Decadenza B: il Cavaliere gioca le ultime carte al Consiglio di Stato. Il suo jolly si chiama Iorio

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Silvio Berlusconi, l’uomo dalle mille risorse, insieme ai suoi avvocati sta studiando ad Arcore l’ennesima strategia per evitare la decadenza da senatore. Il suo piano passa per la giustizia amministrativa e verso un ricorso al Consiglio di Stato, il secondo e ultimo grado dopo il Tar. Spera che sia proprio la Corte presieduta da Giovanni Giovannini, come riferito dal Fatto Quotidiano, a rinviare la legge Severino alla Corte Costituzionale.

 

Se la Consulta dovesse essere investita per tempo anche il parlamento si dovrebbe bloccare in attesa della decisione. Per questo motivo Berlusconi avrebbe ordinato ai suoi di prendere più tempo possibile.

Quale sarebbe l’asso nella manica di colui che ancora chiamiamo Cavaliere? E’ rappresentato dall’ex presidente della Regione Molise, il pidiellino Michele Iorio. Condannato il 22 febbraio a un anno e sei mesi per abuso d’ufficio. E’ proprio lui che sulla base della legge Severino è stato dichiarato decaduto da consigliere regionale dal governo Monti il 28 marzo. Il fatto che il suo reato fosse stato commesso prima dell’entrata in vigore non lo ha salvato dalla decadenza. Il ricorso di Iorio al Tar non è stato accolto per difetto giurisdizionale. I giudici della prima sezione di Campobasso il 27 giugno scorso hanno rimesso la questione al tribunale ordinario. Ma il politico molisano non si è dato per vinto e ha fatto appello al Consiglio di Stato che a giorni dovrebbe esprimersi.

Con molta probabilità proprio lì il legale di Iorio, Beniamino Caravita di Torrito, solleverà la questione di legittimità Costituzionale. Il giurista legato al Pdl è anche l’autore di uno dei sei pareri pro veritate depositati da Berlusconi alla giunta per le immunità al Senato per sostenere che la legge Severino è una norma penale e che quindi non può avere effetto retroattivo. Nelle 17 pagine depositate in giunta da Toritto e altri due avvocati sono riportati esattamente i contenuti del ricorso che il legale ha preparato per Iorio al Tar del Molise.

Non è chiaro quante chance abbia Berlusconi di beneficiare di queste circostanze. Diverse però sono le variabili: la prima è il tempo e la seconda è il peso dei precedenti. E ancora una volta il caso da seguire arriva dal Molise. Si tratta della decadenza di Marcello Miniscalco, il socialista candidato nel listino dell’attuale presidente di centrosinistra Paolo Di Laura Frattura escluso in seguito a una condanna definitiva per abuso d’ufficio arrivatagli 18 anni fa. Anche lui si è rivolto prima al Tar, che gli ha bocciato il ricorso, e poi al Consiglio di Stato. Che con la sentenza del 6 febbraio scorso ha stroncato sul nascere l’idea del socialista di impallinare la Severino per incostituzionalità e retroattività.

 

La sentenza smonta tutte le contestazioni citando precedenti pronunce della Corte sull’incandidabilità per reati gravi (n.407 del 29 ottobre 1992, n. 118 del 31 marzo 1994 e così via). “Le considerazioni svolte conducono anche a un giudizio di manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale svolte dall’appellante”, mettono nero su bianco supremi i giudici amministrativi.

Basterà per scongiurare il rinvio alla Corte Costituzionale? No perché è una sentenza della Quinta sezione del Consiglio di Stato e perché una diversa sezione potrebbe decidere altrimenti.

A Palazzo Spada, per dire, sono di casa Nicolò Pollari,Patroni Griffi,Franco Frattini,Antonio Catricalà… Il presidente è l’ex capo di gabinetto di Craxi Giorgio Giovannini. La strada è dunque abbondantemente presidiata dai partiti e per il Pdl diventa essenziale percorrerla tutta. Recentemente, fra l’altro, tutta la magistratura contabile è finita nel mirino della politica. Qualche settimana fa Romano Prodi ha sparato a zero sull’efficienza dei tribunali amministrativi, Tar e Consiglio di Stato, proponendone l’abolizione. A ergersi in difesa dei guidici contabili, raccontano fonti interne a Palazzo Spada, sarebbero stati proprio quei consiglieri in quota Pdl che avrebbero fornito ampie rassicurazioni da parte di Berlusconi, solitamente propenso ad attaccare i giudici, che la giustizia amministrativa non si tocca.

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