Decadenza Berlusconi, la Giunta a maggioranza dice sì: ora la decisione finale spetta al Senato

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Dopo cinque ore di camera di consiglio il presidente della Giunta Dario Stefàno ha annunciato che l’organo parlamentare a maggioranza si è espresso a favore della decadenza di Silvio Berlusconi. Ora in un’altra seduta dovrà essere redatto il verbale da presentare al Senato che entro venti giorni dovrà discutere la questione in aula.

 

Lo ha annunciato il presidente della Giunta Dario Stefano. A maggioranza i parlamentari si sono espressi a favore della decadenza del Cavaliere. Non è stato letto alcun numero. Resta segreta quindi la votazione. Ora il sellino ha anche annunciato che dovrà essere redatta, in una nuova riunione di Giunta la relazione da presentare al Senato per la discussione definitiva della decadenza. Niente colpi di scena quindi. Non è bastata nemmeno la polemica arrivata in tarda mattinata contro il Movimento Cinque Stelle a causa del componente Vito Crimi che aveva postato su facebook mentre la camera di consiglio era in corso. A nulla è valso il richiamo di Renato Schifani che chiedeva una sospensione della riunione. Il presidente del Senato però si riserva di aprire un’istruttoria sulla violazione delle regole.

La giornata però nella sala Koch è iniziata pochi minuti dopo le 9.30. Con una commemorazione di un minuto di silenzio in memoria delle vittime della strage di Lampedusa.

L’UDIENZA PUBBLICA: PROTAGONISTI DARIO STEFANO E SALVATORE DI PARDO

Subito dopo sono stati rotti gli indugi. E la senatrice del Pdl Elisabetta Alberti Casellati era già pronta a presentare la prima pregiudiziale. La reazione del presidente è stata durissima: “In seduta pubblica non è possibile. Lo farà in camera di consiglio”. Per poi aggiungere :  “Non c’è ordine dei lavori, né possibilità di porre pregiudiziali in seduta pubblica, non posso darle la parola in seduta pubblica – ha aggiunto – L’articolo 16 mi dà la discrezionalità di farlo, io non le do la parola”.

A seguire c’è stata la relazione del presidente Stefàno. Durata poco meno di venti minuti e che è servita praticamente a ricostruire tutta la cronistoria degli eventi che hanno coinvolto Silvio Berlusconi. Dal primo agosto con la condanna Mediaset fino alla bocciatura della relazione di Andrea Augello arrivata il 18 settembre scorso con 15 voti contrari e uno favorevole. Poi è stata la volta di annunciare l’assenza dei legali di Silvio Berlusconi oltre a quella del Cavaliere. Una scelta che potrebbe avere il sapore della resa. Una posizione presa forse perché già prevede che la Giunta voterà la decadenza.

Ha preso la parola poi l’avvocato Salvatore Di Pardo: “Ci rivolgiamo alla giunta per l’applicazione della legge in questione uguale per tutti i cittadini. La giurisprudenza sulla legge Severino è una giurisprudenza granitica. Il Consiglio di Stato ha chiarito tutto Non è incostituzionale. Non capiamo perché a Berlusconi spetti un trattamento diverso rispetto agli altri cittadini”. Un intervento breve nel quale ha ricordato che Marcello Miniscalco e Michele Iorio, due candidati alle elezioni  regionali molisane, hanno dovuto rinunciare al seggio per accuse molto meno gravi di quelle per cui è stato condannato Silvio Berlusconi. I due infatti hanno rinunciato, rispettivamente, per condanne per tentato abuso d’ufficio e abuso d’ufficio. Il primo anche per una condanna avvenuta molti anni fa e per la quale non aveva chiesto la riabilitazione.

Poi è andato su questioni tecniche: “Non penso che la giunta abbia la possibilità di sollevare la questione di costituzionalità così come richiesto dalla memoria del senatore Berlusconi, perché la giunta non è giudice terzo e non emette un giudizio finale. Potrebbe forse farlo l’assemblea. Il punto fondamentale e sconcertante è che nella memoria di Berlusconi si chiede che la giunta rimetta alla Corte gli atti sollevando la questione di costituzionalità e questo abbia un effetto sospensivo dell’applicazione della norma. Attribuisce alla giunta il potere di sospendere fino al pronunciamento della Corte l’applicazione della norma. La giunta non ha questo potere, che spetta esclusivamente alla Corte costituzionale. I senatori non sono terzi e imparziali, hanno espresso giudizi sulla posizione del senatore Berlusconi, anche ieri c’è stata una riunione in cui si è presa posizione”.  

I COMMENTI RACCOLTI ALL’ESTERNO

Nella tarda mattinata gli avvocati di Berlusconi Longo e Ghedini hanno spiegato i motivi della loro assenza in aula: Il diritto ad un giudizio imparziale è evidente fondamento di ogni procedimento in un sistema democratico. Molti dei componenti della Giunta delle elezioni del Senato si sono già più volte espressi per la decadenza del presidente Berlusconi. Non vi è dunque possibilità alcuna di difesa né vi è alcuna ragione per presentarsi di fronte a un organo che ha già anticipato, a mezzo stampa, la propria decisione. Nessuna acquiescenza né legittimazione può essere offerta a chi non solo non è, ma neppure appare imparziale. Il non partecipare era dunque non più una scelta, ma un obbligo”.

A effettuare dichiarazioni ci ha pensato anche il senatore di Scelta Civica Benedetto della Vedova. Secondo il quale è difficile prevedere se la decisione sarà presa oggi o domani. Infatti la pregiudiziale che verrà presentata dalla pidiellina Casellati potrebbe anche far slittare il tutto di qualche ora.

Decisione oggi? E’ difficile prevedere se arriveremo a una decisione già oggi pomeriggio o domani – ha dichiarato al Fatto Quotidiano- In caso di voto favorevole alla decadenza, sarà poi il relatore a stilare una relazione che manderemo al presidente del Senato che stabilirà quando portare la relazione in Aula”.. Per Della Vedova “il voto in Aula non è obbligatorio anche se probabile, ci sarà  solo se qualcuno chiederà di poter votare una risoluzione diversa da quella che proponiamo noi”.

“La decisione finale si forma in camera di Consiglio – ha già aggiunto Enrico Buemi–  cioè tra qualche ora, questa mattina c’è ancora una parte ulteriormente istruttoria e sentiremo la parte soccombente e l’eventuale subentrante”. Lo ha dichiarato nello speciale TgLa7 nel giorno del voto sulla decadenza del senatore Berlusconi. “Dovemmo essere più aperti alle ragioni degli altri, entrare in camera di Consiglio e confrontarci tra di noi per una decisione finale – aggiunge Buemi – perché la sentenza di Milano è chiara, l’interdizione dei pubblici uffici anche, ma manca il quantum quindi tutta la discussione che è stata fatta intorno alla Legge Severino e che si vuole applicare a tutti i costi è superflua e non utile”.

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