Civati risponde a Renzi. Il Pd continua nella guerra interna e il Pdl se la ride

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L’ex rottamatore torna a farsi sentire. Per dire che Matteo Renzi non basta da solo a cambiare il Partito Democratico. Per trovare la vittoria ci vuole un lavoro culturale che punti a ritrovare la vera anima del Pd. Su Letta: è incongruente, decidesse cosa fare. E sull’abolizione dell’Imu: un errore madornale.

 

L’autocandidatura di Matteo Renzi alla segreteria del Pd e quindi alla guida del Paese stimola anche il già candidato Pippo Civati a spiegare il perché la vera rottamazione del partito dovrebbe passare attraverso lui.

In un’intervista di Ignazio Dessì, l’ex consigliere regionale lombardo sottolinea infatti che “l’uomo giusto per dare linfa al Pd e farlo vincere è lui stesso”.

Penso comunque – ha aggiunto –  che ci voglia un lavoro culturale molto diverso da quanto propone il sindaco di Firenze per recuperare l’anima del partito. Sono d’accordo con lui sul fatto che non bisogna soltanto spostare i soprammobili e non basta usare il cacciavite ma serve una rivoluzione, bisogna vedere però se stiamo parlando di una rivoluzione vera o finta”.

Gli elementi attraverso i quali bisogna realizzare questa rivoluzione, secondo Civati, sono  il rinnovamento e il concetto di democrazia. E i suoi modelli di riferimento si devono basare su diversi modi di vedere la politica. Uno su tutti, condiviso però anche da Matteo Renzi, il taglio netto con il governo delle larghe intese sponsorizzato da Enrico Letta. E Civati va anche oltre, sostenendo che la sconfitta del Pd non deve essere analizzata limitandosi alla mancata vittoria del sindaco di Firenze alle primarie dello scorso anno. Per portare il Pd alla vittoria invece si dovrebbe provare a forzare di più e rompere lo schema. Costruendo qualcosa di nuovo basandosi sulle idee. Di Matteo Renzi apprezza l’impatto televisivo ma lo difende da chi prova ad associarlo a Silvio Berlusconi.

 “Il paragone mi sembra ingiustificato – ha sottolineato-  un leader che basa molto sull’immagine, sugli slogan e su quello che la gente vuol sentirsi dire è argomento di discussione. Bisognerebbe chiedersi quale tipo di leader vogliamo: quello apparentemente vincente o quello che serve a portare avanti un determinato progetto? Io propongo di prendere la rincorsa e cambiare in maniera profonda la struttura del dibattito, o decidiamo cosa fare in Italia oppure ce ne stiamo a casa. Se continuiamo a basarci sulle regole del gioco decise da un certo tipo di sottocultura tipica della destra, questa continuerà a vincere, non è dunque la questione di Renzi o meno da considerare, siamo di fronte a un problema che supera questo tipo di discussione”.

Civati, in linea con il suo spirito di opposizione al Governo ha parlato anche dell’eliminazione dell’Imu. E di quanto possa avere un impatto negativo sugli elettori del Pd. Tutto questo perché gli effetti del provvedimento con cui Berlusconi ha ricattato Enrico Letta saranno visibili con l’aumento di altre tasse.

Se la situazione italiana è grave come si dice –ha evidenziato – le misure devono essere radicali ma anche eque, perché se alla fine tuteliamo quelli come me e quelli più benestanti di me, allora siamo nel cortocircuito più totale. In un Paese dove la immobilità e gli immobili sono una metafora curiosa non si comprende perché chi possiede case di lusso non debba pagare l’imposta sulla prima casa. Invece di aiutare i più deboli, quelli che cercano lavoro, lo creano o fanno produzione, tuteliamo persone che non ne hanno bisogno”. Questo del Pd è stato definito quindi un errore madornale. Che se avesse potuto avrebbe aiutato Berlusconi a chiedere anche la restituzione della rata dell’Imu già pagata.

E sulla convocazione del congresso del Partito Democratico, che secondo Renzi dovrebbe avvenire al più presto, anche Civati si associa anche se puntualizza “di averlo chiesto prima che il sindaco di Firenze immaginasse di candidarsi”.  E le similitudini con il rottamatore dal passato comune non si fermano qui. Sul correntismo senza ideali politici chiari sono entrambi sulla stessa linea: “non ha senso”. Civati però sottolinea la necessità di dover tollerare le differenze di opinione all’interno dello stesso partito.

In questi mesi – ha sottolineato- è andato in scena l’attacco ai dissidenti, e non si capisce perché un partito democratico non possa permettersi voci dissonanti, voci che poi dicono quel che hanno sempre detto. Quell’attacco era ingiustificato. Forse bisognerebbe ricominciare a usare una parola desueta: pluralismo. Come dire che una volta riconosciuto un progetto comune se ne può anche discutere e magari dividersi. Ma ormai, in un partito come il nostro, se dici che gli F35 non è necessario prenderli tutti, passi per sfascista”.

Su Letta continua ad esprimere pareri duri sottolineandone le incongruenze delle sue dichiarazioni tra il meeting di Rimini  (nel quale bisogna essere filo pidiellini) con la festa democratica di Genova, dove ci si aspetta rottura con l’alleato Silvio Berlusconi.

Per evitare posizioni incomprensibili  bisogna quindi chiarire meglio cosa facciamo e cosa vogliamo attraverso un confronto netto e preciso. Bisogna inoltre fare la legge elettorale e quella di stabilità chiudendo con i tanti decreti che non fanno capire molto, per esempio dove finisce l’Imu o cosa sia la service tax. Facciamo queste cose e poi torniamo a votare”.

Civati si è sempre mostrato favorevole ad un accordo di governo con il Movimento Cinque Stelle. Questi mesi però non sono passati invano. L’alleanza diventa quindi difficile perché “Grillo si è congelato, ha congelato i suoi e continua con dichiarazioni fuori misura, potrebbe contare quanto il Pd o il Pdl e invece persiste nel suo atteggiamento di chiusura. Certo ha pure qualche ragione: noi abbiamo fatto delle scelte che ci hanno allontanati, anche se decisioni come quella dell’Imu paradossalmente dovrebbero essergli piaciute, visto che anche lui voleva eliminarla”.

E l’errore del Pd nei confronti di Beppe Grillo? Civati è stato chiaro: non prendere in considerazione la candidatura alla Presidenza della Repubblica di Stefano Rodotà.

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