Berlusconi, dopo la sberla (politica) si rialza e ci riprova :”Questo Governo deve cadere”

silvio ci riprova il governo deve cadere

Il Cav torna a minacciare di far saltare l’esecutivo. La domanda è sempre: “Quando il Pd voterà la decadenza, voi ministri vi dimetterete?” – Silvio non ha i numeri, anche se Mario Mauro gli offre 20 senatori e metà gruppo di Sc alla Camera: “Liberati dei falchi e diamo vita al Ppe italiano” (senza Monti e Casini)…

 

La voglia matta di far saltare ancora tutto. Di dare di nuovo battaglia, questa volta sulla legge di stabilità. Di convincere i ministri a mollare. E trascinare il Parlamento al voto anticipato in primavera.

Silvio Berlusconi smorza l’entusiasmo del vicepremier Alfano che nella notte tra martedì e mercoledì, appena approvata la norma finanziaria 2014, porta il testo per illustrarne pregi e vantaggi. «Angelino, non mi convincerai, ai nostri elettori quella roba non piace, è una schifezza, debole e deludente» gli ribatte. «Dov’è la riduzione della pressione fiscale?». Teme soprattutto che l’Imu uscita dalla finestra sia rientrata con la nuova Trise, che nella legge ci sia poco di spendibile in un’eventuale campagna elettorale. Così non va, come torna a ragionare a ora di cena coi falchi Verdini, Bondi, Crimi.

Nella notte, e poi nel nuovo faccia a faccia di ieri pomeriggio col segretario del partito, il discorso era tornato sulla nota dolente che lo angoscia: «Che farete tu e gli altri ministri quando da qui a qualche giorno il Pd voterà la mia decadenza? Resterete al governo con loro?». Alfano predica ancora cautela, ma non funziona. Per ora non strappa, anche se le pressioni dei suoi sono molto forti. Venute tutte a galla nel vertice informale che parlamentari governativi del Pdl hanno tenuto alle 20 a Montecitorio. Tanti in pressing sul segretario: «Il tempo gioca a tuo e nostro svantaggio, dobbiamo smarcarci » è la tesi di ministri e semplici deputati. Anche perché Berlusconi soffia sul fuoco, sulla legge di stabilità sarà un Vietnam in Parlamento.

Già ieri a metà giornata l’attacco dello scudiero Sandro Bondi contro l’aumento delle tasse «camuffato», contro questa stabilità di cui «l’Italia può morire», la diceva lunga sullo stato d’animo del Cavaliere. Da lì a qualche ora farà altrettanto Raffaele Fitto e con lui tutto lo schieramenti dei suoi “lealisti”, non a caso dopo la mezzora di incontro tra l’ex governatore pugliese e lo stesso Berlusconi in mattinata a Palazzo Grazioli. «Se porranno la fiducia questa volta ci divertiamo» profetizza un agguerrito Saverio Romano. Il Transatlantico ormai è un campo di battaglia, governativi e deputati vicini a Fitto separati anche nei capannelli.

«Prima l’interesse del Paese, poi quello del Pdl» spara il ministro Lupi contro Bondi. E in questo clima, il capo dei “lealisti” ha provato ieri mattina a incalzare di nuovo Berlusconi: «Azzeriamo tutti gli incarichi del partito, prendi tutto in mano tu e lasciamo il governo al suo destino». Il Cavaliere le redini le ha riprese davvero lui, come ha dimostrato ieri con incontri e contatti a vasto raggio. Vuol dimostrare che sarà lui alla fine a decretare la fine del governo e della legislatura, nonostante il fallimento del primo tentativo. Alfano resiste, come spiega ai suoi in serata: «Si mettano in testa che la manovra si può migliorare ma non devastare».

Sullo sfondo resta l’imminente decadenza, vero chiodo fisso di Berlusconi. Brunetta sale al Colle di prima mattina e, stando alle indiscrezioni di fonte pdl, sponsorizza un atto di clemenza per il leader. Poi rientra subito a Palazzo Grazioli e riferisce. Quel che è certo è che Alfano e altri, da Confalonieri ai figli, sarebbero tornati alla carica sulla grazia alla quale però l’ex premier non si rassegna: «Non mi serve, non ora per questi nove mesi di servizi sociali» ragiona. Con la sentenza definitiva Ruby che rischia di essere ben più pesante, e in arrivo forse nella prima metà del 2014, meglio riservarsi la cartuccia. E di un’ultima spiaggia da garantire al Cavaliere si è parlato anche nel più inatteso degli incontri in agenda.

Alle 13,30 Berlusconi lascia Palazzo Grazioli insieme con Alfano e raggiunge il Circolo ufficiali del ministero della Difesa. Ad attenderli, il padrone di casa Mario Mauro, oggi Scelta civica, ieri eurodeputato Pdl. Da lui parte l’invito. Scenario mozzafiato dalla terrazza a vetri su Roma, sala riservata al secondo piano del circolo, menù con paccheri e gelato tricolore per schiacciare l’occhio all’ospite. I toni sono suadenti. Si parla del voto imminente sulla decadenza, «il cui esito è tutt’altro che scontato, abbi fiducia, noi saremo al tuo fianco » garantisce l’illustre “ex”, non escludendo l’estensione di amnistia e indulto ai reati in questione (bocciata già dal ministro Cancellieri).

Disponibilità a fronte di un’offerta: «Presidente, liberati dei falchi e diamo vita alla casa dei moderati, al Ppe italiano, tu sarai il padre nobile, Angelino il candidato premier contro Renzi». L’offerta in dote è di 16-20 senatori di Scelta civica e di metà gruppo alla Camera, lasciando da parte dunque Monti e giocoforza Casini, che all’ombra del Cavaliere non tornerebbe. Berlusconi annuisce, si dice interessato. Poi rientra a Grazioli, a cena coi soliti falchi e a letto coi suoi incubi.

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