Camorra nel Lazio, Michele Fiore contro Carmine Schiavone: “ È un imbecille”

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La dichiarazione di Michele Fiore, già sindaco di Formia, arriva in piena seduta dell’assise del 12 settembre scorso. Il politico è anche noto per aver sempre negato l’esistenza del fenomeno malavitoso nel basso Lazio. 

 

Di Carmine Schiavone e delle sue rivelazioni sui rifiuti tossici avevamo parlato non meno di 15 giorni fa. Aveva sollevavo un polverone la sua intervista rilasciata a Sky tg 24 in cui raccontava come i rifiuti tossici e i veleni venissero dati in mano alla Camorra affinché li facesse sparire.

E di come l’organizzazione criminale campana, dietro al compenso di migliaia e migliaia di euro, accettava l’affare mortale. Che era tutto basato su scorie e scarti pericolosi che venivano sotterrati sia nella provincia di Caserta che nel sud del Lazio, ormai da tempo immemore considerata la “colonia” dei casalesi. Tra i siti indicati da Schiavone, come riporta Articolotre.com, anche quella di Borgo Montello a pochi chilometri da Latina.

Ed è proprio da questa città che arriva lo sfogo di chi vuole tentare di dichiarare che la camorra nel Lazio non esiste. Ad attaccare il boss ci ha pensato il presidente del consiglio provinciale di Latina Michele Fiore. Finito più volta al centro delle polemiche per aver negato l’esistenza del fenomeno malavitoso.

 

Il 12 settembre scorso, in occasione della sessione straordinaria del consiglio provinciale è intervenuto sulle dichiarazioni di Schiavone. Il suo intervento contro il pentito è forte e pieno di rabbia.

Carmine Schiavone – ha sostenuto – è un imbecille quando parla, un comandante di merda. Ora che si è messo le spalle al sicuro cerca di inventarsi queste cose“. Queste le parole convinte dell’ex sindaco di Formia. Che altro non è che la città in cui vive ancora oggi Ernesto Bardellino, fratello del boss dei Casalesi Antonio, morto nel 1988.

Oggi membro della direzione nazionale dell’Udc, Forte cominciò la sua carriera negl anni ’60, tra le fila della Democrazia Cristiana. Non ha mai voluto ammettere la presenza della criminalità organizzata in Lazio.

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