Dipendenti assenteisti a Montecitorio, pacchia finita: ora rischiano l’arresto

 Montecitorio assenteisti

Tanto va la gatta al largo che ci lascia lo zampino. Come scrive Liberoquotidiano, a furia di fare i furbetti – timbrare e andare via – i dipendenti di Montecitorio ora rischiano l’arresto. Sarà davvero così? E, soprattutto, con tutti i pregiudicati e condannati che ci sono in Parlamento, è giusto?

 

Timbravano il cartellino puntualmente tutte le mattine, poi uscivano a fare i fatti propri senza paura. La vicenda riguarda Montecitorio, ma questa volta non riferisce ai politici. Cinque dipendenti della Camera dei Deputati rischiano ora un anno di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 500 euro. Questa la richiesta fatta lunedì 14 aprile dal pubblico ministero Maria Assunta Cassavia al termine dell’udienza, per i 5 dipendenti, tutti accusati di truffa. A dare la notizia è il quotidiano romano il Messaggero. Ora il rischio è grosso sia in termini economici sia di libertà. “Sospesi dal servizio, alcuni hanno patteggiato in sede penale, per altri è attesa la sentenza”.

I 17 dipendenti furbetti – I cinque “facevano parte di un gruppo più nutrito di dipendenti di Montecitorio che usando un tesserino elettronico non regolamentare, aggiravano il sistema di controllo delle presenze lavorative: in questo modo 17 dipendenti, tra commessi e impiegati, erano riusciti ad assentarsi dal lavoro risultando formalmente in servizio”.La vicenda non è recente, ma risale al 2009. “L’indagine era iniziata dopo una denuncia sporta grazie alla volontà dell’allora presidente della Camera dei DeputatiGianfranco Fini. In seguito ai controlli a campione che periodicamente vengono effettuati a Montecitorio, erano venute alla luce alcune anomalie”. Il presidente dell Camera “invece di aprire un’indagine interna, possibilità prevista anche dalle regole del Parlamento, preferì denunciare l’accaduto alla procura della repubblica di Roma“.

Come avveniva la truffa – Sempre il Messaggeropoi riporta i metodi con cui avveniva la truffa. “Tra i dipendenti dal badge facile, c’è chi si procurava il tesserino di un collega appena andato in pensione, il cui badge non era ancora stato disattivato”.  Forse perchè difficile da procurarsi, i furbetti si sono inventati un altro metodo: “il tesserino elettronico riservato all’amministrazione, non nominale”. Il tutto avveniva “senza che lo stipendio, che nel caso specifico dei dipendenti della camera è quantificato anche sulla base del cumulo delle ore lavorative, ne risentisse. Una truffa che avveniva proprio sotto il naso delle istituzioni, a Montecitorio”. Naturalmente alla Camera dei Deputati è stato sostituito il sistema che consente il controllo delle presenze con un nuovo sistema, di ultima generazione.

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