Chi sono i traditori del Pdl? Ecco l’elenco con i nomi dei Giuda pronti a vendere B. per 30 denari

 i traditori di silvio

Forza Italia 2.0 e Pdl. Sembra essere questo il dilemma politico estivo di Silvio Berlusconi, pur volendo ignorare quello che la giustizia e la Giunta per le immunità potrà riservargli il 9 settembre. Per ora, e insieme con sua figlia Marina, nell’ultimo ferragosto di libertà completa per lui, avrà il tempo di studiare la long list che gli stiamo per proporre: quella dei suoi traditori. Quelli che, per un motivo o per l’altro, non condividono il suo verbo al 100%, tramano alle sue spalle, hanno fatto di tutto per creare un centrodestra “deberlusconizzato” e andare oltre il bipolarismo perfetto che ha caratterizzato la Seconda Repubblica. E allora eccolo, l’elenco con i nomi dei Giuda da cui i berluscones dovranno liberarsi.

 

TU QUOQUE, ALFANO, DELFINI MI – Il più grande traditore di Berlusconi è Angelino Alfano. Il segretario del Pdl che, come suggerito anche da Bisignani, era pronto a lavorare contro il Cavaliere.A novembre dello scorso anno, prima che Berlusconi tornasse in pista, dichiarò: “Le primarie Pdl si faranno, Berlusconi non intende candidarsi. Election day o sarà crisi di governo”. Ricordiamo che tese anche la mano a Casini che poi scelse Monti e accolse come un pugile suonato il ritorno in campo di Berlusconi. Così come il suo sostenitore Maurizio Lupi, che commentò l’annuncio di Berlusconi di tornare alla vita politica: “A questo punto non si possono più tenere le primarie il 16 dicembre“.

Ma il traditore Alfano ha combinato, in Sicilia, un disastro che sotto gli occhi di tutti. Catania, Siracusa, Ragusa e Messina, ex città di centrodestra, sono tutte passate in altre mani, con Ragusa al 5 stelle e Messina ai comunisti No Ponte. E prima delle amministrative erano state le regionali a decretare la disfatta del traditore Alfano: il centrosinistra di Rosario Crocetta aveva trionfato, con l’alleanza tra Pd e Udc.

Il Pdl si era fermato a un misero 12,9 %: tanto vale con Angelino e senza Berlusconi.

Tra gli alfaniani più convinti e pronti a tradire ci potrebbe essere anche il ministro della salute Beatrice Lorenzin. A conti fatti, questo non è un governo di berlusconiani.

IL PDL, LE VARIE ANIME E I TRADITORI – Ad oggiil Pdl di Berlusconiè diviso in correnti. Esattamente come il Pd. Ci sono gli area ex Forza Italia, gli area ex An, gli ex democratici e i fedelissimi a Berlusconi e i liberali. E ogni corrente ha i suoi cecchini.

EX FORZA ITALIA E FILOMONTIANI – Tra i primi sospettati l’ex ministro dell’Economia Maurizio Sacconi e il “saggio” Gaetano Quagliariello nominato da Giorgio Napolitano. Entrambi alla fine del 2012 erano sospettati di voler lasciare il partito. Tutto per aver partecipato e organizzato una manifestazione pro governo Monti.

E poi c’è Marcello Pera proposto anche da Berlusconi come Presidente della Repubblica dopo un suo rifiuto alla candidatura per il parlamento a febbraio. Lo stesso Pera che nel 1994 si era schierato a favore dei giudici di Milano nella lotta di tangentopoli.

