Decadenza Berlusconi, ormai è diventato un percorso ad ostacoli. In attesa della grazia

decadenza berlusconi in attesa della grazia

Per rallentare l’iter il Pdl prova a invalidare il voto in Giunta, in attesa di una grazia dal Colle.

 

La data adesso c’è. L’Aula di Palazzo Madama voterà la decadenza del senatore Silvio Berlusconi il prossimo 27 novembre. Così ha deciso ieri mattina la conferenza dei capigruppo convocata da Pietro Grasso. Eppure la strada che porta all’allontanamento dal Parlamento del Cavaliere inizia a somigliare a un percorso a ostacoli. A Palazzo Grazioli si pensava di poter posticipare il voto fino a dicembre, forse anche al prossimo anno. Di fronte all’inattesa accelerazione, ogni pretesto diventa valido per rallentare la procedura.

La prima battaglia per prendere tempo è già vinta. Anche grazie al sostegno del Partito democratico. Nella serata di ieri Cinque Stelle e Sel hanno chiesto di votare in Aula un nuovo calendario dei lavori. Quasi una provocazione: immediato voto sulla decadenza del Cavaliere ed esame della mozione di sfiducia al ministro Cancellieri entro tre giorni. La maggioranza, compatta, ha respinto ogni ipotesi confermando almeno per il momento la data del 27 novembre.

Gli appigli per ritardare ulteriormente l’iter non mancano. La prima speranza dei berlusconiani è affidata al Consiglio di Presidenza del Senato, convocato per oggi alle 15. L’organismo di Palazzo Madama dovrà valutare la validità del voto della Giunta delle elezioni e immunità parlamentari dello scorso 4 ottobre. A sollevare il caso nella capigruppo di ieri mattina sono stati proprio gli esponenti del Pdl. Al centro delle polemiche, ancora una volta, quei parlamentari colpevoli di aver aggiornato i propri profili su Facebook e Twitter durante la camera di consiglio della Giunta.

Peccato che in quella occasione fossero vincolati dal segreto. E impossibilitati, regolamento alla mano, a comunicare con l’esterno. Oggi il Popolo della libertà torna su quella vicenda, chiedendo di annullare il voto in Giunta. Non è una questione priva di effetti. Se il Consiglio di Presidenza ascolterà le ragioni dei berlusconiani, l’iter sulla decadenza di Berlusconi dovrà essere sospeso. E con ogni probabilità sarà necessario ripartire dai lavori dell’assemblea presieduta da Dario Stefano. Con conseguente, ed evidente, lungo ritardo.

Nel frattempo resta in campo l’ipotesi di fermare il procedimento per chiedere un parere alla Corte Costituzionale. Un intervento della Consulta per chiarire, una volta per tutte, se la legge Severino può essere applicata retroattivamente o meno. Nonostante siano passati più di tre mesi dalla sentenza della Cassazione sul processo Mediaset, il tema è ancora all’ordine del giorno. Non a caso la scorsa settimana, dopo essersi schierata nella Giunta per il regolamento a favore del voto palese, la senatrice di Scelta Civica Linda Lanzillotta ha confermato di essere pronta a sostenere in Aula la richiesta di interpellare la Corte Costituzionale. Un approfondimento necessario, a detta degli esponenti del Pdl. Che finirebbe inevitabilmente per congelare la decadenza del Cavaliere almeno fino al prossimo anno.

E poi c’è la legge di Stabilità. Ieri la capigruppo ha deciso di calendarizzare la decadenza di Berlusconi solo dopo l’approvazione della Finanziaria. È un modo per blindare il provvedimento economico, almeno al Senato. Ma non privo di conseguenze. Il primo problema riguarda l’iter della legge. La prossima settimana l’Aula non sarà convocata per permettere alle commissioni competenti di terminare l’esame. Il voto finale è atteso per il 22 novembre. E se per ritardare il voto su Berlusconi il Pdl decidesse di rallentare i lavori? Scenari ipotetici, certo. Eppure a qualcuno il dubbio è venuto, tanto che il capogruppo democrat Luigi Zanda si è affrettato a confermare che il suo partito è pronto a lavorare con sedute notturne a oltranza, pur di rispettare la scadenza.

La seconda questione riguarda l’esame del provvedimento. «Il Pd pretende l’aiuto del presidente Berlusconi per approvare la legge di Stabilità, salvo estrometterlo dal Parlamento il giorno dopo» denunciava ieri l’ex coordinatore Pdl Sandro Bondi. «Non si può restare alleati a un Pd che chiede la decadenza di Berlusconi», ha confermato il lealista Raffeale Fitto. E così nel governo si teme che lo scontro sulla decadenza di Berlusconi possa essere anticipato già durante la discussione della legge di Stabilità. Il rischio è una dura battaglia in Aula a colpi di emendamenti. Un problema per l’esecutivo, specie considerando i numeri tutt’altro che rassicuranti del Senato (dove il centrosinistra non ha la maggioranza).

Alla fine il voto su Berlusconi ci sarà. Lo stesso Cavaliere ormai ha perso la speranza di poter fermare la procedura. Eppure, un ostacolo dopo l’altro, si cerca ancora di ritardare l’allontanamento dell’ex premier dal Senato in attesa di qualche novità. Chi può assicurare che il governo Letta non inciampi da solo, magari proprio sulla legge di Stabilità? Forse qualche problema per l’esecutivo potrebbe arrivare dal congresso del Pd, in programma l’8 dicembre. E chissà che nel frattempo il presidente della Repubblica non prenda in considerazione l’idea della grazia al Cavaliere.

Il sogno, neppure troppo nascosto, Berlusconi l’ha svelato a Bruno Vespa durante un’intervista per l’ultimo libro del giornalista Rai. «Mi dicono che per avere la grazia bisogna aver iniziato a scontare la pena. Dunque, sarebbe ancora in tempo» ha spiegato l’ex premier parlando di Napolitano. Un discorso che sembrava chiuso, quello della clemenza per la recente condanna nel processo Mediaset. E che pure a Palazzo Grazioli non hanno ancora archiviato. 

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.