“Dopo Casini ne arriveranno altri”. Si ritorna al vecchio Pdl, cambiare tutto per non cambiare nulla

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Dietrofront dei partitini di centrodestra: non si sa cosa succede quando arriverà l’interdizione.

 

La “breccia” l’ha aperta il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Ma non è detto che nei prossimi mesi (se non già nelle prossime settimane prima delle Europee di fine maggio e delle amministrative) siano in tanti, tra dirigenti e militanti dei piccoli partiti di centrodestra, come Fratelli d’Italia, Lega Nord o lo stesso Nuovo Centro Destra di Alfano, a ritornare tra le braccia di Silvio Berlusconi. In questi giorni il Cavaliere, dato per morto a più riprese, si gode invece i sondaggi che lo danno avanti al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e il rilancio sul panorama politico europeo e nazionale.

Ha aperto «all’amico Pier Ferdinando», pur dicendo ai falchi di vigilare, ed è convinto che saranno in molti a bussare alla sua porta prima delle prossime elezioni politiche, chissà magari già prima della tornata elettorale di maggio che comprende sia le europee sia le elezioni comunali. «Al momento lo stiamo vedendo al massimo della forma: non sappiamo cosa succederà quando arriverà l’interdizione e inizierà a scontare la pena. Nesuno sa che accadrà quando sapremo che non potrà più candidarsi» spiega a microfoni spenti un esponente di Fratelli D’Italia, preoccupato dai sondaggi che danno il partito di Ignazio La Russa appena al 2,2% (Ipsos 3 febbraio).

Il punto è proprio questo. Non riguarda solo la formazione di Giorgia Meloni, ma anche il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e il Carroccio di Matteo Salvini e Roberto Maroni, quest’ultimo si proprio il 3 febbraio si è scagliato contro Casini («Non servono le ammucchiate per vincere le elezioni»).

Del resto, prima bozza della nuova legge elettorale a parte, chepende sui partitini come una mannaia in vista delle prossime politiche; c’è anche la soglia del 4% per arrivare al Parlamento europeo a spaventare i tanti esponenti delle piccole realtà di centrodestra. E soprattutto c’è lo scoglio delle elezioni amministrative, dove una fetta delle classe dirigente rischia di essere fatta fuori dagli enti locali, dalle municipalizzate, dai gangli del tessuto economico politico. Perdere o uscire dal sistema significa perdere peso a livello territoriale, con il rischio di veder sparire interi partiti. È un mix esplosivo, di ansie e angosce per chi non vuole perdere incarichi e stipendi da parlamentare, ma pure di incomprensibilità a livello europeo su quello che sta accadendo in Italia. 

Non è un caso che da settimane fervono incontri tra esponenti di Forza Italia e dirigenti di altri partiti. L’europarlamentare Lara Comi, a Milano, sabato scorso, ha radunato nel suo ufficio di corso Magenta alcuni esponenti di Fratelli d’Italia. La tensione è massima. Il tessuto economico politico costruito in questi anni rischia di sfaldarsi. Per questo motivo si cerca di correre ai ripari.Del resto c’è un motivo se Daniela Santanchè e Denis Verdini hanno ripreso il lavoro discouting (© Pierluigi Bersani a proposito del M5s).

Non c’è solo lo scoglio europeo. A maggio su 1544 Comuni della Lombardia ben 1043 andranno al voto,eleggere il sindaco e gli assessori. In Veneto sono 344, in Piemonte 886, con la giunta regionale di Roberto Cota che continua a traballare. Il tutto mentre è fermo in Parlamento il riassetto delle province italiane, che va sotto il nome di decreto Delrio, a rischio scioglimento con la nascita delle città metropolitane.Si voterà con ogni probabilità domenica 25 maggio, in concomitanza con le Europee – per abbattere i costi –e lunedì 26. L’eventuale ballottaggio per i comuni con più di 15mila abitanti domenica 8 e lunedì 9 giugno.

Mancano quindi appena due mesi. E c’è chi vuole ricollocarsi. È una giostra infernale e non è detto che gli assetti cambino a breve. Innanzitutto Fratelli d’Italia il prossimo 22 febbraio coinvolgerà i suoi militanti nella nascita con tutta probabilità della nuova Alleanza Nazionale. Sarà un contenitore più ampio che potrebbe raccogliere più consensi in vista delle Europee. Molto corteggiato dagli azzurri è Carlo Fidanza, attuale europarlamentare, che però non ha la minima voglia di muoversi dal partito della Meloni e di La Russa.

Fidanza sarà capolista in Lombardia Ovest e dovrebbe confrontarsi con il senatore Roberto Formigoni per Ncd e il capolista di Forza Italia. E qui le domande su chi possa essere la testa del partito di Berlusconi sono diverse. Sarà Giovanni Toti? Non è chiaro infatti se il Cavaliere potrà o meno candidarsi. Pendono i ricorsi degli avvocati, pendono davvero troppe domande. Sta anche qui il timore per alcuni di scegliere di tornare tra le braccia dell’ex presidente del Consiglio: tornare per poi ritrovarsi come capo la Santanché.

Il dibattito s’interseca poi con la legge elettorale che sarà discussa la prossima settimana alla Camera. Lega Nord, Fratelli d’Italia e Ncd sono in attesa di sapere cosa ne sarà di loro alle prossime politiche. Si parla di un emendamento “salva Lega Nord”, c’è chi dice che la soglia di sbarramento prevista dall’Italicum (attualmente il 4,5%) possa essere abbassata, chi dà ancora in pista l’ipotesi delle preferenze.

Al momento Casini non riuscirebbe a entrare in parlamento se l’Udc entrasse in coalizione, dovrebbe essere in lista con Forza Italia. Sarà introdotto il meccanismo come per l’ultimo Porcellum del miglior perdente, che ha salvato proprio Fratelli d’Italia all’ultima tornata elettorale.

Sono tutti granelli di sabbia che smuovono i meccanismi ormai arrugginiti, talvolta inceppandoli. Non è un caso che il fronte delle alleanze a livello comunale non sia stato ancora aperto.

In Lombardia c’è particolare apprensione dopo l’avanzamento dei grillini e del centrosinistra. Il nodi da sciogliere sono troppi sul tappeto. E siamo appena all’inizio. 

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