Berlusconi, ritorno al passato. Rifonda Forza Italia e tornano i comunisti e i magistrati brutti

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Altro che nuovo che avanza, la rinascita di Forza Italia è un vero e proprio ritorno al passato.

 

“Oggi ratifichiamo la nostra dipartita dal Pdl” esordisce il Cavaliere, “la libertà nel nostro Paese dipende soltanto da noi”.

E chiarisce che la sigla probabilmente resterà in vita solo per indicare la coalizione dei moderati alle prossime elezioni. “Siamo rimasti quelli del ’94 – aggiunge Silvio Berlusconi – avevamo Forza Italia da tanto tempo nel nostro cuore. Ora abbiamo bisogno di giovani, di rinforzi, perché alcuni hanno preso altre direzioni”.

Sulla questione della sua decadenza da senatore parte con un duro attacco contro il Pd: “Per la persona Silvio Berlusconi non vale” il principio del voto segreto, ma “occorre applicare il voto palese. Questi personaggi che calpestano la legge come li chiamereste? Io li chiamo fuorilegge“. E continua: “Il Pd ha voluto che si compisse in pochi giorni” il voto sulla mia decadenza. “Perchè questa fretta? non l’abbiamo capito nemmeno noi. A meno che non vogliano portare per l’8 dicembre su un piatto d’argento la testa del leader del centrodestra”.

La rottura con i governisti non pregiudica la possibilità di un’alleanza con il partito del vicepremier: “Con il Nuovo centrodestra – chiarisce Berlusconi, mentre dalla platea si levano le voci “Traditori! Buffoni!” contro Alfano e i suoi – non dobbiamo scavare un solco che poi sarà difficile da rimuovere.

Questo gruppo, anche se adesso apparirà come un sostegno alla sinistra, al Pd, dovrà poi necessariamente far parte della coalizione dei moderati, dobbiamo comportarci con loro come con Lega e Fdi”. E non perde l’occasione per ironizzare sul nome della formazione alfaniana: “Avevano già pronto il nome ‘Nuovo Centrodestra’, ma pensando a chi lo compone non mi sembra molto efficace. Avevo consigliato ‘Cugini d’Italia’, visto che nella nostra coalizione c’è già ‘Fratelli d’Italia’.

Sarebbe rimasto tutto in famiglia…”.

Non poteva mancare il consueto attacco alla magistratura. “In Italia, unico tra i Paesi civili, c’è una magistratura incontrollabile e incontrollata, una magistratura irresponsabile che fruisce di una assoluta impunità”.

E continua: “Abbiamo fatto riforme importanti, ma non siamo mai riusciti a fare una riforma della giustizia. Sarò cattivo, ma spesso ci indovino, che l’Anm abbia insistito fin da quanto era ministro della giustizia Roberto Castelli, perchè questo non accadesse”. E ritira fuori un vecchio articolo dell’Unità che, nel ’78, “accusava Magistratura democratica di aver abbracciato le posizioni delle Brigate Rosse”.

Il Cavaliere non risparmia alla platea un altro dei suoi cavalli di battaglia, l’attacco al comunismo, definito come “l’ideologia più criminale e disumana della storia“. Lui, nel ’94, è sceso in campo proprio per impedire alla sinistra di prendere il potere. E consiglia a tutti la lettura del “Libro nero del comunismo”, anzi “impone” di “leggerlo, rileggerlo, e farlo leggere ai propri ragazzi”.

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