Caso Ilva, il Governo prova in ogni modo a salvare i Riva. I sacrificati saranno gli operai

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Dopo i due decreti record approvati nei mesi scorsi il ministro per lo sviluppo economico prova, attraverso una modifica del codice di procedura penale, a permettere di sbloccare i fondi per la produzione senza alterare il sequestro dei beni. Attendendo una modifica all’impianto che possa finalmente garantire la salute di operai e cittadini di Taranto.

 

Salvare l’Ilva è l’obiettivo centrale del Governo. Ci ha provato con la legge “salva Ilva” poi con il “salva Ilva Bis” e infine con un decreto che autorizza le discariche interne allo stabilimento. In pratica tutte leggi ad aziendam in meno di dodici mesi.

Il Governo però si spinge oltre. Infatti dopo aver restituito gli impianti inquinanti e l’acciaio prodotto illecitamente, dopo aver nominato commissario straordinario dell’Ilva l’ex amministratore, ora si cerca una soluzione per restituire il tesoretto alla famiglia Riva.

Intanto i proprietari dell’Ilva restano indagati per associazione a delinquere per il disastro ambientale di Taranto. Che cosa prevede ora il Governo? Istituire un quarto provvedimento normativo, studiato su misura per annullare l’azione della magistratura pugliese.

L’annuncio è stato dato da ministro per lo sviluppo economico Flavio Zanonato. La sua proposta per far ripartire delle 13 società del Gruppo Riva, bloccate dalle fiamme gialle, è modificare il codice di procedura penale, istituendo il 104 ter che consentirebbe di sbloccate i fondi e mantenere il sequestro dei beni.

Il primo sacrificio è stato quello di sacrificare il diritto alla salute di operai e cittadini sull’altare della produzione. Una mossa che, potrebbe anche andare a incidere sui sequestri preventivi disposti quasi quotidianamente della magistratura.

Cambiare il codice penale sarebbe però solo l’ultimo regalo del governo alla famiglia Riva. Il primo fu voluto dall’ex ministro all’Ambiente Corrado Clini. Il padre del decreto Salva Ilva, poi convertito in legge, prevedeva la restituzione degli impianti inquinanti all’Ilva. Si dava l’autorizzazione a produrre in attesa di realizzare le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. L’impunità è durata 36 mesi durante i quali a vigilare sarà il garante dell’Ilva, l’ex pg di Cassazione Vitaliano Esposito.

 

L’adeguamento si è rivelato un’impresa ardua per l’Ilva. Infatti le ispezioni dell’Isprea e dell’Arpa a distanza di mesi mostrano violazioni e ritardi. E’ allora che il Garante scrive al Governo guidato da Letta e al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Che alla strada dell’esproprio, come ricorda Il Fatto Quotidiano, preferisce quella del commissariamento. E la scelta cade quindi su Enrico Bondi. Ed è così che si arriva al decreto Salva Ilva Bis. Che viene confezionato fulmineamente e verrà varato nel luglio del 2013.

Oltre alla nomina di Bondi e allo sblocco dei fondi, prevede anche la nomina di un vice commissario (Edo Ronchi) e un comitato di tre esperti scelti dal ministero. A questo si aggiunge qualche mese più tardi un decreto che autorizza l’Ilva a smaltire i rifiuti nelle due discariche interne, permettendo ancora una volta i Riva di risparmiare milioni di euro.

E infine è il 23 settembre che potrebbe arrivare l’ennesimo regalo all’azienda per neutralizzare gli provvedimenti della magistratura. In fabbrica, intanto, non è ancora partita alcuna opera di risanamento. Lo stabilimento è lo stesso sequestrato dal gip Patrizia Todisco. La fabbrica diffonde ancora “malattie e morte” come scrissero i periti nella maxi perizia depositato in tribunale.

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