D’Alema è preoccupato che l’amico Silvio possa risorgere e spinge per andare subito alle urne

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Goffredone ripete che no, questo governo non può andare avanti più di tanto e che bisogna cambiare legge elettorale e andare a votare prima che il Pdl si riprenda – D’Alema pensa esattamente la stessa cosa ma si morde la lingua – E Renzi aspetta Lettaenrico sulla riva del fiume…

 

Così non va. E’ rimasto l’unico nel Partito democratico a parlarne senza infingimenti. E’ rimasto l’unico a dire che non è un bene se questo governo va avanti ancora per molto. Si sta parlando di Goffredo Bettini, che continua a non fare mistero di quello che pensa, pure se va controcorrente anche rispetto ai renziani che ormai si sono acconciati a tirare la carretta per Enrico Letta per altro tempo ancora.

Bettini ripete a tutti che così non va, che bisogna considerare questo un governo di scopo e andare alle elezioni a marzo dopo aver fatto la legge di stabilità e la riforma del sistema elettorale sullo stampo della bozza Violante su cui sembrano essere d’accordo i due maggiori partiti al governo, ossia Pd e Pdl. Tempi brevi. Su questa strada, però, lo segue, anzi, lo seguirebbe solo Massimo D’Alema, il quale tuttavia si guarda bene dal dire pubblicamente che sarebbe meglio staccare la spina a questo governo.

Del resto anche lui, come Goffredo Bettini, è convinto che in questa fase il centrosinistra avrebbe tutte le carte per vincere mentre di qui a due anni non è affatto detto che il centrodestra non si riorganizzi.

Mentre adesso, con Silvio Berlusconi decapitato e Angelino Alfano non ancora pronto a prendere le redini del Pdl in mano, sarebbe il momento migliore per dare il colpo di grazia agli avversari politici. Ma quello che un autorevole esponente del Partito democratico chiama il “tafazzismo” del centrosinistra è un male endemico del Pd e dei suoi alleati. Malignità democratiche.

Nella sede nazionale del Partito democratico i maligni raccontano che Beppe Fioroni abbia virato su Gianni Cuperlo per un preciso motivo: quasi tutti i “suoi”, soprattutto nel meridione, sono passati armi e bagagli con Matteo Renzi e questo ha dato un gran fastidio all’ex esponente del Ppi. I numeri sulla stabilità. Sono dieci o sono venti?

Non è questione di lana caprina. Sono dieci miliardi, come fa filtrare il governo, o sono venti, come sostengono i renziani, e non solo loro a dire il vero, i miliardi della legge di stabilità che il governo si appresta a cercare? Mettendo insieme gli annunci fatti finora dai diversi ministri nelle numerose interviste generosamente concesse si deduce che verranno abbassate le tasse, vi sarà il reddito minimo garantito, verranno tolti i ticket sanitari e sarà cancellata anche la seconda rata dell’Imu.

Con quali soldi non è dato sapere. Difficile che bastino tagli per dieci miliardi. Ma quello è un problema che il governo dovrà risolvere con l’Europa. E’ probabile che le numerose telefonate di rallegramenti che il presidente del Consiglio italiano ha avuto in questi giorni dai leader europei cambieranno di tono se sarà veramente questo il programma economico che il nostro paese presenterà a Bruxelles.

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