Decreto Legge sulla scuola. Insegnanti come gli alunni, saranno sottoposti a test e valutazioni

test e valutazioni per insengnanti

Il ministero della Pubblica Istruzione ha controllato i test di tutta Italia sottolineando che nelle periferie delle grandi città e al Sud gli studenti denotano gravi carenze in italiano e matematica. E come si diceva anticamente, se gli alunni sono asini la colpa è anche degli insegnanti. Ed è per questo che arrivano i corsi di recupero anche per chi dovrebbe proporli ai propri allievi. Sono obbligatori e gli insegnanti li devono seguire forse anche gratis.

 

E’ tutto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed è un articolo del decreto legge sulla scuola. Ed è rivolto agli insegnanti che saranno “costretti” a frequentare corsi di formazione qualora gli alunni ottengano risultati poco esaltanti ai test Invalsi. Più volte osteggiati dagli stessi perché ritenuti quiz che spesso non riescono a inquadrare la vera formazione degli allievi.

I corsi di formazione obbligatori serviranno a quelle aree dove gli alunni hanno denotato lacune nella preparazione. E saranno anche i loro docenti a frequentare corsi di formazione obbligatoria che avranno il compito di aumentare le conoscenze e le competenze degli alunni.

Naturalmente verranno incrementate anche le competenze di gestione, di programmazione e informatiche dei docenti. Si tratta di un percorso extra rispetto all’orario lavorativo e probabilmente anche non retribuito. E’ una di quelle decisione allegata in extremis al testo del decreto e non sono ancora chiari modalità e programmi integrativi. Quel che appare certo, come riporta Articolotre.com, è che per il 2014 sono stati stanziati 10 milioni di euro.

A che serve però il test Invalsi? A misurare le competenze in italiano e matematica degli alunni di seconda e quinta elementare, prima e terza media e secondo anno delle superiori. I due fascicoli proposti agli alunni italiani contengono domande a risposta multipla o aperta, grafici da interpretare, frasi da completare e altri quesiti per controllare il livello raggiunto dagli alunni e fare dei confronti tra le diverse aree del Paese.

 Le periferie delle grandi città e il sud Italia, sono le zone dove i test hanno rilevato diffuse carenze in italiano e matematica: il gap con le regioni settentrionali va via via allargandosi con l’avanzare della carriera scolastica degli allievi, al secondo anno di superiori il punteggio in matematica degli studenti di Trento surclassa di ben 48 punti quello messo insieme dai ragazzi sardi; in italiano i virtuosi sono invece i lombardi, 214 punti in media contro i 183 raggranellati in Sicilia.

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