Crisi di Governo, ecco tutti gli scenari possibili per raggiungere la quota di maggioranza

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Per evitare il ritorno alle urne con il porcellum l’Italia sia affida ai transfughi del Pdl. Quelli che hanno giurato, insieme ad Angelino Alfano, di essere diversamente berlusconiani. Con Grillo che esorta il Movimento Cinque Stelle a votare anche con questa legge elettorale, come vuole anche Silvio Berlusconi, è impossibile qualsiasi maggioranza alternativa. A meno che non ci sia un numero di pentastellati responsabili tali da garantire il voto favorevole a Palazzo Madama.

 

Con le dimissioni dei ministri Pdl si torna a chiedere la fiducia alle Camere.  E mentre a Montecitorio ottenerla è facile visto il premio di maggioranza in mano al Pd, altra cosa è il Senato.

Anche se il vuoto potrebbe essere colmato con spostamenti dell’ultima ora dell’asse politico. Infatti il Pd ha 107 voti utili (Grasso come da prassi si astiene), Sel 7, Movimento Cinque Stelle 50. Insieme sarebbero in grado, come sottolinea anche il Corriere.it di dare vita a quella maggioranza alternativa che non è riuscito a mettere insieme Pierluigi Bersani. Tutto questo però è facile sulla carta ma difficile nella realtà. Infatti nessuno può scommettere nulla sull’appoggio del Movimento Cinque Stelle. Soprattutto perché Grillo continua a dire che bisogna votare subito e se necessario anche con il porcellum.

La maggioranza alternativa potrebbe allora essere questa: Pd 107 seggi, 20 di Scelta Civica, 10 di Autonomie e i 7 di Sel. Per un totale di 144 seggi. Troppo pochi però per garantire l’autonomia del Governo Letta o di un Letta bis che sopravvivrebbe soltanto con 161 seggi, il quorum compresi i senatori a vita.

Si tratta di una manciata di voti mancanti, che potrebbero arrivare da una diaspora dei grillini. E di senatori pronti a votare per un Letta bis ce ne sarebbero una decina. Come sostenuto proprio da Marino Mastrangeli che ha dichiarato “Di Orellana ce ne sono più di dieci”. Formalmente comunque i pentastellati fuoriusciti sono solo 4. Un aiuto potrebbe arrivare dai 4 senatori a vita. Ciampi per le precarie condizioni di salute non potrebbe comunque recarsi a Palazzo Madama.

In queste ore però potrebbe venir fuori una terza maggioranza: Pd (107), Scelta civica (20), autonomisti (10) e Sel (7) – totale 144 seggi, a cui potrebbero aggiungersi i senatori a vita (4) – arruolerebbero nella nuova maggioranza i grillini fuoriusciti dal M5S e, soprattutto, una consistente pattuglia di “responsabili” del Pdl che non sono disposti a seguire la deriva estremista della falange Verdini-Santanchè.

Sull’operazione di distacco del Pdl il condizionale resta d’obbligo. Infatti molti sospettati, sebbene non richiesti, hanno già manifestato fedeltà a Berlusconi (Villari, Colucci, D’Anna, Milo, Falanga, Langella…). Eppure è un fatto che 4 senatori del Pdl (Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi, Pippo Pagano, Salvatore Torrisi) e Paolo Naccarato di Gal non hanno firmato la lettera di dimissioni da parlamentare chiesta ai suoi uomini da Berlusconi.

L’avvocato Torrisi, fedelissimo di Angelino Alfano e anche lui diversamente berlusconiano sul fronte della governabilità sottolinea che “il Senato regge… perché questo ci chiedono gli italiani”.

Questa domenica ho partecipato alla festa patronale di Ragalna (un Comune della fascia etnea,ndr ) – ha dichiarato al Corriere della Sera-  e la gente è venuta a stringermi la mano raccomandandosi di assicurare la continuità dell’azione di governo. Le dimissioni da parlamentare? Un atto al limite dell’eversione”.  

Per dirla con il senatore Luigi Compagna (Gal, gruppo costola del Pdl-Fi), “bisogna vedere che cosa farà il ceto medio del partito”. Se infatti i volti noti, Quagliariello e Giovanardi, ma, anche, Maurizio Sacconi, si limiteranno a non votare contro Letta, molti potrebbero addirittura sposare (anche per interesse personale) il partito della stabilità e della legislatura lunga. Domenico Scilipoti (Pdl, con una storia politica di trasformismo che parte dall’Italia dei valori) ha detto di aver firmato la lettera di dimissioni ma, anche, che “è sempre possibile dare la fiducia a un altro esecutivo”.

C’è poi un grosso problema Sel che viene sollevato dal senatore a vita Mario Monti. E infine al c’è un gran lavorìo condotto, oltre che da Monti, anche da Pier Ferdinando Casini e dal ministro della Difesa Mario Mauro per favorire l’operazione distacco dal Pdl. Tutto ciò, ipotizza Monti, si concretizzerebbe in numeri utili per una nuova maggioranza solo se i 7 di Sel rimangono fuori.

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