Centrodestra contro il voto di scambio, scelta politica o conflitto di interesse?

centrodestra contro il voto di scambio scelta politca o conflitto di interessi

E’ in aula a Montecitorio la nuova formulazione del reato, che mira a colpire chi si fa votare con il sostegno delle organizzazioni malavitose. Ma Forza Italia e alfaniani alzano le barricate, come riporta l’Espresso, invocando l’incostituzionalità. Non sarà invece perché alcuni dei loro parlamentari e politici locali sono alle prese con questo genere di accuse?

 

Tutto in nome del garantismo. Forza Italia e Nuovo centrodestra motivano così le barricate sollevate a Montecitorio contro la nuova formulazione del reato sul voto di scambio politico-mafioso, ritenuta “incostituzionale”.

Già due mesi fa al Senato gli azzurri e i “cugini” di Ncd si erano distinti per le critiche al provvedimento, tanto da astenersi alla fine sul provvedimento (che in base al regolamento di Palazzo Madama vale come un voto contrario). «Una scelta dolorosa ma necessaria per affermare dei principi di garanzia che non possono essere bistrattati», aveva motivavo il senatore Ncd Nico D’Ascola. Ma è davvero una battaglia tutta combattuta in nome del garantismo?

Di certo proprio nel centrodestra i casi di “conflitti di interesse” sembrano non mancare, dal momento che più di un parlamentare ha avuto a che fare con le accuse di voto di scambio. Come il senatore alfaniano Piero Aiello: nei suoi confronti la scorsa estate la Dda di Catanzaro ha chiesto l’arresto nell’ambito di un’inchiesta sulla ‘ndrangheta che ha portato in carcere 65 persone.
Secondo la Procura antimafia, il parlamentare in occasione delle elezioni regionali del 2010 avrebbe incontrato due boss della ‘ndrina Giampà di Lamezia Terme (poi divenuti collaboratori di giustizia) promettendo loro appalti in cambio di sostegno elettorale. Aiello, che ha sempre respinto le accuse, al momento di votare il provvedimento lo scorso 28 gennaio risultava assente dall’Aula del Senato.

Il suo collega di partito Bruno Mancuso, pure lui senatore Ncd, è invece stato assolto dall’accusa lo scorso ottobre. L’inchiesta riguardava le comunali del 2009, quando fu confermato sindaco di Sant’Agata di Militello (Messina). Il parlamentare aveva perfino aderito alla campagna di Libera per rendere la legge sul voto di scambio più incisiva ma poi nell’Aula del Senato si è astenuto (ovvero voto contrario). Non deve avergli portato fortuna: il mese scorso è finito nuovamente sotto l’attenzione della magistratura, indagato dalla Procura di Patti per associazione a delinquere finalizzata al falso.

Chi invece in Parlamento non c’è più è Pino Firrarello, suocero del sottosegretario all’Agricoltura Giuseppe Castiglione ed ex senatore Pdl: è accusato dalla Procura di Catania per un presunto voto di scambio alle comunali del 2010 a Bronte (Catania) in cui è stato eletto sindaco. In Europa, interessato dalla stessa accusa, c’è invece l’eurodeputato di Forza Italia Fabrizio Bertot: il suo nome spunta nella sentenza con cui il tribunale di Torino ha chiuso in autunno il maxi-processo Minotauro sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte (36 i condannati). I giudici hanno trasmesso gli atti alla Procura perché indaghi per voto di scambio relativamente agli anni in cui era sindaco di Rivarolo canavese, poi sciolto per infiltrazioni.

Da Nord a Sud, il centrodestra non va meglio a livello di amministrazioni locali: a Milano è sotto processo l’ex assessore Domenico Zambetti, fedelissimo di Roberto Formigoni, arrestato un anno e mezzo fa con l’accusa di aver comprato in occasione delle regionali del 2010 un pacchetto di quattromila preferenze dalla ‘ndrangheta. Costo: 200 mila euro, 50 l’uno. In Liguria è l’ex consigliere Alessio Saso (Ncd) a essere accusato di voto di scambio, sempre con le ‘ndrine.

Proprio come i sindaci di Ventimiglia, Bordighera e Vallecrosia, Gaetano Scullino,Giovanni Bosio e Armando Biasi (tutti Pdl). A Crotone è indagato il presidente della Provincia Stanislao Zurlo, pure lui alfaniano. Mentre a Napoli un anno fa è stato arrestato il consigliere comunale Gennaro Castiello (all’epoca Pdl), che per la sua candidatura alla Camera col Mir avrebbe fatto distribuire denaro agli elettori delle zone più povere della città, come Poggioreale e i Quartieri Spagnoli. Dopo la mancata elezione, è emerso dalle intercettazioni, cercò perfino di recuperare i soldi. Pare senza particolare successo.

COSÌ FAN TUTTI

Il voto di scambio, bipartisan per eccellenza, se interessa prevalentemente il centrodestra non risparmia nemmeno il centro e la sinistra. In Sicilia – regione che ha visto condannare l’ex governatore Raffaele Lombardo a 6 anni e 8 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa (accusa che assorbe anche la contestazione del voto di scambio con Cosa nostra) – non mancano un paio di casi che riguardano l’Udc. Si tratta dell’eurodeputato Antonello Antinoro (poi passato al Pid), condannato in appello la scorsa estate a sei anni, e il consigliere Giuseppe Sorbello, che avrebbe comprato voti dal clan Nardo di Lentini (Siracusa).

Nemmeno il centrosinistra ha di che lamentarsi: a Trapani è indagato l’ex senatore PdAntonino Papania e a Crotone nei mesi scorsi l’ex consigliere comunale Ds, Giuseppe Mercurio, è stato condannato in via definitiva a quattro anni e sei mesi.

Nel 2006 le 450 preferenze che gli consentirono di essere il più votato della lista le raccolse anche grazie al sostegno di una ‘ndrina.

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