Casta, lo stipendio dei parlamentari italiani è 5 volte il Pil pro capite. Ecco dove ridurre i costi

costi politica italiana a dir poco pazzesci

I parlamentari italiani sono, in base alla dimensione dell’indennità in rapporto al Pil pro capite, di gran lunga i più pagati d’Europa. Nel 2012, infatti, lo stipendio da deputato in Italia era pari a 4,7 volte il Pil pro-capite, contro l’1,8 del Regno Unito. Contando anche i rimborsi spese (con e senza documentazione) i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali e le spese di trasporto questo rapporto sale al 9,8 per il deputato italiano e al 6,6 per quello inglese. A fare i conti in tasca ai 945 parlamentari italiani è il rapporto di fine anno del Csc.

 

Le proposte per far scendere il costo

Risparmiare si può: riducendo del 30% l’indennità dei parlamentari, ridimensionandone il numero, riformando le loro pensioni e abolendo i contributi ai gruppi parlamentari, i rimborsi elettorali e le spese di trasporto ma mantenendo la diaria oppure eliminandola e introducendo un tetto massimo alle spese rimborsabili, calcola ancora Confindustria, si potrebbe arrivare a risparmiare fino a 1 miliardo di euro.

I costi della politica, comunque, dice ancora via dell’Astronomia, non si esauriscono qui: ricomprendono anche tutte le altre istituzioni elettive (Comuni, Regioni, dando per abolite le Province), nonché quelle attività improprie svolte da una moltitudine di società partecipate dalla pubblica amministrazione che sono più di 7.700 e costano, in termini di ripiano delle perdite, circa 22 miliardi di euro.

Capitolo lavoro 

Il ricorso alla Cig comincerà lentamente a sgonfiarsi da inizio 2014. Il processo continuerà per tutto il biennio, riportando la forza lavoro coinvolta dagli ammortizzatori sociali verso le 200 mila unità, un livello poco superore a quello di inizio 2009. La stima è del Csc di Confindustria nell’ultimo Rapporto di fine anno. 

Il dimagrimento della Cig però si ripercuoterà sull’occupazione : «il riassorbimento in azienda dei cassintegrati ovviamente rallenta la creazione di nuovi posti di lavoro», spiegano ancora da Viale dell’Astronomia ricordando come tra il 2011 ed il 2012 siano rientrati al lavoro il 51,7% dei lavoratori in cassa contro il 77% degli anni precedenti.

Ipotizzando che non tutti i cassintegrati rientreranno al lavoro, «il numero delle persone occupate potrà livemente aumentare dalla primavera 2014», stimano ancora da Confindustria ipotizzando una crescita dell’occupazione totale dello 0,1% nel 2014 e dello 0,5% nel 2015 salvo l’inveramento di scenari sfavorevoli che la farebbero crollare a -0,1% nel 2014 per lasciarla a zero nel 2015. 

Si appiattirà peraltro anche la disoccupazione che ha raggiunto il suo apice nell’autunno 2013. Il tasso di disoccupazione , per il Csc, infatti, non crescerà nei prossimi anni anche se rimarrà alto, attestandosi intorno al 12,3% per tutto il 2014. Scenderà di un decimo di punto nel 2015, al 12,2% in media d’anno.

Nessun segnale positivo invece per l’esercito di scoraggiati aumentati dal 2008 a oggi del 54,1% così come sono aumentati del 50,7% quelli che stanno aspettando l’esito di passate azioni di ricerca di lavoro. Fenomeni questi, conclude la ricerca Csc, registratisi soprattutto nell’area del Centro-Nord.

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