Caso Telecom, Bernabè pronto alle dimissioni. La sua gestione bocciata dai nuovi proprietari

bernabè si dimette

Le riserve si sono ridotte di 1,6 miliardi l’anno e debiti verso le banche in aumento. Lo spettro del downgrade nel frattempo è in agguato.

 

Dopo la capitalizzazione spagnola Franco Bernabè è pronto a rassegnare le dimissioni da presidente di Telecom Italia. Tutto questo avviene sei anni dopo il suo arrivo nel dicembre del 2007.

Cosa ha portato il dirigente a questo passo indietro? La teoria dei giornalisti de Linkiesta è resto spiegata.  E’ tutto nato dalla “crisi legata al fallimento di Lehman Brothers, il debito monstre ereditato dalla precedente gestione e la progressiva saturazione di un mercato come quello italiano, che vale per il 60% del fatturato dell’ex monopolista, non hanno aiutato il manager di Vipiteno a portare a casa un progetto di risanamento”.

Anche lui ci ha messo del suo, complice anche un azionariato composto da Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo che oltre a Telefonica è il maggiore azionista. Sono tutte alle prese con debiti sovrani, le nuove regole macroprudenziali e le minusvalenze legate alle partecipazioni di sistema.

Bernabè, quasi sette anni dopo, perso l’appoggio di quella Intesa Sanpaolo che nel 2007 ha fortemente sponsorizzato il suo arrivo alla guida di Telecom, e dopo l’ennesimo niet all’ipotesi di un aumento di capitale che eviterebbe il pericoloso declassamento al livello junk, spazzatura, del debito da 40 miliardi, starebbe dunque per rassegnare le dimissioni alla prima finestra utile, ovvero giovedì prossimo, alla presentazione di un piano industriale. Che necessariamente nasce già da aggiornare in virtù del passaggio del timone agli spagnoli di Telefonica e delle probabili barricate, via golden rule, dell’esecutivo Letta.

Questa la storia del rapporto di Bernabè con Telecom. Nel bilancio 2008 , il primo da presidente esecutivo, gli investimenti industriali (Capex) si sono assestati a 5,36 miliardi di euro, il 18% dei ricavi (28,7 miliardi). Nel 2012 scendono a 5,19 miliardi, 17,6% dei ricavi (29,5 miliardi). Sale invece la la generazione di cassa (free cash flow netto): 5,4 miliardi nel 2008 ma 6,4 miliardi nel 2012. Nell’anno del fallimento di Lehman Brothers l’ex monopolista distribuisce dividendi per 1,6 miliardi, con un grasso payout (la percentuale dell’utile destinata ai dividendi, ndr) del 70%, in discesa dall’iperbolico 86% del 2007 (2,8 miliardi), anno del passaggio del controllo da Olimpia a Telco.

L’anno scorso alla remunerazione degli azionisti sono andati 900 milioni (-23% sul 2011), sebbene l’esercizio 2012 si sia chiuso in perdita per 1,2 miliardi (2,2 miliardi di utili nel 2008). Tant’è che le riserve, nel giro di quattro anni, si contraggono da 15,4 a 8,7 miliardi di euro – 6,7 miliardi, 1,6 miliardi l’anno in media – e il patrimonio netto da 26,3 a 23 miliardi. Fortunatamente scende anche l’indebitamento netto: 34 miliardi nel 2008, 29 nel 2012. Tuttavia, scorporando il dato, si scopre che i debiti nei confronti delle banche (correnti e non) si assestano a 11,2 miliardi rispetto ai 10,5 miliardi del 2008. Significa che l’esposizione nei confronti degli istituti di credito sull’indebitamento passa dal 30 al 38% del totale. Tornando all’analisi di Mucchetti, la dipendenza di Telecom dalle banche, alcune delle quali – Mediobanca (in uscita dal patto parasociale) e Intesa Sanpaolo – sono azioniste in Telco, aumenta dell’8% complessivo, 2 punti percentuali l’anno. Inutile calcolare il peso del debito sull’ebitda (pari a 11,3 miliardi nel 2008, 11,6 nel 2012), in quanto la società gode dell’invidiabile privilegio di non avere covenant (clausole vincolanti, ndr) finanziari, ma soltanto sul rating.

Con la perdita di marginalità in Italia, il rallentamento di Brasile e Argentina, il congelamento delle trattative con la Cassa depositi e prestiti per lo scorporo della rete anche in seguito alla decisione miope – peraltro contestata da Bruxelles – dell’Agcom di abbassare le tariffe di affitto all’ingrosso dell’ultimo miglio della rete in rame, la missione è quasi impossibile. Dopo le bufale Naguib Sawiris e Li Ka Shing, Bernabè cerca un altro cavaliere bianco. Senza però avere i risultati dalla sua.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.