (Pd).

Mentre appare scontato che Pietro Ichino (Sc) possa seguire da vicino la riforma del lavoro dal ministero come viceministro.

Aria di incarichi anche per Valentina Vezzali (Sc).

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