Crisi, finisce il sogno del posto fisso negli istituti di credito. Braccio di ferro Stato- Banche

braccio di ferro stato banche

Negli anni 70 e anche nel decennio successivo fare il bancario era il sogno di tanti: posto fisso, ferie pagate ma soprattutto soldi sicuri per stare al calduccio senza problemi. Ora però con la disdetta unilaterale del contratto collettivo decisa dall’Abi il sogno (leggi la lettera di disdetta) del medio borghese è andato a farsi benedire. 

 

La mossa dell’Abi però non è altro che uno strumento di pressione nei confronti del Governo delle larghe intese. Il tutto per ottenere sgravi fiscali. Come ha raccontato Antonio Vannuzzo de Linkiesta “si tratta di una potenziale impasse che potrebbe mettere seriamente a rischio il consolidamento del sistema bancario italiano. Sul tavolo i dossier sono numerosi: c’è la trasformazione in Spa della Popolare di Milano, oggetto di un braccio di ferro serrato proprio tra i sindacati e il presidente Andrea Bonomi, che fa parte del comitato esecutivo dell’Abi; le trattative sugli ulteriori esuberi – dopo i 4.600 già concordati – chiesti da Bruxelles a Mps in cambio del disco verde al piano di risanamento per ripagare i Monti Bond; le duemila uscite del gruppo Ubi, il negoziato sugli sportelli di Unicredit. Tutti i piani industriali presentati tra il 2012 e il 2013 includono un nutrito numero di uscite, più o meno incentivate”. 

Chi dice che la disdetta era nell’aria non si sbaglia. Chi ha partecipato al direttivo dell’Abi della scorsa settimana lo aveva già percepito. Nell’assise si sarebbe dovuta adottare una delibera per ampliare il Fondo di solidarietà entro fine ottobre, secondo quanto previsto dalla Legge Fornero. Uno dei presenti invece ha raccontato che si è parlato invece della disdetta del contratto ai bancari

La disdetta non è molto anticipata, si tratta solo di due mesi rispetto ai sacri riti. I sindacati fanno una valutazione politica– ha detto all’Adnkronos il vicepresidente dell’Abi, Francesco Micheli – Il costo del lavoro è uno dei problemi perchè è mediamente più alto rispetto al resto d’Europa”.

Il tutto è avvenuto ricorrendo alla compliance indotta dalle nuove regole di Basilea III che, in termini di assorbimento di capitale, privilegiano il trading all’attivià retail tradizionale. Bisogna poi tenere conto del costo del funding sui mercati e la penalizzazione causata dal rischio Paese che si riverbera sui libri dei titoli di Stato.

In più c’è l’aumento dei crediti inesigibili che, quadruplicati dal 2008 a oggi hanno fatto schizzare le sofferenze sui 137 miliardi con un +22% su anno. Sono tutti elementi che influiscono pesantemente sulla redditività degli istituti di credito che soffrono anche di una riduzione del 50-60% delle transazioni allo sportello a causa del web.

Gli sportelli ora sono in vendita o addirittura in fase di smantellamento come nel caso di Intesa Sanpaolo. Certo è da considerare il fatto che il posto fisso appartiene al passato: dal 2009 al 2012 (fonte Fabi) solo il 30% dei nuovi ingressi avviene con contratto a tempo indeterminato. Anche nel riparato mondo del credito si entra con formule a termine (29%), apprendistato (13%), somministrazione (11%), inserimento (9%) tirocinio (6%). Ciò nonostante, rispetto ai primi 20 gruppi europei, le spese per il personale in rapporto all’attivo hanno pesato nel 2012 sullo 0,93%, contro una media dello 0,67 per cento.

Alle banche tocca anche dover gestire gli addetti in eccedenza, con una vita lavorativa che nel frattempo si è allungata per effetto della riforma delle pensioni. E le cui competenze e professionalità non risultano più coerenti con l’attuale modo di fare banca.

 “Ci si riferisce in particolare – sottolinea la missiva – sia alla parte economica che a quella normativa del ccnl 29 febbraio 2012 (dirigenti) che scadrà il 30 giugno 2014 per il quale è previsto (art. 37) che la disdetta sia comunicata almeno sei mesi prima della richiamata a scadenza (e cioè entro il 31 dicembre 2013”.

Non riguarderà quindi l’accordo siglato il 19 gennaio 2012 che ha coinvolto 340mila bancari e prevedeva un aumento di 170 euro al mese in cambio dello stop per un anno e mezzo agli scatti di anzianità, a sportelli aperti fino alle 20 e al fondo per l’occupazione che, nelle premesse iniziali, avrebbe dovuto garantire l’assunzione di 6500 giovani per cinque anni.

Al netto delle reazioni durissime dei sindacati – ha dichiarato Massimo Masi (Uilca) l’inadeguatezza ad affrontare i problemi attuali dell’intero management bancario italiano, che quindi dovrebbe, per coerenza, dimettersi in blocco dalle proprie aziende e, analogamente, dall’Esecutivo dell’Abi”.

 Lando Sileoni (Fabi) sottolinea invece che “i banchieri sono dei perfetti Giani Bifronte” mentre Agostino Megale (Fisac – Cgil) chiede che “i banchieri diano l’esempio e si riducano gli stipendi”.  Intanto le sigle stanno organizzando uno sciopero previsto per fine ottobre. 

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.