Questo il suo pensiero su Berlusconi: “Il punto di caduta del berlusconismo semmai è la rivoluzione persa per strada. La crisi economica rappresenterebbe un’ultima occasione. Ma si guardi in giro: gli imprenditori dicono che la crisi ormai è superata, quindi tutto può continuare come prima; quanto al governo, oltre che vincolato dalla Lega, è frenato della cultura socialista di suoi ministri influenti. Tremonti vuole tagli non in omaggio ad una filosofia liberale, che chiama con disprezzo “mercatismo”, ma per un dovere da ragioniere: far tornare i nostri conti in Europa, con la quale a voce si protesta per i sacrifici che impone salvo sottovoce sollecitarla perché ce li imponga. Berlusconi non è la Thatcher né Reagan, né ha mai pensato di imitarli. È pacifico, ecumenico e accomodante per indole, vuole piacere a tutti e scontentare nessuno(…). Poi ci sono le attenuanti: che rivoluzione liberale si può fare in un Paese che non ne ha sentito il bisogno neppure quando è stato sull’orlo della Grecia? “.

Insieme a Gaetano Quagliariello e Maurizio Sacconi tra i dissidenti ex forzisti c’è anche la cattolica Eugenia Roccella, che ha sconfessato il Cav. quando lo stesso ha aperto alle coppie di fatto, candidando il compagno di Alfonso Signorini:Coloro che, per disattenzione o malafede, parlano di cambio di rotta o di incongruenza con la difesa del matrimonio tra uomo e donna e la famiglia come descritta nella nostra Costituzione – dichiarano i tre – saranno facilmente smentiti con la lettura del documento sulle unioni civili che lo scorso mese di agosto registrò l’adesione di più di 150 parlamentari del Pdl”.

GLI EX AN E IL CASO ALEMANNO – Tra gli ex An, dopo la scissione tra finiani aderenti a Fli e il trio Meloni-Crosetto-La Russa fondatori di Fratelli d’Italia insieme all’ex coordinatore siciliano Domenico Nania, ci sono altre persone pronte a tradire.

Tra questi l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno che per ora resta nel Pdl in attesa di sviluppi nonostante il gelo polare che lo divide da Berlusconi. In occasione della ricandidatura del Cavaliere alla presidenza del consiglio, disse a Skytg24 il 3 dicembre: “Non penso che sia riproponibile la candidatura di Berlusconi. Sarebbe un atto irrazionale, tutto il percorso che abbiamo fatto da un anno e mezzo a questa parte indica la necessità di un ricambio generazionale, di una nuova formula per tutto il centrodestra”. Il primo cittadino è stato ricambiato con altrettanta freddezza in occasione della nuova corsa alle comunali romane, persa in favore di Marino.

Ma non è il solo degli ex An a tramare contro Berlusconi.

Insieme a Maurizio Lupi e Roberto Formigoni (ex Dc), Andrea Augello e Adolfo Urso hanno messo in piedi una corrente che si chiama “Italia Popolare” pronta a confluire nel movimento di Montezemolo. Cosa che poi però non è accaduta anche se, allo stato delle cose, tutto è in divenire.

Tra questi nomi notiamo quello di Augello, chiamato in causa dalla Commissione per l’ineleggibilità al Senato e che dovrà esprimere il suo parere sulla questione Berlusconi. Cosa farà? Dopo questa notizia la suspense aumenta.

Nemmeno Roberto Formigoni, ex presidente della Lombardia, può essere considerato un fedelissimo.Non andava per il sottile nel 2012, quando di fronte alla candidatura di Berlusconi a premier rispondeva in maniera tagliente e ironica:  “La discesa in campo di Berlusconi mi rende felice, perché così torneranno a massacrare e a dare addosso a lui anziché a me” .

EX DEMOCRATICI, IL CASO ROTONDI – Anche nell’area ex democristiana ci sono persone pronte a tradire.Il primo è Gianfranco Rotondi e lo scopriamo nel commento alla leadership di Marina Berlusconi nella nuova Forza Italia 2.0. “Marina o Silvio o Rumor – ha commentato-  gli italiani di sinistra sono solo un terzo degli altri. E dal ’46 vinciamo noi”. E poi sulla sorte del Pdl aggiunge: “Farò il mestiere di co-fondatore del PdL fino in fondo. Se gli amici decideranno di scioglierlo, chiederò a Berlusconi di lasciarmelo se necessario anche con gli eventuali debiti. So cosa farne”.

