Dagospia sputtana lo spread anti-Grillo: “Vogliono fare paura alla gente che voterà M5S: questo è il golpe.”

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Da qualche giorno, e più precisamente da quando si è scoperto che il Movimento 5 Stelle rischia seriamente di vincere queste elezioni e gettare Renzi, Napolitano e Berlusconi nel panico più totale, è ripartita la favoletta dello spread. “Occhio, se vince Grillo lo spread sale e siamo fottuti”, il refrain che i giornaloni del Sistema ci inculcano, a martello da giorni. Ma questa, in realtà, è una minaccia bella e buona alla libertà di voto, alla democrazia partecipativa, a chi vuole votare – a torto o a ragione – per Grillo&Co. “Questo è il golpe”, scrive Dagospia.

 

IL “GOLPE” E’ QUESTO, E NON E’ SEGRETO. SI MANIFESTA IN PRIMA PAGINA

“Lo spread diventa un caso politico. Arriva fino a quota 200, poi cala”. Poi passa il Rigor Montis e, sempre a mezzo di quel Corriere della Sera che quando lui era a Palazzo Chigi gli tenne bordone elogiandone il sobrio loden per 15 lunghi mesi, ci fa gentilmente notare che dobbiamo stare “attenti a non sciupare il lavoro di tre anni” (p. 1).

Ok, lo spread è risalito un po’ ed è quasi la metà dei tempi in cui cadde il Berlusconi terzo, ma cos’è successo di tanto grave in 24 ore? E’ crollata la produzione industriale? Si sospetta che Renzie faccia manovre con coperture by magics? Abbiamo i conti alla greca, cioè diversi da quelli che abbiamo mandato a Bruxelles?

Per fortuna pare di no. Pare che il problema sia intangibile: pare che i sondaggi – i sondaggi! Quelli sì una roba tarocca o taroccabile – dicano che domenica vince Grillo, che è il Male assoluto, il Nemico della Repubblica. Vero, falso, boh?

In politica, come nella finanza, contano le aspettative. Si perde e si guadagna su quelle. Le aspettative sono il modo elegante di chiamare il principale strumento di controllo che il potere utilizza al tempo della democrazia “rappresentativa” (o per delega): la paura.

Il motivo per cui Re Giorgio non si è ancora dimesso e non si voterà mai per le politiche prima del 2018. “Me na vado quando avrò messo in sicurezza la Repubblica”, pare che abbia confessato Bella Napoli a più di un suo interlocutore fidato.

Oggi, a tre giorni dal voto, i giornali di Lor signori cercano di mettere paura, insieme al famoso spread sui bund della C.I. Merkel (un dato che, sulla salute di un’economia nazionale, dice molto meno della bilancia commerciale) per convincere la gente che sta per andare a votare il comico di Sant’Ilario che, se vince il M5S, ricomincia lo spettro della grande crisi finanziaria “alla greca”.

Da giorni si parla del “golpe” del novembre 2011, Cannes, lo spread, Re Giorgio che preallertava Monti con mesi d’anticipo, della necessità di una commissione parlamentare d’inchiesta. E poi le rivelazioni dell’agente di Sua Maestà Ollio Friedman, di Brunetta, di Tremonti. Segreti che si svelano.

Sarà, ma oggi abbiamo un golpe a mezzo stampa e a mezzo “mercati” bello e buono: si tenta di bloccare il voto a un partito come quelllo grillino – partito di santi o partito di cazzoni, non è questo il punto – facendo paura alla gente. Rendersene conto oggi è più utile che farci una commissione d’inchiesta nel 2019.

2. LA PAURA FA 200. E FA FARE MOLTO DI PIU’ A CHI SA MANEGGIARLA

Corriere delle banche al lavoro per Lor signori: “Tensione per le urne, lo spread balza a 200”.Sottotitolo: “Il differenziale chiude poi a 178”. Quindi il titolo corretto era un altro: “Lo spread a quota 178”. Sottotitolo: “Ma in giornata aveva toccato 200 punti”. (p. 2).

E Grillo, Grillo, Grillo come cazzo lo leghiamo? Tranquilli, arriva Monti, il senatore a vita che inventò Sciolta Civica, ovvero un fine economista che però come politico è tecnicamente un fallito con il culo parato per sempre, e dice: “Nel caso italiano, i populismi antieuropei – dalla Lega a Grillo, da Forza Italia a Fratelli d’Italia – certamente indeboliscono il peso del Paese tra le Nazioni guida della Ue” (Corriere, p.2 e non P2, fare attenzione).

Forza Italia, per altro, mai si alleerebbe con Grillo, anzi. Come vedremo tra poco è pronta a tutto per fermarlo.

Poi, ovviamente, a Largo Fochetti hanno un candidato, il magistrato milanese Francesco Greco (p. 3). Dopo le toghe rosse avremo il Fisco rosso? Godi popolo!

Ai signori premiatori di Premiolini e Premiischia di Giornalismo della Gran Fava Fritta, segnaliamo Jena Barenghi di oggi: “E se domenica Renzi perde noi lunedì mattina che facciamo? Colazione” (Stampa, p.3). Uno che non ha paura, finalmente.

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