Datagate, intercettata anche l’Italia. Il Cobasir chiede chiarezza mentre il Governo fa spallucce

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La conferma è arrivata circa tre settimane fa, quando una delegazione di parlamentari del comitato di controllo sui servizi segreti è stata in missione negli Stati Uniti. Il comitato parlamentare: “I servizi italiani ne erano al corrente”.

 

Email, chiamate, sms. Le intercettazioni del governo americano riguardano anche i cittadini italiani. “E’ avvenuto anche qui”, ha detto Claudio Fava, deputato di Sel e componente del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza, intervenuto a Radio24 in merito alle milioni di telefonate dei cittadini francesi intercettate dall’Nsa. Secondo Fava, che riferisce di colloqui con i vertici della sicurezza americana a Washington, “i servizi italiani ne erano infatti al corrente”.

La conferma, spiega il Corriere della Sera, è arrivata circa tre settimane fa, quando una delegazione di parlamentari del comitato di controllo sui servizi segreti è stata in missione negli Stati Uniti. Durante gli incontri con il direttore delle agenzie di intelligence e i presidenti delle commissioni del Congresso si è avuta infatti la certezza di un monitoraggio ad ampio spettro. E ora il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica chiede chiarimenti al governo. Il prossimo appuntamento è fissato per mercoledì pomeriggio quando a Palazzo San Macuto arriverà il sottosegretario delegato Marco Minniti.

Le osservazioni del Copasir riguardano il funzionamento del sistema di sorveglianza Prism, ma più in generale un vero e proprio monitoraggio cominciato da anni e tuttora attivo, pur avendo “come unico obiettivo l’attività dell’antiterrorismo“.

“Mi sembra chiaro che è avvenuto anche in Italia”, spiega Fava, sottolineando che “se si va guardare il pezzo diLe mondeci offre un dato puntuale su quello che avveniva con la Francia, ma ricordando anche che lo stesso sistema di raccolta a strascico di dati in base ad alcuni sensori è stato fatto nei confronti di altri Paesi, cosa che non è stata smentita dai vertici dei servizi segreti americani, con i quali abbiamo avuto una serie di incontri due settimane fa. Ci hanno spiegato che il loro scrupolo principale è stato quello di rispettare le leggi americane sulla privacy e intervenire a tutela della sicurezza del Paese. Che tutto questo confligga con le leggi nazionali di Paesi alleati è un punto di vista che loro non hanno, ma che noi dovremmo avere”.

Fava denuncia quindi “qualche incertezza” delle nostre strutture di intelligence e dell’esecutivo. “Al governo chiediamo maggiore chiarezza e anche maggiore autorevolezza: noi abbiamo appreso come tutti da fonti di stampa che persino l’ambasciata italiana a Washington era sotto intercettazione. Ci saremmo aspettati un gesto di chiarezza dal governo. Vedo che il ministro francese convoca l’ambasciatore americano a Parigi, quando abbiamo chiesto qualche mese fa ai servizi e al governo cosa intendessero fare l’atteggiamento ci è sembrato abbastanza tiepido. Da quello che abbiamo saputo da fonte americana a Washington i servizi italiani sono sempre stati al corrente di questa attività di monitoraggio, che interveniva anche pesantemente sulla privacy dei cittadini italiani”.

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