Berlusconi elogia Renzi: “Ha fatto fuori più comunisti lui di me, peccato non sia dei nostri”

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«Ha fatto fuori più comunisti lui in due mesi che io in vent’anni». È arrivato a dire questo, Silvio Berlusconi, come riportato da Repubblica, in un elogio che è ormai quotidiano nei confronti di Matteo Renzi.

 

Di lui mi fido, peccato non sia uno dei nostri, perché ha tutto di noi: è un democratico, è un liberale, è un boyscout» continua a ripetere ai suoi interlocutori. Così martedì sera, ricevendo ad Arcore alcuni dirigenti liguri di Forza Italia. Sicuro che il premier «rispetterà i patti» sulle riforme: «Ha il gradimento della gente, molti dicono sia il mio successore. Vedremo».

È a dir poco la conferma di un’apertura di credito che c’è e anche ampia, pur dai banchi dell’opposizione. Opposizione sull’ordinaria amministrazione, ma non certo sulle grandi riforme. Musica per le orecchie del Cavaliere le parole con cui ieri da Treviso Renzi ha ventilato un taglio dell’Irap, quella che Berlusconi ha sempre definito «imposta di rapina» sulle imprese.

«È quel che vado ripetendo io da anni, da imprenditore volete che si possa votare contro o contro la riforma del lavoro?» è il commento coi deputati che lo hanno sentito. Perché da Villa San Martino il leader forzista per ora non si muove, in piena sindrome da inabissamento. Niente rientro a Roma, come pure era previsto ieri in un primo momento. E non ha intenzione di muoversi da lì fino alla settimana prossima (anche se i giovani del Ppe riuniti a Roma hanno confermato la sua presenza sabato).

Sembra dunque un refrain poco convinto l’invito rivolto anche l’altra sera ai liguri a tenersi pronti alle elezioni a breve e per questo a mobilitarsi dal punto di vista finanziario. «Bisogna trovare le risorse sul territorio» li ha sollecitati, ricordando di aver nominato Daniela Santanché responsabile del Fundraising, carica che però lei non ha ancora assunto.

«Sono una che fa le cose per bene e sto solo cercando di capire se ci sono le condizioni per operare al meglio» fa sapere la fedelissima, pronta a dare una chance a Renzi, al quale ha rivolto quello che per lei era un complimento: «È un misto tra Mussolini e Grillo. Non un nemico, ma un avversario, se è vero che vuole fare tutte quelle riforme io voto sì».

Il problema finanziario, ora che verrà meno il finanziamento pubblico, in Forza Italia c’è ed è stato quantificato dagli amministratori in un milione di euro.

Buco da mancato versamento della quota mensile da parte dei parlamentari in questa e nelle passate legislature (800 euro circa). Così, quasi tutti hanno ricevuto una lettera firmata dal commissario straordinario Sandro Bondi con cui si chiede il versamento delle quote arretrate. Debiti anche da 50 mila euro.

Sul modello Equitalia, in alcuni casi viene sollecitato il rientro con un piano triennale, partendo dai 25 mila euro che ognuno avrebbe dovuto versare per la candidatura.

Parecchi gli sfoghi ieri pomeriggio in Transatlantico, dietro il più stretto anonimato. «Ma vi pare che io debba dare questa cifra a uno dei più ricchi al mondo?».

Altri lamentavano irregolarità: gli arretrati erano dovuti al Pdl e la lettera di Bondi, amministratore di Fi, non ha alcun valore.

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