Caso Ruby, sentenza clamorosa: Berlusconi assolto in appello. Ecco la prima vera riforma di Renzi

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7 anni in primo grado, assolto in appello. La clamorosa sentenza che ribalta tutto è arrivata poco dopo le 13, quando i giudici della seconda Corte d’Appello di Milano hanno dichiarato, come riporta Fanpage, “assolto l’imputato Silvio Berlusconi.” E il Renzismo, vero fautore di questo radicale cambio di prospettiva della Giustizia italiana nei confronti del nemico pubblico n° 1, gode e vola verso la vittoria. Sarà questa l’unica vera riforma del 2014?

 

Ore 13.10 – ASSOLTO BERLUSCONI. Silvio Berlusconi è stato assolto in appello nel caso Ruby. I giudici della seconda Corte d’Appello di Milano hanno letto la sentenza poco dopo le 13. I giudici hanno assolto l’ex presidente del Consiglio, imputato per concussione e prostituzione minorile nel processo Ruby, per entrambi i capi di imputazione. In primo grado l’ex premier era stato condannato a 7 anni. Verdetto dunque ribaltato per il leader di Forza Italia. La Corte d’Appello di Milano ha assolto Berlusconi dal reato di concussione “perché il fatto non sussiste” e dall’accusa di prostituzione minorile “perché il fatto non costituisce reato”.

Berlusconi non era in aula quando i giudici hanno letto la sentenza di assoluzione in quanto oggi si trovava a Cesano Boscone, dove sta scontando la pena ai servizi sociali relativa al caso Mediaset. E l’ex premier ha lasciato in auto la struttura proprio pochi minuti dopo la decisione della Corte d’appello di Milano sul caso Ruby. Ad attenderlo fuori la struttura di Cesano Boscone c’erano alcuni sostenitori, tra cui la nota “pasionaria”. “Mai si ruba e nessuno ‘Ruby’ la pace di Silvio. Giustizia fatta e dovuta”, così la sostenitrice di Berlusconi che ha innalzato un cartello con questa scritta fuori dall’istituto Sacra Famiglia per festeggiare la notizia della assoluzione.

“Una sentenza oltre le più rosee previsioni”, ha commentato soddisfatto l’avvocato Franco Coppi, difensore dell’ex premier. “Questo processo – ha detto ancora – non poteva che concludersi con un assoluzione piena. Se dovessi fare una lezione all’università porterei questo processo come esempio di una condotta che non costituisce reato”.

Caso Ruby, la sentenza di secondo grado nei confronti di Berlusconi

Sono ore decisive per Silvio Berlusconi: l’ex premier infatti nel pomeriggio conoscerà la sentenza del processo d’appello sulcaso Ruby, che lo vede imputato per concussione e prostituzione minorile. Il cavaliere – qualora la condanna a sette anni verrà confermata anche in secondo grado e poi in Cassazione – rischia di dover scontare una pena in regime di arresti domiciliari. In primo grado l’ex Presidente del Consiglio era stato condannato a 7 anni e per lui il procuratore generale di Milano Pietro De Petris ha chiesto di confermare la pena, considerata “severa ma giusta”. Dal canto loro i legali di Berlusconi Franco Coppi e Filippo Dinacci chiedono l’assoluzione per insussistenza dei fatti contestati, puntando anche su una serie di elementi processuali, ad esempio le intercettazioni (a loro dire inutilizzabili). Qualora l’avessero vinta, il Tribunale potrebbe dover riformare o annullare la sentenza. La sentenza di secondo grado potrebbe arrivare già nel pomeriggio: i giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello potrebbero entrare in camera di consiglio in mattinata, ironia della sorte contemporaneamente a quando Berlusconi si recherà a Cesano Boscone per l’undicesima giornata di assistenza ai malati di Alzheimer della Sacra Famiglia, come prevede la pena inflitta nel processo Mediaset.

Caso Ruby, per i legali di Berlusconi mai dimostrata la “prostituzione” della minorenne

La sentenza di primo grado è stata emessa il 24 giugno del 2013. Secondo i giudici, tra il 27 e il 28 maggio del 2010 Ruby venne rilasciata dalla Questura milanese di via Fatebenefratelli – dove era stata condotta perché sospettata di furto – in seguito a una telefonata dell’allora Presidente del Consiglio, che avrebbe fatto pressioni sul capo di Gabinetto della Questura, Pietro Ostuni, e ‘a cascata’ sul funzionario Giorgia Iafrate, arrivando a “ordinare” loro – con una “minaccia implicita” – la consegna della giovane marocchina, affidata all’allora consigliere regionale Nicole Minetti. Per il procuratore generale, inoltre, l’allora minorenne si sarebbe prostituita a Villa San Martino e in altri luoghi. I difensori di Berlusconi, tuttavia, sostengono che il reato di “prostituzione minorile” non sia mai stato dimostrato, dunque non ci sarebbero “elementi per condannare” l’ex primo ministro anche in secondo grado.

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