Di Maio (M5S): “Ecco come sbatteremo i lobbisti fuori dal parlamento”

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Partita la crociata del vicepresidente Di Maio, presto cambieranno le regole per entrare alla Camera.

 

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio è stato di parola. 

Dopo aver annunciato una dura battaglia contro i lobbisti che da anni frequentano il Palazzo, l’esponente grillino sta facendo di tutto per tener fede alla promessa. Da pochi giorni gli uffici del gruppo M5S hanno iniziato a studiare i meccanismi che regolano gli accessi a Montecitorio. 

Tra qualche settimana i Cinque Stelle proveranno a rivoluzionare il sistema. L’obiettivo è ambizioso: vietare ai rappresentanti di aziende e interessi privati di avvicinarsi alle commissioni. Insomma, la fine di un’epoca.Lo scontro è nato lo scorso dicembre, quando a Montecitorio era in corso l’esame della legge di Stabilità. Probabilmente i deputati grillini non avevano mai visto tanti lobbisti tutti insieme. 

Un piccolo esercito di professionisti schierato tra i divanetti e i corridoi del quarto piano della Camera, davanti alla commissione Bilancio. Sorridenti, ben vestiti. Sempre pronti a dispensare consigli o suggerire qualche emendamento. Alla fine gli esponenti del M5S hanno sbottato. Resta agli atti una lettera inviata alla presidente Laura Boldrini. «Ci preme sottolineare – scrivevano gli esponenti pentastellati dell’ufficio di Presidenza – come ci sfugga la ragione di una tale disinvoltura nella concessione di badge che garantiscono l’accesso e la libera circolazione, in particolare nel corso dello svolgimento delle sedute delle commissioni parlamentari, all’interno del Palazzo della Camera dei deputati, di codesti soggetti il cui numero ha ormai raggiunto un livello patologico e non più sostenibile». Pochi dubbi sui destinatari della lamentela: «I componenti degli uffici per le relazioni istituzionali sia di gruppi di pressione che associazioni rappresentative, nonché di aziende private». 

Dalle parole ai fatti. Durante la pausa natalizia il gruppo M5S si è interessato al caso. I deputati grillini hanno iniziato a studiare i meccanismi che regolano gli ingressi a Montecitorio, a partire dall’assegnazione dei tesserini che permettono di accedere fino alle commissioni parlamentari. Poco dopo è arrivata la dichiarazione di guerra. «Il 2014 sarà l’anno della lotta alle lobbies nel Palazzo», ha scritto su Facebook il vicepresidente Di Maio. Riaperte le Camere, è iniziato il pressing dei Cinque Stelle. Da un paio di giorni gli uffici del gruppo stanno chiedendo chiarimenti agli uffici competenti. «Vogliamo sapere chi entra e chi esce dal Parlamento» raccontano.  

La maggior parte delle domande è stata inviata al servizio per la Sicurezza della Camera, gestito dal consigliere capo Fabrizio Fabrizi. «Del resto gli accrediti passano tutti da qui». Chi si occupa della faccenda assicura che finora i dirigenti di Montecitorio stanno rispondendo con cortesia e disponibilità (oltre alla solita competenza). E i primi risultati sono già arrivati. I grillini hanno scoperto che diversi lobbisti possono entrare alla Camera senza troppe difficoltà. «Ci sono degli accrediti che durano per l’intera legislatura – raccontano dagli uffici dei Cinque Stelle – Vengono rilasciati a chi lavora a Montecitorio, ovviamente. Ai membri degli uffici governativi, ai rappresentanti delle Regioni e degli organi costituzionali. Altri tesserini, invece, sono assegnati a esponenti di fondazioni e grandi organizzazioni rappresentative come Confindustria».  

Ma ci sono anche altri sistemi per entrare nel Palazzo. Alcuni “rappresentanti di interessi” raggiungono le commissioni grazie ai badge giornalieri, rilasciati di volta in volta dagli uffici di Montecitorio. Altri lavorano già alla Camera. «I lobbisti si possono nascondere ovunque – raccontano dal gruppo Cinque Stelle – Anche negli staff dei deputati. Non è un segreto: molti collaboratori sono particolarmente sensibili a determinate istanze». E di certo non hanno bisogno di permessi speciali per salire al quarto piano del Palazzo. «Il livello di penetrazione è molto alto» giurano. Presto potrebbe non essere più così. «La nostra è una battaglia di trasparenza. 

Vogliamo dare un nome e un cognome a tutte le persone che avvicinano i parlamentari nelle stanze dove si prendono le decisioni». Al gruppo M5S assicurano che entro pochi giorni arriveranno tutte le risposte dall’amministrazione. A quel punto si metterà in moto il vicepresidente Di Maio. Le proposte destinate a rivoluzionare i meccanismi saranno formalizzate all’interno del gruppo. Ma le istanze saranno poste all’attenzione dell’Ufficio di Presidenza e, in particolare, del comitato per la Sicurezza presieduto da Simone Baldelli. L’obiettivo è quello di stringere le maglie. Per dirla come Di Maio: «Non ci dovranno essere mai più lobbisti fuori dalle commissioni». 

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