Stessa posizione anche per Carlo Giovanardi il quale sottolinea di voler stare a tutti i costi con il Pdl e di non gradire la nascita di Forza Italia: “Non sono un pacco postale – ha dichiarato ai microfoni di Radio Città Futura Carlo Giovanardi- È legittimo che chi ha fondato Forza Italia voglia tornarci. Se rifonderanno questo partito ne prenderò atto, ma chi come me non ha mai fatto parte di Forza Italia ma ha aderito al Pdl, un partito popolare democratico di ispirazione cristiana che fa parte del Ppe, secondo me è giusto che rimanga nel Pdl e che ci siano Forza Italia da un lato e il Pdl dall’altro”.

I FEDELISSIMI E MARINA – Gianni Letta era da sempre considerato un fedelissimo di Berlusconi. E’ però proprio sua figlia Marina a dire papà Silvio di diffidare dello zio del premier Enrico Letta. Queste le parole della “Cavaliera”, fuoriuscite da Palazzo Grazioli:Di questi non ti devi fidare. È la solita storia. Si è visto come è andata a finire mettendosi nelle mani di Napolitano”.

Qual è il ragionamento di Gianni Letta che l’erede considera dannoso? Naturalmente quello che porta alle “dimissioni” da senatore, per evitare un traumatico voto sulla decadenza da palazzo Madama.

E l’ipotesi di Marina Berlusconi alla guida di Forza Italia 2.0 non convince nemmeno Marcello Dell’Utri che viene considerato tra i più fedeli a Berlusconi visto che fu uno degli artefici della discesa in campo di papà Silvio.

Su Marina invece sostiene: “Ci vuole un po’ di tempo, va costruita”. Come se temesse, anche lui, di finire nella lista dei proscritti dell’erede. Marina non convince nemmeno l’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Che nell’avanzare un timido endorsement non ha fatto altro che avallare la teoria della diffidenza: Non la conosco, ma è certo che di figure come quelle di Berlusconi in Italia, nel mondo non ce ne sono”.

IL BRUTO MOLISANO – Silvio Berlusconi ha scelto di essere eletto in Molise. Scippando il posto al coordinatore regionale Ulisse Di Giacomo. Cosa accadrà se il Cavaliere decade? Che il molisano entrerà di diritto a Palazzo Madama.

Come lo sostituirà? Non di certo esprimendo fedeltà. Tutto questo lo possiamo presupporre dopo le sue dimissioni ufficiali dal coordinamento del Pdl. Motivate con queste dichiarazioni: “Ho rimesso il mandato nelle mani del segretario Alfano e del coordinatore Verdini, chiedendo il commissariamento del Pdl. L’ho fatto con convinzione e serenità, perché sono abituato ad assumermi le responsabilità mettendoci la faccia. E perché il momento delicato che il partito sta vivendo, nella fase di transizione verso Forza Italia, richiede da parte di tutti il coraggio di fare un passo indietro, per un ricambio generazionale vero. L’ho fatto nella speranza che il mio esempio venga seguito da altri, a partire da chi tenta di riproporsi come “nuovo che avanza” e “capopopolo autoreferenziato”.

Berlusconi lo ha sostituito con il campano Carlo Sarro. Non permettere a Di Giacomo di entrare in aula potrebbe essere un motivo per andare alle urne subito e far cadere il Governo? Ipotizzarlo non è sbagliato.

In campo regionale contro Berlusconi anche l’ex coordinatore campano Nicola Cosentino risentito per la mancata candidatura che non gli ha permesso di evitare il carcere e Domenico Nania, ex coordinatore siciliano. Sono stati sostituiti rispettivamente da Francesco Nitto Palma (presidente della Commissione giustizia al Senato) e da Dore Misuraca.

Un elenco, quello che abbiamo appena presentato, di tutto rispetto. Ma come dice la Cavaliera è meglio rendersi conto prima di quanto accade e non fidarsi. Il cecchino è dietro l’angolo. 

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